Via Appia (Depositphotos)

ROMA - "La candidatura della Via Appia all'UNESCO è frutto di un grande e coordinato lavoro sui territori da parte delle istituzioni che, attraverso il patrimonio archeologico e artistico, intendono dare testimonianza dell'evoluzione millenaria della civiltà italiana e delle relazioni culturali ed economiche tra il Continente e il Mediterraneo, tra l'Occidente e l'Oriente".

Con queste parole il sottosegretario al Ministero della Cultura, Gianmarco Mazzi, ha commentato la delibera approvata oggi, 20 gennaio, dal Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO con cui si avvia formalmente l'iter per la candidatura di "Via Appia. Regina Viarum" nella Lista del Patrimonio Mondiale, attraverso il MAECI e la Rappresentanza italiana presso l'UNESCO.

La decisione finale degli organismi consultivi internazionali si conoscerà nel 2024.
L'antica strada consolare, circa 900 km di tracciato da Roma a Brindisi, inclusa la variante traianea, è un sito seriale che conserva tuttora l'eccezionalità strutturale e valoriale del prototipo sistema viario romano.

Il progetto della candidatura, promosso direttamente dal Ministero della Cultura attraverso i suoi uffici centrali e periferici con il coordinamento dell'Ufficio UNESCO del Segretariato Generale del MiC, coinvolge 4 Regioni (Lazio, Campania, Basilicata e Puglia), 12 tra Province e Città Metropolitane, 73 Comuni, 15 Parchi, la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e 25 Università italiane e straniere, moltissime Comunità e associazioni locali.

Tutti i soggetti, con forte motivazione e collaborazione, hanno abbracciato un obiettivo comune sottoscrivendo, lo scorso 10 gennaio, nell'ambito di una cerimonia a Roma, alle Terme di Diocleziano, presieduta dallo stesso sottosegretario Mazzi, il "Protocollo d'Intesa per la salvaguardia, la tutela e la valorizzazione della Via Appia".

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