Gente d'Italia

Tasse: non tutti uguali, per legge

 

 

di Lucio Fero

Le tasse non sono uguali per tutti, soprattutto la gran differenza tra chi le paga e chi no. In questo caso, l’evasione fiscale, le tasse non sono uguali per tutti a dispetto e contro la legge. Non così con le ultime scelte e la ispirazione di fondo (quasi di “classe”) in materia fiscale da parte del governo Destra-Centro. Ora, a norma di Legge Bilancio made in Meloni non tutti i contribuenti sono uguali davanti alle tasse, per legge.

Tasse a forfait e tasse in proporzione al reddito - Ci sono, sempre più e sempre più il governo della Destra vuole incrementarle, le tasse a forfait: paghi una percentuale sul reddito indipendentemente dal reddito. E ci sono, ormai sostanzialmente solo l’Irpef, le tasse proporzionali al reddito, la percentuale da pagare in tasse cresce al crescere del reddito. Quel che è sempre più evidente, intenzionale e programmatico nella politica fiscale della Destra è che il lavoro autonomo paga a forfait mentre il lavoro dipendente e i pensionati pagano in proporzione al reddito.

Il lavoro autonomo paga in tasse, è tassato per legge indipendentemente dalla quantità di reddito percepito e dichiarato, il lavoro dipendente e le pensioni sono tassati in stretta dipendenza e in relazione al reddito. Il lavoro autonomo paga un tot, indipendentemente da quanto guadagna, il lavoro dipendente e le pensioni più guadagnano più pagano. Un programma e una azione fiscale quasi di “classe”, di certo di ceto. Per questo programma e politica fiscale ci sono con tutta evidenza ceti da fiscalmente privilegiare e altri no. Figli e figliasti davanti alle tasse.

Partite Iva, redditi da capitale e da immobili - Partite Iva sono tassate a forfait: 15 per cento di tasse fino a 85 mila euro di reddito (erano 65 mila). A questo livello do reddito il lavoro dipendente paga di aliquota Irpef il 43 per cento. I redditi da capitale pagano il 26 per cento (i titoli di Stato il 12 per cento). Forfait indipendenti dal reddito del risparmiatore-investitore. I redditi da immobili pagano in tasse il 20 per cento in cedolare secca o comunque in altre forfettarie modalità. A pagare in proporzione al reddito e al crescere del reddito del contribuente sono solo stipendi e pensioni. 

Irpef storta, anzi di più - L’Irpef, la tassa più pagata. Da alcuni, la minoranza dei contribuenti. Da alcuni, la totalità dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. I contribuenti sono poco più di 41 milioni, il 45% di loro dichiara ai fini Irpef redditi inferiori ai 15 mila euro annui. Quindi 18, 3 milioni di italiani, con relative famiglie, sopravvivrebbero con meno di mille euro al mese, 18 milioni (!), un italiano su due (!). Ancora: 39 milioni di contribuenti su 41 dichiarano redditi tassabili inferiori ai 50 mila euro annui e solo 499 mila dichiarano redditi sopra i 100 euro.  Delle dichiarazioni redditi ai fini Irpef sono con tutta evidenza, con sfacciata evidenza, credibili e vere solo quelle dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, per l’ottimo motivo che per loro e solo per loro c’è trattenuta automatica e “alla fonte” e per loro e solo per loro c’è l’aliquota che sale in proporzione al reddito.

Un blocco sociale - Ci fosse un’opposizione credibile, avrebbe nella politica fiscale della Destra la base e la mappa di un blocco sociale cui riferirsi e da organizzare e rappresentare, quello appunto dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Ma il Pd è da tempo l’unico partito del continente invaghito del tassare i ceti sociali che lo votano e la sinistra e i sindacati sono perdutamente innamorati dei pensionandi (quelli che vogliono andare in pensione) e non dei pensionati. Quanto a M5S ideologia e cultura sono riassumibili in tasse per gli altri e welfare per noi. Con non celata voglia di punire e punire e punire i redditi…emersi e dichiarati

Exit mobile version