Gente d'Italia

La storia degli oriundi che hanno difeso la nazionale azzurra

Tempo fa abbiamo raccontato la storia di tanti giocatori uruguaiani che hanno fatto carriera da noi e, ancora oggi, sono importanti nelle loro squadre come, per esempio, il difensore Mathias Olivera che ha giá debuttato con successo con lo straordinario Napoli di Spalletti. Alcuni di loro, nel passato, hanno anche vestito la nostra azzurra, ma oggi vi raccontiamo la storia degli argentini che hanno fatto storia in Italia.

Quando nell'ultimo mondiale vinto dagli azzurri nel 2006, vedemmo uno dei giocatori di nome Mauro Camoranesi che alzó la Coppa, provocando una smorfia da parte di alcuni connazionali, per gli abitanti di Tandil, in provincia di Buenos Aires, era la prima volta nella storia, che, uno dei suoi figli diventava Campione del Mondo.

Il calcio, come tutti sappiamo, è lo sport più conosciuto al mondo e muove la tifoseria e il fanatismo sia in Italia che in Argentina, Uruguay o in Brasile, oggetto di un amore viscerale nelle societá. Il calcio è anche conosciuto oggi come uno sport che unisce tutti, non solo i giocatori ma i tifosi, senza limite di età, razza, genere, cultura o nazionalità. É forse l'unico sport che, in realtá, non è visto come tale, perché la tifoseria e il fanatismo, troppo spesso, diventano malattie.

Da quando venne creata la FIFA nel lontano 1904, le regole sono cambiate molte volte, anche per quanto riguarda la cittadinanza dei giocatori. C'erano diverse norme che dicevano chi poteva giocare nelle nazionali e l'accettazione dei giocatori stranieri é stata sempre molto regolamentata, specialmente in Italia, dove il gioco del calcio è stato legato per molto tempo all'emigrazione, che ha portato milioni di italiani nei paesi del Sud America

Mussolini e Azzurri, Coppa Del Mondo 1934

Se negli ultimi anni abbiamo visto enormi scandali che hanno persino portato in galera i massimi dirigenti della FIFA, sempre c'è stato un intreccio tra calcio e politica, che ha modellato questo sport, non solo in Italia. Negli anni'20 nasceva la dittatura fascista che promosse un nazionalismo allo spasimo, molto più forte che quello di Enrico Corradini intorno al 1910. Questo intreccio tra calcio, emigrazione e politica aumentó enormemente durante il fascismo. Piú di nessun altro partito, il Fascismo ha usato il calcio per portare avanti i suoi ideali. Calcio e fascismo, hanno promosso la collettività al di sopra della persona, cioè la squadra o lo stato sugli individui. Questo, Mussolini, lo aveva capito, e pertanto utilizzó il calcio a beneficio del Fascio.

Benito creó la denominata Carta di Viareggio del 1926. La Carta di Viareggio proibiva di avere più di due giocatori stranieri per ogni squadra fino al 1928, quando non sarebbe stato più ammissibile avere nessun calciatore straniero in una squadra italiana. In ogni caso, anche con La Carta di Viareggio il professionismo fu ufficialmente riconosciuto per la prima volta.

All'inizio, il calcio italiano era uno sport amatoriale, giocato per onore e divertimento, ma mai per soldi. Con i nuovi provvedimenti fascisti, i giocatori dovevano essere pagati per lavorare e il calcio fu riconosciuto come una professione. I soldi cominciarono a fluire e questo portó ad un'aspra discussione pubblica che ha anche contribuito alla creazione della Carta di Viareggio. Come si dice "la legge fa l'uomo ladro" tuttavia, le procedure della carta contenevano un cavilllo giudiziario.

La Carta di Viareggio dichiarava solo che gli stranieri erano proibiti, ma emersero molte domande. Chi era italiano? Chi era considerato uno straniero? Sìccome molti calciatori stranieri dell'Ungheria e Austria non potevano giocare più, i grandi club italiani cominciarono a cercare altri giocatori che fossero 'italiani'. Cercavano anche tra gli italiani che hanno lasciato il paese per diverse destinazioni e iniziarono a cercare nella diaspora italiana.

