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“Kraken”, la nuova variante Covid che potrebbe far riaumentare i casi

Variante

(foto depositphotos)

Il nome tecnico è XBB.1.5 ma è già nota con il nome di Kraken, come il leggendario mostro marino con gli enormi tentacoli. E' la nuova variante Covid che in questi giorni sta iniziando a fare paura soprattutto negli Stati Uniti. L'Organizzazione mondiale della sanità l'ha già etichettata come "la sottovariante più trasmissibile mai rilevata". Ogni infetto, infatti, ne può contagiare altri quindici. Negli Stati Uniti la mutazione, individuata per la prima volta a New York lo scorso ottobre, si è rapidamente diffusa in tutto il Paese.

Kraken è già stata scoperta in Australia, Nuova Zelanda, nel Regno Unito e in diversi Paesi europei, tra cui Danimarca, Francia, Germania e Spagna. Nel Vecchio Continente i contagi da Kraken per ora sono molto pochi, ma l'European Centre for Disease Prevention and Control lancia l'allarme: "Esiste la possibilità che questa variante possa avere un effetto sulla crescita del numero di casi di Covid-19". "Sostanzialmente, almeno dai dati che vengono riportati, le mutazioni della variante Kraken facilitano l'immunoevasione, quindi schivano le difese immunitarie pregresse, e hanno una maggiore contagiosità. Elementi che facilitano la sopravvivenza del virus, che deve in qualche modo continuare la sua sporca opera".

Lo spiega all'agenzia Dire il virologo dell'università Statale di Milano, Fabrizio Pregliasco.  Una variante molto contagiosa, dunque, ma che sembrerebbe poco pericolosa. "Si tratta di una evoluzione – tiene a precisare – che non sembra essere più cattiva dal punto di vista clinico e degli effetti di malattia. La variante Kraken mantiene infatti una sua non gravità nella scia dell'Omicron, considerando che tutta la famiglia Omicron è più benevola rispetto alla famiglia Delta o alle precedenti".

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