Gente d'Italia

Calenda e Meloni, cosa bolle in pentola?

Carlo Calenda (foto depositphotos)

di SALVATORE SFRECOLA

Cosa c'è dietro l'iniziativa di Carlo Calenda di incontrare la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per esaminare insieme alcune partite della legge di bilancio. E così dare dimostrazione di voler condurre una opposizione aperta alla condivisione di quanto compatibile col programma del terzo polo.

Il leader di Azione ha posto in essere una mossa intelligente perché quell'incontro, con il contorno di peana sul ruolo dell'opposizione intelligente e aperta, non sarebbe stato necessario. Pertanto, l'iniziativa ha senza dubbio un'altra funzione e ne sono convinti in molti.

Che guardano più in là, all'ipotesi, varie volte avanzata, che il terzo polo, moderato e liberale, espressione che non manca mai nelle esternazioni di Calenda e Renzi, miri in realtà all'elettorato di Forza Italia ed a parte di quello della Lega. Puntando, da un lato, sulla fragilità attuale del partito di Berlusconi.

E, dall'altro, sui dissidi interni al Carroccio dopo il deludente risultato elettorale (anche se qualche decimale sembra sia stato recuperato nei sondaggi). E dopo l'iniziativa di Umberto Bossi che intende rinnovare i fasti della Lega Nord, rigidamente padana, quindi destinata a chiudersi rispetto al Centro ed al Sud. Una retromarcia rispetto alla Lega di Salvini.

Sullo sfondo, l'iniziativa di Calenda fa intravedere anche un altro possibile scenario. Se, infatti, si inclinasse l'asse Meloni-Berlusconi e/o l'omologo rapporto Meloni-Salvini, il duo Calenda Renzi si presenterebbe come l'ancora di salvezza della legislatura.

Con l'ipotesi di un Draghi bis, un appello alla salvezza nazionale per portare a termine gli impegni del PNRR sui quali grava il peso della burocrazia e della diffusa incapacità di progettare e di realizzare, segnalata anche dalla Corte dei conti.

Uno scenario evocato nella nota vignetta di Osho che mette in bocca al Presidente della Repubblica, mentre ringrazia Draghi e il Governo ("eccellente lavoro"), una battuta che è un incubo per Palazzo Chigi: "Tu comunque resta nei paraggi... Che con questi 'n se sa mai".

Sarebbe un grave smacco per la destra di governo alla quale ambienti culturalmente vicini, con esperienza di significative collaborazioni ministeriali, muovono non poche critiche. Infatti, è vero che quattro mesi sono pochi e di più sarebbe stato difficile fare nella predisposizione della legge di bilancio.

Ma è anche vero che la costituzione degli staff di diretta collaborazione ha deluso quanti aspettavano la vittoria della destra con la fiducia di un significativo rinnovamento. Che avevano predisposto, in particolare per quanto riguarda il Consiglio di Stato, un elenco, opportunamente integrato da new entry, di affidabili per esperienza e condivisione degli ideali, contestualmente segnalando, con puntuali alert, quanti nei precedenti governi avevano dimostrato di essere schierati a sinistra.

Ebbene, da quell'elenco non è stato tratto nessuno. Ma i ministri hanno chiamato a sé vecchi collaboratori della sinistra nei precedenti governi Conte e Draghi. Anche il sistema dello spoil system nei confronti delle posizioni apicali dei ministeri, capi dipartimento e direttori delle agenzie fiscali, non è stato finora utilizzato.

È un problema di cultura di governo. I Capi di gabinetto sono l'immagine del ministro agli occhi della struttura amministrativa la quale, se percepisce una diversità di orientamento "politico" tra il capo dell'Amministrazione e il primo dei suoi collaboratori, capisce che il vertice non ha il controllo; frena, e pensa al dopo.

Mi posso permettere queste considerazioni per averne scritto a lungo negli ultimi anni sulla base di una pregressa, significativa esperienza anche di osservatore delle amministrazioni. Inoltre, non essendo candidato a niente, le mie parole sono espressione di indipendenza, di lealtà e di amicizia nei confronti della Presidente del Consiglio e dei suoi ministri, con alcuni dei quali ho una antica dimestichezza, convinto da sempre che gli amici non possono, anzi non debbono, tacere.

Dopo aver invano sussurrato. Soprattutto quando le considerazioni personali sono avvalorate da analoghe riflessioni quotidianamente provenienti da ambienti qualificati dalle quali, fatta la tara delle personali delusioni, politicamente irrilevanti, si desume che la direzione va corretta, in tempi brevi.

Mi auguro solo che la destra di governo abbia l'umiltà, che è sempre espressione di intelligenza, per soffermarsi a riflettere.

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