DI MATTEO FORCINITI

Buenos Aires, La Plata, Mar Del Plata, Neuquen, Rosario e Sante Fé in Argentina. Belo Horizonte, Brasilia, Fortaleza, Itajaí, Ponte Nova, Porto Alegre, Rio De Janeiro, San Paolo e Vitoria in Brasile.

Scorrendo l'elenco delle città sudamericane che hanno partecipato ieri alle elezioni primarie del Partito Democratico si resta subito sorpresi dall'assenza di Montevideo, un tempo una delle roccaforti del partito all'estero che in ogni occasione partecipava anche alle votazioni interne. Soltanto pochi mesi fa alle elezioni politiche di settembre l'Uruguay era stato l'unico paese del Sud America a portare la vittoria a un Partito Democratico sonoramente sconfitto in Italia dalla coalizione di centro destra guidata da Giorgia Meloni.

Oggi invece il voto che ha premiato la candidata emergente Elly Schlein qui è passato praticamente inosservato in una domenica estiva in cui la politica italiana è stata completamente assente, dimenticata e per certi versi anche snobbata.

Ma come si è arrivati a questa situazione?

Oltre alla disaffezione generale nei confronti delle vicende che riguardano l'Italia, la scomparsa del Pd locale è frutto soprattutto dalle viscerali lotte interne tra due fazioni che dividono -e stufano- da tempo la collettività.

Il terremoto è esploso con la scelta delle candidature per le ultime elezioni che comportavano meno seggi in Parlamento a causa della riforma costituzionale. In quell'occasione, da Roma, il Pd scelse di puntare su Filomena Narducci, coordinatrice del patronato Inas con alle spalle diversi incarichi di rappresentanza tra il Comites e il Cgie che però si è sempre mantenuta indipendente.

Con quella scelta il Pd silurava praticamente Renato Palermo, altro dirigente storico della collettività in passato candidato diverse volte con il Pd nonché responsabile del patronato Inca. Come conseguenza di quella decisione, il primo settembre del 2022, il segretario del circolo uruguaiano Rolando Rossi presentava le sue dimissioni con un messaggio al veleno indirizzato ai dirigenti italiani e al coordinatore del partito in Sud America Fabio Porta. "Questa decisione" -scriveva Rossi nella sua lettera- "è motivata dalla metodologia e dal meccanismo messo in atto da un gruppo di membri del Pd per redigere le liste elettorali. Si è trattato di un'iniziativa altamente esclusiva condotta in modo verticistico e maldestro che lascia da parte il lavoro e l'esperienza di oltre 30 anni al servizio della causa degli italiani all'estero nella prospettiva del nostro partito".

Ma la candidatura della Narducci -che è sempre stata molto più "battagliera" di fronte alla linea moderata di Palermo- potrebbe essere stata una scelta azzeccata alle luce dei numeri del voto in Uruguay dove il Partito Democratico ottenne un trionfo schiacciante segnando così l'unica vittoria in Sud America: alla Camera -con l'unica candidata uruguaiana- raggiunse il 45%, al Senato il 32%.

Che fine ha fatto da allora il Pd? Nessuno lo sa, a Montevideo è calato il silenzio.