Gente d'Italia

Il flop del Superbonus, droga per l’edilizia da 120 miliardi un fiume di soldi tolti all’Istruzione e alla Sanità

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Franco Esposito

Tagli alla scuola. La Sanità buttata giù a colpi di cesoia. Qua e là votata alle azioni inutili o dannose, la nostra bella Italia è tenuta a fare i conti con la droga a cui sta sottoponendo l'edilizia. Il cosiddetto superbonus, una roba da 120 miliardi di euro. Fatti salvi i casi  davvero imperniati sulla massima esigenza. Il Paese spreca soldoni eventualmente destinabili a priorità nazionali vere, assolute. La Sanità e la Scuola, per citare le prime due che vengono in mente. 

Introdotto nel 2020 dal governo Conte, il Superbonus online nel 2020 ha superato i 71 miliardi, a gennaio di quest'anno. I conti sono schizzati verso l'alto in maniera poderosa, ben oltre le previsioni. Un'overdose edilizia. Una droga vera e propria, a ben vedere. 

Ma quanti lavori sono stati autorizzati ed eseguiti? 372 mila fino a gennaio, significa che la riqualificazione è avvenuta nella misura del tre per cento del patrimonio immobiliare italiano. Un quarto dei beneficiari pare abbia un reddito medio-alto, oltre i 3mila euro. Di questi, il 23% sarebbe in possesso di una seconda casa. I dati sono garantiti da Nomisma. 

Ma come è andata finora per le imprese? La limitazione della cessione dei crediti ha creato non pochi problemi. Diciannove miliardi sono rimasti prigionieri nel cassetti fiscali, Una soluzione allo studio, ma ancora non è stata trovata. L'associazione dei costruttori lancia intanto l'allarme: sarebbero 25mila le imprese a rischio, dovendo prevedere che, facilmente, l'impatto dello stop ai bonus avrà effetti senz'altro pesanti sul settore edile. 

Ma è dovuto a cosa questa sorta di ossessione per l'edilizia? Discende direttamente dalla potenza dei costruttori, ovvero dalla capacità delle loro associazioni di fare pressione sulla politica a tutti i livelli. Poi, l'idea (vera o falsa) che l'economia di uno Stato sia la diretta espressione delle cose che produce. Laddove, ad onor del vero, il settanta per cento del prodotto interno lordo che i Paese produce è reperibile nella produzione dei servizi. E non di cose: l'edilizia influisce appena con il quattro per cento del valore aggiunto generato in Italia. 

Allora come la mettiamo? Andrebbero lasciati perdere gli aspetti tecnici del Superbonus, che hanno tenuto banco in Italia nei giorni scorsi. Contano gli aspetti economici, all'insegna del ritornello nazionale "se non riparte l'edilizia non riparte l'economia, l'edilizia è il volano della ripresa, è la spina dorsale dell'economia". Frasi fatte e abusate, a fronte dei prodigiosi presunti ritorni economici e tributari degli incentivi all'edilizia. Laddove andrebbero dimostrati che esiste un nesso causale tra "incentivi e aumento degli investimenti". 

Pare che non si siano verificati i promessi e auspicati benefici per l'ambiente. Da qualche parte fanno notare addirittura che l'effetto sulle emissioni è maggiore. Mentre a livello politico, ministeri e uffici parlamentari e centri di ricerca hanno cercato di "confrontare i benefici di lungo periodo per l'economia nazionale del Superbonus con una spesa di pari ammontare per il sussidio della retta universitaria". In aggiunta o con le spese di vitto e alloggio degli studenti in possesso di minori possibilità economiche. Esperti e studiosi del fenomeno sono portati a pensare che "la logica economica del Superbonus non fosse poi chiara a tutti i parlamentari che l'hanno votato". Un problemone, se così fosse davvero. 

Una strategia indolore riparatoria è il provvedimento appare pure un tantino insensato nella sua interezza. Ma la colpa, sia chiaro, non è del governo Meloni. Questo va detto a chiare note. Il percorso di riduzione dei Superbonus allo studio del governo produrrà effetti semplicemente devastanti. Forse si poteva agire subito sul livello del sussidio, piuttosto che sulla cessione dei crediti. Si sarebbe così evitato di favorire i proprietari di case più ricchi non assillati da problemi di liquidità. 

Mario Draghi non arrivò a definire "insensato" il Super Bonus, ma ci andò molto vicino. Succederà cosa, ora? Una strategia extra indolore non esiste, La posizione del governo non è invidiabile, proprio no. Meloni e i suoi devono gestire una eredità molto molto pesante. Un impegno da 120 miliardi. E sembra superata, travolta da difficoltà crescenti, l'idea che l'edilizia ad alta intensità di lavoro sia il modo migliore di far ripartire l'economia dopo la pandemia. Oltretutto molti lavoratori dell'edilizia vengono reclutati illegalmente, tra gli stranieri. Anche in Italia, dove montano forti restrizioni all'immigrazione. Raramente si tratta di lavoratori permanenti. 

L'Italia è in piena sbornia di spesa pubblica. Centoventi miliardi del Superbonus sono più della metà delle risorse impegnate nel Pnrr.                          

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