Gente d'Italia

Perché sempre meno italiani al voto? Renato Mannheimer traccia il “mercato” dal 1985 al 2025

di FRANCO MANZITTI

Perché si vota così poco? Perché sempre di più non si va a votare? La risposta più secca Renato Mannheimer, forse il più affidabile e longevo analista degli andamenti elettorali, la formula quasi brutalmente: “Uno su cinque di quelli che non vanno a votare lo fa per disgusto.” “Oramai in Italia il 40 per cento non vota e secondo una ricerca di “Eumetra” addirittura il 60 per cento sostiene tranquillamente di non curarsi del tutto di politica, pur avendone sentito spesso parlare”, ha scritto lo stesso Mannheimer in un recente articolo.

Disgusto della politica, ecco la chiave che si estrae della lettura di questo grande professore che ha appena sfornato l’ultimo libro, scritto insieme a Pasquale Pasquino, dal titolo inequivocabile, “Gli Italiani e il voto”, copertina tricolore e dentro sentenze durissime e analisi spietate.

Gli italiani e il voto

 

Con il suo stile semplice, accompagnato da illustrazioni efficaci, il professore emerito dell’Università di Genova, una delle bussole dell’analisi politica italiana, spesso protagonista con i suoi sondaggi e i numeri e le sue percentuali a “Di martedì”, il talk show sulla “7”, condotto da Giovanni Floris, spiega le scosse politiche del 2025 paartendo da lontano, dai suoi studi del 1985.

La prospettiva di Mannheimer , è come sempre essenziale, acuta e si è basata su un raffronto tra quello che era “il mercato elettorale” al tempo della pubblicazione del suo primo libro di analisi, anno 1985, e oggi 2025.

“Allora parlare di mercato elettorale era uno scandalo, incomincia il professore. E oggi nessuno mette in dubbio che la politica sia un mercato”.

La grande differenza, che emerge nel confronto tra epoche lontane e diverse, è, prima di tutto, che quaranta anni fa il quadro era stabile, nei comportamenti elettorali non c’erano grandi spostamenti.

Oggi la partecipazione elettorale è nettamente in calo, in modo esplosivo come nelle ultimissime regionali, ma si parla molto di più di politica, sui social, in Tv, sui mezzi di comunicazione, l’informazione è penetrante molto di più di prima, ma …..attenzione, succede che per esempio 5 milioni di elettori non sappiano neppure chi è Giorgia Meloni.

“Insomma tutti parlano di politica ovunque, ma la voglia di politica è diminuita.”

Al 90% di noi la politica non interessa - I dati di Mannheimer dicono che il 90 per cento non si interessa….. Solo il 7 per cento mostra interesse. E se si scava nell’attenzione politica, distinguendo tra generazioni, si scopre che i giovani proprio per niente mostrano di voler approfondire.

Solo sopra la soglia fatidica dei 65 anni ecco che torna l’intesse. Sono i cosidetti boomers che seguono.

“Abbiate pazienza, suggerisce con il suo stile efficacemente ironico Mannheimer, ma la politica è oggi “roba da vecchi”……”

Perché? Perché non si vota? “Uno sui cinque dei non votanti ammette che per la politica prova disgusto.”

Questo atteggiamento nell’analisi, che spunta da “ Gli Italiani e il voto” è che proprio per questo “disgusto” i “5 Stelle” avevano avuto il loro boom, incanalandolo con i “vaffa” di Beppe Grillo.

In questo quadro chi ha più successo tra i partiti e i movimenti? Risposta chiara: chi sta agli estremi dello schieramento: AVS e FDI.

Se si approfondisce meglio si scopre che a votare di meno sono due categorie sociali che prima partecipavano molto al voto: gli operai e le donne.

Torna nella puntuta riflessione di Manhheimer il paragone con il 1985 . “Allora l’83% votava lo stesso partito, oggi solo il 62% è fedele. Si può concludere che almeno 10 milioni di votanti hanno cambiato.”

I giovani (almeno quelli che vanno a votare) si spostano molto di più anche dall’astensione al voto. Al Sud c’è più fedeltà da un’elezione all’altra.

Gli spostamenti di questa politica, sicuramente più fluida, avvengono spesso sopratutto al centro dei due blocchi nei quali si raggruppano i partiti politici.