Il fenomeno emigratorio italiano non fa parte soltanto del dopoguerra, lo sappiamo tutti. Si tratta di grandi ondate di connazionali che, tra la fine del secolo XIX e principio del XX, cercarono di "fare l'America" e si dirigevano, principalmente, verso Sudamerica e Nordamerica, formando enormi comunità italiane che si riproducevano. Quali erano i classici paesi del calcio del Sudamerica? Brasile, Argentina e Uruguay e da qui giunsero enormi figure per le squadre nostrane e anche per la nostra Nazionale. Soltanto c'era da scegliere tra milioni di persone qualche stella che volesse diventare cittadino italiano e volesse giocare per una squadra forte. Soltanto l'Argentina, tra il 1890 e il 1920 aveva ricevuto quasi 3 milioni d'italiani

Diaspora Italiana in Argentina

Il porto della Boca si trova a Buenos Aires e proprio qui scendevano dai grandi battelli milioni di connazionali. In Argentina il calcio giá era lo sport principale, quindi, anche figli e nipoti di coloro che sbarcavano con la valigia con lo spago, cominciarono a giocarlo. Proprio La Boca è uno dei quartieri che ha avuto un'enorme concentrazione di italiani. Attorno al 1917 registrava il 53% di abitanti italiani, specialmente liguri. Al centro della Boca si trova lo stadio La Bombonera. Questo stadio è la sede della squadra Boca Juniors, che fu fondata nel 1905 da cinque italiani immigrati e, tutt'oggi, i tifosi della piú grande squadra argentina, si fanno chiamare "xeneises", ossia genovesi.

Con la diaspora italiana, il calcio si diffuse in tutto Sudamerica e giocatori nati in Argentina formarono la maggioranza degli stranieri che giocavano in Italia negli anni '20. Con il passar del tempo, il Boca Juniors ha aiutato a creare a molti campioni che sono andati a giocare poi in Italia e persino un Campione del Mondo come Daniele De Rossi, nei suoi ultimi anni da giocatore, ha fatto un passaggio per Boca.

La presenza di giocatori stranieri nel calcio italiano è sempre stato tema di forte dibattito che ha influenzato le regole e le ha cambiate. Dopo La Carta di Viareggio, solo gli oriundi erano consentiti a giocare in Italia, ma potevano acquisire la cittadinanza italiana. Proprio in quel momento fu quando la categoria di oriundo italiano divenne parte del calcio.

Oriundo è una parola italiana che viene dalla lingua spagnola che vuol dire "originario di". Sebbene gli oriundi non fossero italiani di nascita, erano qualificati per giocare per il paese quando erano soddisfatti determinati criteri. Questi criteri erano che i calciatori avessero uno stretto legame con l'Italia.

Questi giovani che nascevano come fiori selvaggi in Argentina, Brasile o Uruguay, avevano sangue italiano, cognomi italiani, genitori italiani, ma, al 99%, non conoscevano l'Italia, ne parlavano la nostra lingue. Nonostante non fossero nati in Italia, a causa di questa nuova regola, questi oriundi potevano giocare in Italia, ma potevano anche rappresentarla nell'Azzurra. Glielo permetteva appunto  La Carta di Viareggio instituita fino al 1949.

Questi giocatori sudamericani andavano a giocare in Italia, ovviamente, per i soldi. Alla fine degli anni'20 il calcio italiano era abbastanza ricco per poter comprare campioni oriundi da Argentina, Brasile, e Uruguay. Durante questo tempo né le economie né il calcio sudamericano erano ricchi come l'Italia, pertanto non potevano competere con il nostro paese. La perdita di questi giocatori sembrava come una forma di neocolonialismo. L'Argentina era in una crisi economica e pertanto perdere questi giocatori era inevitabile.

