Gente d'Italia

C’è una Colombia tutta italiana: il cartografo Codazzi, il musicista Síndici e l’incisore Baiardi

di ROBERTO ZANNI
Era nato nel Lazio, a Ceccano in provincia di Frosinone il 31 maggio 1828. Parliamo di Oreste Síndici, compositore che poi nel 1862 arrivò a Bogotà, come tenore di una compagnia di opera e da quel momento decise di stabilirsi nel Paese sudamericano. Insegnò musica nelle scuole, ma non fu per questo che divenne famoso. Nel 1887 infatti Síndici compose la musica dell'inno nazionale della Colombia, le cui parole erano state tratte da un poema dell'allora presidente Rafael Nuñez.
Andando ancora indietro nel tempo, era invece romagnolo Giovanni Battista Agostino Codazzi, nato a Lugo di Romagna il 12 luglio 1793: militare, scienziato, geografo e cartografo. Fu anche governatore di Barinas, nel Venezuela. Era arrivato nel Sudamerica nel 1810, per morire poi di malaria nel febbraio 1859 nella piccola cittadina di Espiritu Santo, in Colombia. Tra i tanti riconoscimenti che ebbe ce ne sono ancora oggi, infatti in Colombia l'Istituto nazionale geografico e cartografico nazionale porta il suo nome: Instituto Geográfico Agustin Codazzi.
Ma non solo: infatti anche una città nel nord del Paese, Dipartimento Cesar, si chiama Agustin Codazzi. Ma l'impronta italiana in Colombia è davvero più profonda di quella che si può pensare. Basta guardare le opere di Fernando Botero: tutti i colombiani che portano questo cognome discendono da un marinaio nato nella Serenissima Repubblica di Genova. Ma l'influenza italiana non si ferma qui. Alla fine degli anni Cinquanta, per l'esattezza nel 1959, il 12 ottobre, furono stampate le prime banconote in Colombia. "All'inizio venivano stampate principalmente negli Stati Uniti - ha raccontato lo storico Efraín Sánchez, ricercatore e consulente della rete di biblioteche del Banco de la Républica - alcune anche in Inghilterra. Ma si è dovuto attendere il 1959 per vedere le prime uscite direttamente dalla Colombia".
Cosa c'entra l'Italia? Molto, perchè colui che disegnò quella cartamoneta fu il piemontese Mario Baiardi, una banconota da un peso che ricevette elogi in campo internazionale. Baiardi nacque a Valenza in provincia di Alessandria il 19 agosto 1909, dopo studi artistici si trasferì a Torino e quindi a Roma, affermandosi in fretta per i suoi lavori, scultore e incisore. Disegnò anche un francobollo, per lo Stato Vaticano. Nel 1948, assieme ad altri incisori italiani, venne invitato in Argentina, alla Zecca, lo scopo era quello di creare la sezione incisione dell'Officina Carte e Valori della Repubblica Argentina. Rimase quattro anni, periodo durante il quale il suo lavoro ebbe enormi riconoscimenti. Poi il rientro in Italia per assumere l'incarico di Incisore Capo presso la Banca d'Italia. Sue poi le incisioni di famose banconote italiane: quelle da diecimila lire con raffigurato Michelangelo, da mille con Giuseppe Verdi, le cinquemila di Cristoforo Colombo, ma anche la prima da centomila che aveva l'immagine di Alessandro Manzoni.
È ricordato in Italia come il 'Padre dell'incisione', uno stile che ha influenzato tanti colleghi contemporanei, ma anche futuri successori in particolare nel periodo tra il 1950 e il 1970. Banconote e francobolli, questi ultimi anche in Portogallo. Uno straordinario talento che gli permise di incidere ritratti anche in piccoli formati. Una fama internazionale che lo portò appunto a 'firmare' la prima banconota uscita dalla Zecca della Colombia. In questo modo Baiardi, morto nel 1972 a Roma, è ricordato oggi come uno degli italiani più famosi della Colombia, proprio come Codazzi e Síndici.
Exit mobile version