Poi Mannheimer spara forse una delle “scoperte” più dolorose per chi è appassionato della politica: “Il 25% del corpo elettorale non sa se è di Destra o di Sinistra!!!”.

La conseguenza? Nei “5 Stelle” almeno il 40% di chi sta lì dentro non sa dire se è di destra o di sinistra……..

La riflessione indotta da questi numeri è che non c’è più una reale e concreta offerta di programmi da parte dei cosidetti partiti&movimenti .

Questo provoca un evidente distacco dai principii e dai valori che indirizzavano le scelte.

“Si può dire oggi che il 12% che vota al centro è un ex Dc……e concludere che chi era Dc oggi si schiera a Destra. E’ chiaramente una conseguenza della bipolarizzazione che porta necessariamente la mobilità e crea un forte mercato.

Alla domanda tu cosa voti?- si risponde spesso decidendo con un calcolo che implica anche gli altri partiti, oltre a quello “di partenza”.

Il dato choccante di Mannheimer è che 6 su 10, davanti alla decisione prendono in considerazione più di un partito.

“ Si decide il giorno prima, come si faceva una volta, quando bisognava scegliere quale film andare a vedere quella sera…..”chiosa il prof. Mannheimer, che insiste sulla mobilità dei giovani.

Quelli che scelgono la Lega, scelgono la Destra, mentre quelli che preferiscono i “5 Stelle” non hanno fatto una scelta destra-sinistra.

Quali sono i partiti, i movimenti, che in questo quadro di mercato hanno una maggiore potenzialità di crescita? Secondo il professore il mercato potenzialmente più alto ce lo hanno i 5 Stelle e Avs ma anche Forza Italia oggi non scherza……

Sicuramente Avs è il partito dei giovani e nelle sentenze di questa situazione così mobile gli operai sono a destra, dato sconvolgente pensando a quel 1985, da cui Mannheimer è partito e le donne sono la forza nel partito degli astenuti…

Il finale delle riflessioni ultradocumentate di Mannheimer è che oramai quello che vince, nel mercato stracciato e un po’ tanto liquido, senza programmi e con scarsa attenzione, è un “voto di opinione” nel quale la scelta è dettata dai leaders. Sarà così ancora per un bel po’ di tempo e intanto basta scorrere la classifica di questo consenso leaderistico per capire che sì molto probabilmente questo andamento continuerà ancora e mantenere il consenso per i leader “svettanti” non è facile.

Oggi in testa c’è sicuramente la Meloni, seguita in modo stabile dai tempi della sua presidenza del Consiglio, Giuseppe Conte. Segue, a sorpresa, Antonio Tajani e la Elly Schelein è solo dietro di lui. Ultimo in classifica del consenso Matteo Renzi.

Secondo Mannheimer: siamo in un mercato difficile, fluido nel quale le istanze sociali non contano più tanto……

Ma non è possibile che le analisi, i sondaggi evitino un po’ di approfondire il “vuoto” giovanile, questa galassia del non voto? La risposta di Mannheimer è molto secca, non tanto nei toni, ma nel contenuto. Intanto non è vero che i giovani non sono “studiati”: le ricerche dicono che vivono in piccoli gruppi e si sentono senza futuro o con un futuro difficile da inquadrare e sopratutto non capiscono come questa politica li possa aiutare.

Alla domanda, invece storica, di chi, in questa situazione fluida, liquida, caotica è l’elettore “razionale” la risposta anche sconfortante è che è “quello che non vota”.

Ineccepibile atteggiamento di fronte alla volatilità di oggi. Non si deve giudicare chi si astiene. Della politica ai giovani interessa solo se sarà in grado di dare loro posti di lavoro e agli anziani se garantirà la pensione alla signora Teresa.

Il sindaco di New York, magari politicamente non piace, ma ha cercato di parlare di cose che interessano alla gente e ha vinto.

Poi sono arrivate le elezioni regionali italiane con crolli anche del 13 per cento dei votanti e tante illustri analisi per spiegare la caduta verticale della presenza elettorale e, quindi, il rischio di una democrazia nella quale non governerà la maggioranza, come è sempre stato scritto, ma lo farà la minoranza…..

Il discorso si può allargare… a un dibattito molto più vasto che traguarda l’avanzata del populismo che Marc Lazard, grande analista francese, in un recente libro ha definito “ la politica leggera”.

Exit mobile version