'Gli Usa potrebbero avere un supertestimone contro Maduro'

Gli Usa potrebbero avere un supertestimone nel processo contro Nicolas Maduro. Si tratta, secondo Newsweek, di Hugo Armando Carvajal Barrios, ex capo dell'intelligence militare venezuelana, cacciato da Maduro per tradimento e arrestato poi dagli Usa per un processo nel quale lo scorso giugno si e' dichiarato colpevole di reati che prevedono l'erastolo e sono analoghi a quelli contestati al leader venezuelano. E' citato nel capo di imputazione e non è ancora stato condannato, segno che i procuratori potrebbero volerlo far testimoniare contro Maduro prima di decidere il suo destino.

Elie Honig, ex procuratore aggiunto degli Stati Uniti, ha dichiarato alla Cnn che il rinvio della condanna di un co-cospiratore dopo un patteggiamento è di solito un segnale che ci si sta preparando a una testimonianza. Anche il dittatore panamense Manuel Noriega fu condannato per traffico di droga, dopo essere stato catturato dalle forze statunitensi nel 1990, grazie alle testimonianze di diversi testimoni che avevano patteggiato.
Nicolás Maduro, l'ex dittatore venezuelano, potrebbe comparire davanti a un tribunale federale di New York già lunedì con accuse di narco-terrorismo, traffico di droga e altri gravi reati. Secondo Newsweek, il caso legale che collega Maduro al traffico di droga è molto più forte di quanto suggerisca la percezione pubblica. L'atto d'accusa sostitutivo reso noto questo fine settimana va molto oltre quello originale del 2020 nel delineare il caso contro l'ex leader, fornendo dettagli sulla portata delle spedizioni di droga, sui metodi di trasporto, sui collegamenti con i cartelli più ampi e sull'abuso da parte di Maduro della sua rete diplomatica come ministro degli Esteri per facilitare il flusso di droga e denaro. E, cosa importante, un co-cospiratore chiave citato nell'atto d'accusa del 2020 si è dichiarato colpevole di accuse molto simili a quelle che ora gravano su Maduro ed è in attesa di condanna: Hugo Armando Carvajal Barrios.

Argentina e Perù chiudono le frontiere ai funzionari di Maduro

Igoverni di Argentina e Perù hanno emesso ordini di restrizione per impedire l'eventuale ingresso nei rispettivi Paesi di persone legate al governo venezuelano di Nicolas Maduro in cerca di rifugio.
In un comunicato di Buenos Aires si legge che le nuove misure fanno riferimento a "funzionari, membri delle Forze Armate, imprenditori associati al regime di Maduro e persone sanzionate da altri paesi, con l'obiettivo di impedire che utilizzino l'Argentina come destinazione di rifugio".
Nella nota emessa dal ministero degli Interni di Lima si fa riferimento invece a misure "dirette a persone di nazionalità venezuelana legate al regime di Nicolás Maduro" con l'obiettivo di "evitare che utilizzino il Perù per evadere la giustizia".

Media, in Venezuela usato il drone 'Bestia di Kandahar'

 Il drone RQ-170 Sentinel, noto anche come la 'Bestia di Kandahar', avrebbe avuto una parte nell'Operazione Absolute Resolve, la missione americana che ha portato alla cattura Nicolás Maduro. Lo riportano diverse testate giornalistiche militari e internazionali.
Tra questi l'australiana Abc News che pubblica un filmato verificato condiviso da un tracker Osint (Open Source Intelligence) che mostra un RQ-170 di ritorno a Porto Rico dopo aver supportato la missione. Il drone RQ-170 Sentinel è un aeromobile a pilotaggio remoto prodotto dalla Lockheed Martin.

