DI MATTEO FORCINITI

"Sarà riaperto il consolato di Montevideo, la decisione del Governo è stata già presa. Stiamo valutando se affittare una sede oppure costruirne una nuova". Nell'ottobre del 2018 il sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo annuncia trionfalmente quello che aveva precedentemente promesso in campagna elettorale nel facile tentativo di cavalcare l'onda dell'indignazione sui servizi consolari in Uruguay, il banco di prova scelto dal Maie (Movimento Associativo degli Italiani all'Estero): questo minuscolo partito politico argentino si trova per la prima volta nella stanza dei bottoni a Roma e da lì continua ad accendere il megafono della propaganda in compagnia di autorità e diplomatici.

Pochi mesi più tardi, nel marzo del 2019, la decisione viene ufficialmente presa e viene comunicata in pompa magna alla Casa degli Italiani in un incontro aperto al pubblico: "Sarà costruito un nuovo consolato a Montevideo, nell'attesa che finiscano i lavori verrà affittata temporaneamente una sede". Insieme a Merlo quel giorno c'è anche Luigi Maria Vignali, il direttore del Dipartimento italiani nel mondo della Farnesina venuto in Uruguay a tranquillizzare gli animi perché -come ammettono tutti- "gli spazi attuali della cancelleria consolare sono inaccettabili" e occorre fare qualcosa. Il fantastico progetto che viene velocemente presentato al pubblico parla di 650 metri quadrati al coperto per la nuova struttura che dovrebbe finalmente soddisfare le esigenze di una comunità molto numerosa su cui lo Stato italiano ha deciso di investire due milioni di dollari dopo anni di abbandono.

I 650 metri quadrati citati sono il dato più facile da dare in pasto al pubblico senza alcuna spiegazione, senza alcuna contestualizzazione. Come si fa a non essere entusiasti?

Nessuno però si prende la briga di soffermarsi un attimo per chiarire l'aspetto fondamentale, il punto nevralgico della questione volutamente occultato nel pomeriggio di festa: Montevideo resterà una cancelleria oppure verrà elevata la categoria di consolato come era in passato? La definizione non è solo burocratica ma è un dettaglio estremamente importante perché a seconda del livello cambia il numero di personale, il vero fattore che influisce sulla velocità del servizio al di là di una struttura.

"Il nostro obiettivo è fare diventare Montevideo un consolato. Io ne sono assolutamente convinto, ma ci vorrà del tempo. Con un investimento del genere è difficile che possa restare solo una cancelleria" promette il sottosegretario in posa per le foto con il rappresentante locale del partito Aldo Lamorte. "Riapre il consolato italiano" scrive El País, il quotidiano più importante dell'Uruguay che ospita al suo interno Gente d'Italia dove vengono raccolti gli umori e le preoccupazioni di una collettività stanca e sfiduciata. Quelle poche linee di testo su El País affiancano -in grande evidenza- il sorriso di questi due politici in una foto che dice tutto e vale più di qualsiasi parola: la macchina della propaganda e della disinformazione è appena cominciata. I principali sponsor dell'opera sono questi due personaggi che, è bene ricordarlo, nelle loro attività privata si occupano anche di costruzione.

Del progetto vero e proprio non se sa molto. A trapelare c'è solo un tweet di Vignali che pubblica la foto della riunione con gli architetti, i piani e tanti hashtag sparsi un po' ovunque perché è meglio abbondare visto il clima che si respira: "Vogliamo offrire alla nostra collettività in Uruguay una nuova sede più funzionale e in grado di offrire servizi consolari rapidi e digitalizzati". Dai piani la cosa più rilevante che spicca è il grande ufficio per il "capo cancellerie / console" che occupa una buona parte del primo piano e fa capire subito come stanno realmente le cose.

A fine maggio del 2019 sul sito dell'Ambasciata viene pubblicato il bando per la costruzione del nuovo consolato e c'è già la prima anomalia con dieci giorni di tempo dati per la gara d'appalto. Come può essere diffuso un bando di questo valore con solo dieci giorni di tempo? Come si può pretendere di affidare i lavori per la costruzione di una palazzina di 650 metri quadrati in così poco tempo? Insomma, c'è davvero la volontà di pubblicizzare questa gara d'appalto tra le ditte uruguaiane interessate a partecipare?

Fine prima parte -

 Continua

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