Calciatori Oriundi dall'Argentina 

Julio Libonatti é nato a Rosario da una famiglia calabrese. Lo chiamavano "el matador", come oggi viene chiamato Edison Cavani. Fu uno dei calciatori più conosciuti come oriundo e fu uno dei primi ad essere "importato" in Italia. In quell'epoca e fino agli anni '70, un giocatore poteva giocare per più di una nazionale mentre fosse cittadino del paese. Libonatti aveva giocato per la Nazionale Argentina, ma poteva farlo anche per gli azzurri . Fino all'anno 1922 giocó per la albi-celeste ma poi, dal 1926 al 1931, giocó per l'Italia e fu Campione del Mondo. Le sue partite attiravano persone da tutto lo stivale e anche dall'estero. Grazie al suo talento, una di queste persone che lo guardavano fu il conte Enrico Marone Cinzano, il presidente del Torino. Nella sua visita a Rosario, Cinzano aveva notato che Libonatti aveva tutto ciò che serve per far brillare un attaccante: velocità, agilità, qualità con il pallone su entrambi i piedi, nonché un tiro potentissimo. Con queste caratteristiche e il fatto che era di origine italiano, Cinzano portó Libonatti in Italia per il suo straordinario Torino. Nel 1925 lo registrò per il trasferimento transatlantico, e in seguito lo portó nella capitale piemontese. Il giovane argentino accettó con piacere questa nuova avventura, diventando il primo cittadino argentino ad arrivare da noi.

In qualsiasi posto e squadra dove ha giocato, Libonatti ha fatto storia e questo non fu un'eccezione negli Azzurri, la squadra della nazionale italiana. Libonatti ha giocato la sua prima partita per l'Italia nel 1926, diventando il primo oriundo a giocare per gli Azzurri.

Per via della Carta di Viareggio,  Mussolini diede a Libonatti la doppia nazionalità. Questo era accettato dal dittatore Mussolini, perché era utile per l'Italia e aveva ragione. Grazie agli oriundi l'Italia vinse la sua prima Coppa del Mondo nel 1934. Libonatti lasció il Torino ai 33 anni, ma continuó a giocare in diverse squadre delle Serie B e Serie C. Ma la storia di Libonatti non fu poi molto allegra. Andó in bancarotta e tornó in Argentina. Fu l'epoca che il regime fascista soffocó l'Italia e stava per invadere l'Albania. Julio Libonatti, in ogni caso, aprí la porta per diversi cambiamenti nel futuro del calcio, specialmente dove altri oriundi potevano prosperare in Italia nel corso degli anni.

Mussolini non fu il primo lider a riconoscere il potenziale politico dello sport, ma fu, sicuramente, quello che piú lo utilizzó. Per Benito Mussolini avere quella squadra italiana del 1934 dove c'erano cinque oriundi come Atilio José Demaría, Raimundo Orsi, Luisito Monti, e Enrique Guaita che erano argentini e Anfilogino Guarisi che era brasiliano – era un benefico per la vittoria dell'Italia nel Campionato del Mondo del 1934. La vittoria aiutò la macchina di propaganda di Mussolini a rappresentare il paese come un simbolo di superiorità fascista in Europa, nonché gli azzurri ripeterono il piatto nel 1938, Campioni del Mondo in Francia.

Gli Angeli dalla faccia sporca

Humberto Maschio, Antonio Valentin Angelillo e Omar Sivori sono i tre giocatori argentini che giunsero da noi alla fine degli anni'50. Venivano soprannominati "Gli angeli dalla faccia sporca", come il titolo di un  film degli anni '40 con Humprey Bogart e James Cagney. Siccome furono a giocare in Italia, l'Argentina decise di non convocarli per la loro nazionale. Questi oriundi potevano peró giocare per l'Azzurra e lo fecero con molto successo, anche se non si arrivó alle finali mondiali con il loro straordinario gioco, soprattutto quello di Sivori che fu Campione con la Juventus e fu un fenomeno a livello mondiale. Questo trio incredibile fu protagonista di grandi gesta,  soprattutto nelle loro rispettive squadre. Non possiamo dimenticare in ques'epoca il contributo di enormi giocatori come lo furono i brasiliani Altafini e Sormani che, purtroppo parteciparono alla disastrosa spedizione della Nazionale italiana ai mondiali del Cile nel 1962.

Nel 1966, il calcio italiano chiuse le frontiere ai giocatori stranieri, questo era perché molti considerarono che la presenza degli oriundi, aveva compromesso i buoni risultati in nazionale specialmente dopo l'umiliante sconfitta della Corea del Nord ai Mondiali nel 1966.

