Gente d'Italia

In Iran una guerra persa contro le donne

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Un sistema sociale che uccide i suoi figli è eticamente – e tecnicamente - illegittimo. Un regime che colpisce e odia le proprie donne è anche, antropologicamente, innaturale. Da quando, nel 2015, Ali Razini, un mullah diplomato alla scuola ecclesiastica ultraradicale di Haghani, è diventato capo della Sezione 41 della Corte suprema nazionale, la velocità nel celebrare i processi farsa è stata accelerata: la durata è di pochi minuti.

È noto che Razini nutrisse avversione nei confronti delle donne, un "sentimento" molto comune tra le gerarchie del Regime islamico iraniano. E fu lui, nel dicembre del 1981, allora giudice del tribunale rivoluzionario di Teheran e di Bojnord, che in circa tre mesi condannò a morte un centinaio di donne, molte delle quali adolescenti, tutte detenute nella sezione femminile della prigione di Vakilabad a Mashhad, città a 260 chilometri a sud di Bojnord. Una delle sue performance si è celebrata anche nel gennaio 2018, quando sostenne, durante la trasmissione televisiva su Dastkhat, che lo aveva come accreditato interlocutore, che il massacro dei prigionieri politici avvenuto nel 1988 era "legale e giusto". Infatti, su ordine del leader Ruhollah Khomeini alcune migliaia di prigionieri controrivoluzionari detenuti, già processati e in fase di sconto della pena, furono condannati a morte dopo processi durati pochi minuti e poi sepolti in fosse comuni. Oggi Razini, con il suo raccapricciante curriculum, ha il potere di influire decisamente su come agire nei riguardi di chi dissente e di chi protesta. Non sorprende, quindi, che la sua vena d'odio verso le donne sia particolarmente pulsante.

Ormai è chiaro che la battaglia contro il regime sclerotizzato degli ayatollah non si combatte solo sulle strade delle città iraniane, ma anche tramite gesti eclatanti e anche con la satira. Così, abbiamo visto i giocatori della nazionale di calcio iraniana in Qatar simboleggiare il proprio dissenso con il regime, non cantando l'inno nazionale nella partita di esordio dei Mondiali. Senza dimenticare la scalatrice iraniana Elnaz Rekabi, che ha gareggiato senza velo o la campionessa di scacchi iraniana, Sarasadat Khademalsharieh, che ha giocato con i capelli scoperti. Oppure l'attrice Taraneh Alidoosti, incarcerata per tre settimane per aver sostenuto le proteste in Iran e rilasciata su cauzione mercoledì 4 gennaio. 

Ma un duro colpo è stato inferto anche dalla nota e coraggiosa rivista satirica Charlie Hebdo, che ha messo in ridicolo l'immagine degli ayatollah e il loro modo di rapportarsi con il mondo femminile. Come possiamo notare, la nevrosi più preoccupante che il Regime islamico manifesta è proprio il loro rapporto con le donne. O meglio, con la percezione del mondo femminile. Il numero speciale di Charlie Hebdo – uscito il 4 gennaio – nel rispetto dello spirito della rivista ha voluto commemorare il tragico attentato subito dalla redazione e dai francesi, il 7 gennaio del 2015, quando furono uccisi 14 civili e dove persero la vita anche tre poliziotti. Solo tre terroristi rimasero sul campo. L'8 dicembre 2022 la testata satirica aveva promosso un concorso internazionale, chiamato "Dégagez les mullahs" (Cancella i mullah). L'obiettivo era quello di avere un panorama più ampio possibile di vignette caricaturali divertenti e "spietate" relative al leader supremo, Ali Khamenei. Lo spirito del "concorso" era quello di sostenere la lotta degli iraniani per la libertà e contro i mullah, ridicolizzando il leader religioso aggrappato a una realtà ciclicamente esaurita.

Come era previsto, le "sensibilità" del regime sono state colpite, tanto che come prima reazione l'ayatollah Ali Khamenei ha annunciato la chiusura dell'Ifri, Istituto francese di ricerca in Iran, il più antico centro studi francese del Paese. Tuttavia, tale provvedimento lascia a oggi qualche dubbio se sia stato effettivamente applicato. Ma con certezza, dopo la pubblicazione anti-Khamenei, il sito di Charlie Hebdo è stato hackerato. Così, a seguito della denuncia del settimanale, è stata aperta un'inchiesta. Il pubblico ministero incaricato ha registrato i reati di accesso doloso a un sistema automatizzato di trattamento e introduzione di dati, modifica ed estrazione fraudolenta degli stessi, ostacolo al funzionamento del sistema.

Nel frattempo, ci sono state nuove esecuzioni in relazione alle manifestazioni che sono state eseguite. Sabato 7 gennaio, per esempio, Mohammad Mahdi Karami e Seyed Mohammad Hosseini, sono stati impiccati. Erano accusati di aver ucciso – durante le proteste divampate a seguito della morte di Mahsa Amini – un paramilitare dei bassidji, Rouhollah Ajamian, giudicato un martire dal Regime. Allo stesso tempo, le carceri femminili sono diventate, secondo Narges Mohammadi, nota attivista per i diritti umani in Iran, un ambiente dove si praticano violenze sessuali come forma di repressione. È ben noto che tali stupri appartengono all'odio verso il mondo femminile, ma è anche il modo più semplice e meno impegnativo di soddisfare una sessualità agli antipodi anche del senso più semplice di relazione di coppia. Richiamando vagamente, ma non troppo, la caccia alle streghe"scolpita" nel "manuale" Malleus Maleficarum.

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