Tokyo cauta sull'operazione militare Usa in Venezuela

 Il governo giapponese evita di esprimere un giudizio sull'operazione militare condotta dagli Stati Uniti in Venezuela che ha portato all'arresto del presidente Nicolás Maduro, mentre il ministero degli Esteri nipponico rende noto di "monitorare da vicino l'evolversi della situazione", e di aver già stabilito contatti con la maggior parte dei connazionali presenti nel Paese sudamericano. I
In un post sui social media, la premier Sanae Takaichi Takaichi ha ribadito che Tokyo "da sempre rispetta valori fondamentali come la libertà, la democrazia e lo stato di diritto", confermando che il suo esecutivo coordinerà la propria azione con i partner del G7 e altri Paesi interessati alla crisi. La mossa di Washington ha sollevato numerosi interrogativi giuridici sui media locali, che hanno fatto notare come il raid militare sia stato eseguito senza autorizzazione del Congresso americano, né in presenza di una minaccia immediata alla sicurezza nazionale. Tokyo, pur non entrando nel merito delle accuse o della legittimità dell'intervento, ribadisce il proprio impegno a favore di una soluzione diplomatica e multilaterale alla crisi.

Corea del Nord, in Venezuela 'grave violazione della sovranità'

 La Corea del Nord ha denunciato oggi la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti come una "grave violazione della sovranità", hanno riferito i media statali. Il Ministero degli Esteri di Pyongyang "condanna fermamente l'azione a perseguimento dell'egemonia da parte degli Stati Uniti commesso in Venezuela", ha affermato un portavoce del Ministero in una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa ufficiale Kcna.
"L'incidente è un altro esempio che conferma chiaramente ancora una volta la natura canaglia e brutale degli Stati Uniti", ha aggiunto.

Nyt, Maduro rifiutò un ultimatum di Trump a dicembre per esilio in Turchia. Usa puntano su Rodriguez

 Nicolas Maduro, a fine dicembre, ha rifiutato un ultimatum del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di lasciare l'incarico e andare in esilio dorato in Turchia. Lo riferisce il New York Times citando diverse fonti americane e venezuelane coinvolte nei colloqui di transizione.  La vicepresidente del Venezuela Delcy Rodríguez avrebbe impressionato i funzionari di Donald Trump grazie alla sua gestione dell'industria petrolifera, cruciale per il Venezuela e questo li avrebbe convinti che possa essere una sostituta accettabile di Nicolas Maduro. Lo scrive il New York Times che cita persone coinvolte nelle discussioni. Secondo l'articolo gli intermediari avrebbero convinto l'amministrazione americana che Rodriguez avrebbe protetto e sostenuto i futuri investimenti energetici americani nel Paese.
"Seguo la sua carriera da molto tempo, quindi ho un'idea di chi sia e di cosa faccia", ha detto un alto funzionario statunitense, riferendosi a Rodríguez.
"Non sto affermando che sia la soluzione definitiva ai problemi del Paese, ma è certamente una persona con cui pensiamo di poter lavorare a un livello molto più professionale di quanto siamo riusciti a fare con lui", ha aggiunto il funzionario, riferendosi a Maduro.
Trump, spiega il Nyt, non aveva mai mostrato simpatia per la leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machado. Trump ieri ha fatto aperture a Rodríguez, affermando che a Machado manca il "sostegno" necessario per governare il Venezuela.
Nonostante la condanna pubblica dell'attacco da parte di Rodríguez, un alto funzionario statunitense ha affermato che è troppo presto per trarre conclusioni sul suo approccio e che l'amministrazione rimane ottimista sulla possibilità di collaborare con lei. Rodríguez, ricorda il media americano, è riuscita a stabilizzare l'economia venezuelana dopo anni di crisi e ad aumentare lentamente ma costantemente la produzione di petrolio del Paese, nonostante l'inasprimento delle sanzioni statunitensi, un'impresa che le è valsa persino il rispetto, seppur riluttante, di alcuni funzionari americani.

Amnesty, in Venezuela gravi rischi per i diritti umani

 L'azione militare in Venezuela dall'amministrazione Trump "solleva gravi preoccupazioni per i diritti umani della popolazione venezuelana. Con estrema probabilità essa costituisce una violazione del diritto internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite, così come lo è l'intenzione dichiarata dagli Stati Uniti di gestire il paese e di controllarne le risorse petrolifere". Lo scrive Amnesty International.
L'organizzazione non governativa, "è particolarmente preoccupata per il rischio di un'ulteriore escalation delle violazioni dei diritti umani nel Paese". Amnesty esorta il governo degli Stati Uniti a rispettare il diritto internazionale, a dare priorità alla protezione della popolazione civile e a garantire i diritti umani di tutte le persone private della libertà. Amnesty chiede inoltre alle autorità venezuelane di astenersi da ulteriori azioni repressive. L'organizzazione poi si dice "allarmata dal fatto che l'attacco contro il Venezuela e la cattura di Nicolás Maduro e Cilia Flores da parte di uno dei cinque stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu contribuisca ad aggravare ulteriormente il collasso del diritto internazionale e dell'ordine internazionale basato su norme giuridiche".