Nel 1995, la cosiddetta "sentenza Bosman" stabilì la libera circolazione di lavoratori/calciatori all'interno della Comunità europea, senza alcuna restrizione. Il vincolo numerico sopravvive fino a oggi per i giocatori provenienti da paesi extraeuropei. In questa logica regolamentare, si diffuse la pratica, da parte di agenti e procuratori, della ricerca di ascendenze europee dei calciatori extracomunitari per facilitare il loro inserimento nei "ricchi" campionati europei, attraverso il riconoscimento della doppia cittadinanza. Ed è cosí che, dall'uruguayo "Tano Gutierrez" a Camoranesi, centinaia di discendenti di italiani, possono giocare, senza occupare la quota-stranieri in qualsiasi squadra europea.

Il ritorno degli Oriundi in Italia

Per due generazioni l'Azzurra non ha avuto oriundi perché avevano questa idea di distacco e di non appartenenza con loro. Ma Mauro Camoranesi ha rianimato questa tradizione nel 2003. Nato a Tandil nel 1976, era eleggibile per la cittadinanza italiana, grazie al bisnonno emigrato nel 1873. Camoranesi ha giocato per molte squadre in Argentina, Messico, persino in Uruguay nel Montevideo Wanderers e in Italia, ma dal 2003 al 2010, ha rappresentato l'Azzurra ced ha brillato nella Vecchia Signora a fianco di giocatori della taglia di Buffon, Del Piero o Pirlo. La squadra Azzurra e non l'Albiceleste, mostró interesse per lui e pertanto Camoranesi ha fatto il suo debutto internazionale con l'Italia in un'amichevole contro il Portogallo. Quando gli hanno chiesto come ha deciso di rappresentare gli Azzurri invece dell'Albiceleste, Camoranesi rispose: "...l'Argentina non si é mai interessata per me, quindi non ho mai avuto il dubbio di scegliere per chi giocare. Un giorno Trappattoni mi chiamó e mi chiese se accettavo di vestire l'azzurra. Mi son preso 2 mesi per rispondere ma ho accettato. Sono fieramente argentino e italiano". Camoranesi ha vinto con l'Italia la Coppa del Mondo in Germania 2006, comunque non era completamente accettato dalla sua nazione adottata. C'erano diverse critiche contro di lui, perché gli italiani non credevano che lui fosse degno di indossare la maglia Azzurra. Per esempio, durante la Coppa del Mondo nel 2006, lui non ha cantato l'inno nazionale italiano perché, semplicemente, non lo conosceva. È stato anche criticato per la sua intervista dopo la sua vittoria nella Coppa del Mondo quando ha detto "me siento argentino pero he defendido los colores de Italia, que está en mi sangre, con dignidad. Eso es algo que nadie puede quitar", e questa risposta non fu certamente molto bene accettata.

"Niente oriundi, in Nazionale solo italiani" – Roberto Mancini

Il concetto di oriundi ha creato molte domande su chi è un vero italiano. Nel tempo della dittatura di Mussolini avere i giocatori oriundi era utile perché  si trattava di bravissimi giocatori che aiutavano l'Italia a vincere. In quel momento avere una squadra forte era un simbolo anche di una nazione potente e ovviamente. anche una vittoria politica.

Ma Roberto Mancini, l'attuale DT della Nazionale  è stato molto chiaro dal principio perché ha dichiarato pubblicamente "niente oriundi, in Nazionale solo italiani...io penso che un giocatore italiano meriti di giocare in Nazionale, mentre chi non è nato in Italia, anche se ha dei parenti italiani, credo non lo meriti" . Cose come queste si stanno ascoltando molto nel calcio. Queste sono le domande che gli italiani, e anche gli argentini si chiedono. Non solo l'Argentina perdeva i suoi giocatori per altre nazioni, ma l'Italia a volte non vedeva questi oriundi come veri italiani.

L'accettazione in Italia dei calciatori oriundi è cambiata molto con il correr del tempo. In un certo momento storico questi giocatori erano visti come veri italiani, ma non è durato troppo tempo. Quando gli Azzurri vincevano con gli oriundi....poche critiche, ma quando perdevano?

Con il cambiare della politica italiana, anche l'accettazione degli oriundi e dei giocatori stranieri nella squadra nazionale è cambiata. Il dibattito continua tuttoggi.

STEFANO CASINI

Exit mobile version