Gente d'Italia

Suicidio assistito col SSN, è la rivoluzione, la differenza con la eutanasia, ira della Chiesa e della Family day

Suicidio assistito, è arrivata la rivoluzione. Per la prima volta in Italia un suicidio assistito si è svolto con l’assistenza del Servizio sanitario nazionale.

Il caso è esploso nel dibattito quotidiano. Il confronto sul fine vita nel nostro Paese è riaperto e vecchie fratture sono tornate con maggiore veemenza, con un impeto travolgente. Due blocchi contrapposti.

Da una parte l’ira della Chiesa e della Associazione Family Day (gruppo cattolico). Dall’altra la soddisfazione laica del “fronte Cappato” Associazione Luca Coscioni e dall’arcipelago che lo circonda.

I primi sostengono che “ la vita è un bene indisponibile e non va violato”. Marco Cappato, ex deputato ed ex europarlamentare, co-presidente di Eumans Medica ( movimento paneuropeo ) è di parere opposto, afferma il diritto di scelta. Cioè poter decidere quando terminare la propria vita e interrompere così la sofferenza.

Questa posizione ha legato molte storie che hanno animato negli anni il dibattito sul fine vita in Italia. È il caso di ricordare Piergiorgio Welby, DJ Fabo (paraplegico e cieco) ed Eliana Englaro (17 anni in uno stato vegetativo).

Tre storie emblematiche di battaglie e speranze che hanno fatto conoscere agli italiani il tema dell’eutanasia, del suicidio assistito, dello stop all’accanimento terapeutico. In Parlamento giacciono diverse proposte di legge sul fine vita mai arrivate all’approvazione.

L’ultima è naufragata nella scorsa legislatura dopo il sì della Camera nella primavera 2022. La recente  vicenda della donna triestina ha riacceso i fari sul fine vita in un difficile equilibrio tra etica e norme giuridiche, valori religiosi e idee politiche.

E allora sarà bene ricordare che l’iter per il suicidio assistito dei malati terminali in ogni caso non è semplice.

COSA DICE LA LEGGE
La procedura è tutt’altro che agevole. Cinque i passaggi:

1. Il malato si rivolge alla propria ASL;

2. l’ Asl verifica i requisiti previsti dalla sentenza della Consulta;

3. il paziente è informato su soluzioni alternative come le cure palliative;

4. il fascicolo e inviato al comitato etico della ASL (ente terzo);

5. se c’è l’ok del Comitato il paziente si autosomministra il farmaco letale.

ATTO CONSAPEVOLE
Naturalmente questa procedura deve essere un atto consapevole, attraverso cui la persona che ne fa richiesta è nelle sue piene capacità cognitive, dunque può somministrarsi il farmaco letale. Il quadro normativo di riferimento è la sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale.

EUTANASIA E SUICIDIO ASSISTITO
C’è una differenza sostanziale: con il suicidio assistito è il malato che si autosomministra il farmaco letale.

L’eutanasia prevede invece l’intervento di un medico per la somministrazione. Attualmente l’eutanasia in Italia è reato e come in molti Paesi del mondo è oggetto di vivo dibattito ; è da anni al centro di accese controversie in ambito morale, religioso, legislativo, scientifico, filosofico, politico e morale.

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