Svezia, 'venezuelani liberati dalla dittatura di Maduro'

Il Primo Ministro di Svezia, Ulf Kristersson, si augura una "rapida e pacifica transizione democratica" in Venezuela, in seguito all'arresto del presidente Nicolas Maduro e la moglie: "Il popolo venezuelano è stato liberato dalla dittatura di Maduro. Tuttavia, tutti gli Stati hanno la responsabilità di rispettare e agire in conformità con il diritto internazionale" ha dichiarato Kristersson, riportato dall'agenzia di stampa svedese, TT. "La Svezia ha da tempo sottolineato che Maduro non ha alcuna legittimità democratica, soprattutto dopo i brogli elettorali del 2024" ha aggiunto il premier.
Sulla questione si è espressa anche la ministra degli esteri svedese : "Rispettare la volontà del popolo venezuelano e raggiungere una soluzione negoziata, democratica e pacifica è l'unico modo per il Venezuela di ripristinare la democrazia e risolvere la crisi in corso" ha dichiarato Maria Malmer Stenergard: "Il dittatore Nicolás Maduro non ha alcuna legittimità democratica. Il governo svedese non versa lacrime per la sua perdita di potere" ha sottolineato la ministra.

Iran, 'attacco Usa in Venezuela chiaro esempio di terrorismo di Stato'

 "L'Iran condanna fermamente l'aggressione militare statunitense al Venezuela e il rapimento del legittimo presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie, e considera l'azione un chiaro esempio di terrorismo di Stato", ha dichiarato il ministro iraniano degli Esteri Abbas Araghchi in una conversazione telefonica con il suo omologo venezuelano Yvan Eduardo Gil Pinto ieri sera.
L'Iran considera la mossa degli Stati Uniti un chiaro attacco alla sovranità e alla volontà nazionale del Venezuela e sosterrà il governo eletto venezuelano, ha aggiunto, secondo l'IRNA.
Pinto, da parte sua, ha elogiato la solidarietà dell'Iran , sottolineando: "Siamo determinati a difendere la sovranità nazionale e il diritto all'autodeterminazione contro le politiche prepotenti e illegali degli Stati Uniti".

La Cina chiede agli Usa di 'liberare immediatamente' Maduro

 "La Cina chiede agli Stati Uniti di garantire la sicurezza personale del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, di rilasciarli immediatamente e di fermare il rovesciamento del governo in Venezuela", ha affermato il ministero degli Esteri cinese in una nota, definendo l'attacco una "chiara violazione del diritto internazionale".

Corte suprema del Venezuela, 'Rodriguez presidente ad interim'

 La Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodriguez di assumere ad interim la presidenza, dopo la cattura da parte degli Usa del presidente Maduro. La Corte ha stabilito "che Rodriguez assuma ed eserciti in qualità di responsabile tutte le attribuzioni, i doveri e i poteri inerenti alla funzione di presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione".
I giudici non hanno ancora dichiarato Maduro definitivamente decaduto, il che avrebbe comportato l'indizione di elezioni anticipate entro 30 giorni.

Nyt, almeno 40 morti nell'attacco Usa in Venezuela

 Almeno 40 persone sono rimaste uccise nell'attacco statunitense contro il Venezuela avvenuto nelle prime ore di sabato, tra cui militari e civili, secondo quanto riferito da un alto funzionario venezuelano che ha parlato in condizione di anonimato. Lo riporta il New York Times.  Donald Trump, intervenuto sabato su Fox News, ha detto che nessun soldato americano è rimasto ucciso. Ha tuttavia suggerito che alcuni militari sono rimasti feriti. Il generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto, ha dichiarato in seguito, durante una conferenza stampa a Mar-a-Lago con il presidente Trump, che uno degli elicotteri statunitensi impegnati nell'operazione di cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie era stato colpito ma "era rimasto in grado di volare" e che tutti i velivoli statunitensi "sono tornati alla base".