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Proteste in Iran, le Ong: “Almeno 65 vittime”. Le autorità: “Tutti i manifestanti rischiano la pena di morte”

La Guida Suprema dell'Iran Ali Khamenei ha posto il Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica dell'Iran in uno stato di allerta più elevato rispetto a quello in cui si trovava durante la guerra con Israele a giugno scorso: lo hanno dichiarato al Telegraph alcuni funzionari della Repubblica Islamica mentre il Paese entra nel suo 14/esimo giorno di proteste diffuse.

Khamenei, affermano le fonti, "è in stretto contatto più con le Guardie della Rivoluzione (Irgc) che con l'esercito o la polizia, perché ritiene che il rischio di defezioni dell'Irgc sia pressoché inesistente, mentre altri hanno disertato in passato".

Tutti i manifestanti alle proteste che dilagano in Iran saranno accusati di essere "nemici di Dio" ("mohareb"), reato punibile con la pena di morte: lo ha dichiarato il procuratore generale del Paese, Mohammad Movahedi Azad, come riportato dai media statali iraniani, ripreso da Sky News.

L'accusa si applicherebbe sia ai "rivoltosi e terroristi" che hanno danneggiato la proprietà e minato la sicurezza, sia a coloro che li hanno aiutati, ha affermato Movahedi Azad.

Intanto l'agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency afferma che il numero delle vittime delle proteste in Iran è salito a 65.

La maggior parte dei morti è stata segnalata fuori Teheran, nelle province di Chaharmahal e Bakhtiari, Ilam, Kermanshah e Fars. L'Hrana ha affermato che sono state arrestate 2.311 persone.

Ma il bilancio potrebbe essere peggiore: un medico di Teheran ha dichiarato alla rivista Time, in condizione di anonimato, che solo sei ospedali della capitale iraniana avrebbero registrato almeno 217 morti tra i manifestanti, "la maggior parte a causa di proiettili veri". È quanto si legge sul sito della rivista, ripreso anche dalla testata israeliana I24.

Il conteggio delle vittime, se confermato, scrive ancora Time, segnalerebbe una temuta repressione, preannunciata dal blocco quasi totale delle connessioni Internet e telefoniche del paese da parte del regime da giovedì sera. Anche secondo la Bbc, "gli ospedali sono sopraffatti dal numero di feriti".

Anche tre agenti di polizia sono rimasti uccisi venerdì sera nel corso degli scontri a Shiraz, nel sud dell'Iran: lo scrive l'agenzia iraniana Tasnim, affiliata ai Pasdaran, secondo la quale oggi nel Paese fino ad ora si registra "calma". Altre 14 persone delle forze di sicurezza, inclusi un procuratore e diversi basij - le forze paramilitari della polizia - sarebbero rimaste uccise in varie parti del Paese nei disordini di giovedì, si aggiunge.

"Gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano" ha scritto su X il segretario di Stato Usa Marco Rubio, commentando le proteste di piazza.

Secondo l'osservatorio globale di internet Netblocks il "blackout nazionale di internet" imposto dalle autorità iraniane mentre i manifestanti scendono in piazza è ormai in vigore da oltre 36 ore. "Dopo un'altra notte di proteste accompagnate da repressione, i dati mostrano che il blackout nazionale di internet rimane in vigore per 36 ore", si legge in un post su X.

Intanto Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià di Persia, ha sollecitato con un videomessaggio online uno sciopero generale nel Paese. A darne conto è la tv pubblica israeliana Kan. "Sono certo - ha detto - che, rendendo la nostra presenza in piazza più concentrata e, allo stesso tempo, interrompendo i canali finanziari, rovesceremo completamente la Repubblica Islamica e il suo logoro e fragile meccanismo di repressione".

"Questo potrebbe essere il momento in cui il popolo iraniano si assumerà la responsabilità del proprio destino. Le rivoluzioni si fanno meglio dall'interno. Se l'Iran ci attacca, e ciò potrebbe accadere, ci saranno conseguenze terribili". Lo ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu in una videointervista all'Economist ripresa dalla testata israeliana YNet.

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