ROMA -“Indagato il Collegio del Garante della Privacy: tra le ipotesi di reato il caso smartglasses di Meta”: i canali social di Report rilanciano la notizia che ha travolto i vertici del Garante della Privacy, sotto indagine per corruzione e peculato, indagine partita proprio a seguito dell’inchiesta andata in onda lo scorso novembre su Rai3. Nella giornata di ieri, venerdì 15 gennaio, gli uomini della Finanza hanno infatti perquisito a lungo la sede dell’Authority, sequestrato cellulari e computer.
L’INCHIESTA, GLI INDAGATI CHI SONO
Gli accertamenti sono stati compiuti su mandato della Procura di Roma che ha avviato un’indagine per chiarire presunti conflitti di interesse e irregolarità nella gestione interna dell’Autorità. E da ieri sono iscritti nel registro degli indagati tutti i componenti del Collegio del Garante: il presidente Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. Report stamane evidenzia che “nel decreto di perquisizione” della Procura di Roma è citata anche la procedura sulla “sanzione irrogata nei confronti della società Meta in relazione all’immissione in commercio dei smartglasses, dispositivi caratterizzati da evidenti criticità sotto il profilo della tutela della privacy, tanto dei detentori quanto dei terzi”. Uno dei temi sollevati nella puntata sul Garante dello scorso novembre, riproposto poi sulla pagina social di Report.
LE “CONDOTTE DISINVOLTE”
Ma sono numerosi i punti, e soprattutto i conti, su cui gli inquirenti dovranno fare chiarezza. I servizi-richiesta di Report su spese e procedure di sanzioni definite opache, da cui sono partite le indagini, spaziano dai conti per il macellaio agli hotel di lusso, passando per fitness center e fiorai, fino ai voli in business class. Nel decreto di perquisizione firmato dai pm si parla di vere e proprie “condotte disinvolte che offendono il decoro dell’ente”.
L’IMPENNATA DELLE SPESE IN POCHI ANNI
Il nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Roma ha stimato che dal 2021 al 2024 le spese per il Collegio sono aumentate del 46%, con un incremento di circa 776 mila euro annui, “riconducibili- riporta il decreto- in larga parte a rimborsi per viaggi, soggiorni in alberghi di categoria cinque stelle, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia, fino a ricomprendere altresì fitness e cura della persona”.
IL CONTO DAL MAGELLAIO DA QUASI 7 MILA EURO
Nel mirino, tra le altre , le spese per seimila e settecento euro in tre anni del presidente Stazione nella macelleria Angelo Feroci, in via della Maddalena, di Roma. Ma anche quelle relative al parrucchiere, da parte della vicepresidente, Ginevra Cerrina Feroni, o per una cena da sette-otto persone, saldata con la carta di credito del Garante, segnalata dagli stessi uffici dell’ente come “estranea all’attività lavorativa”.
LE MISSIONI ALL’ESTERO CON VOLI IN BUSINESS
Sotto verifica anche i costi ritenuti eccessivi per le missioni all’estero. In particolare quella per il G7 di Tokyo del 2023, il costo previsto era di 34 mila euro. Ne sono stati spesi più del doppio, 80 mila. Un bilancio lievitato anche a causa del volo in business e di “un cospicuo numero di persone che generalmente vanno in missione all’estero per accompagnare i membri del collegio”, si legge nel documento della procura. Non diversa l’organizzazione per le missioni in Georgia (Batumi) e in Canada i cui i pm rilevano che “alcuni componenti del Collegio abbiano viaggiato in business class, pur in assenza dei presupposti previsti dalla pertinente regolamentazione, ben consapevoli di tale aspetto”.
L’USO PRIVATO DELLE AUTO DI SERVIZIO
Altri conti da vagliare anche quelli delle auto di servizio, usate per ‘ragioni personali’. “Per esempio per recarsi presso la sede di un partito politico”, scrivono i magistrati, riferendosi alla visita di Ghiglia nella sede di Fratelli d’Italia per incontrare Arianna Meloni, alla vigilia della sanzione destinata proprio a Report.
GLI ALLOGGI: HOTEL A 5 STELLE E CANONE D’AFFITTO ‘ANOMALO’
I membri del Collegio avevano anche l’alloggio coperto dall’Autorità: quelli che vivevano fuori Roma preferivano alberghi a 5 stelle, come il Bristol e il Parco dei Principi, e non si curavano di aggiungere al conto dell’ente anche le spese per il parrucchiere, bevande e fiori, riporta il Corriere della Sera, citando un testimone anonimo.
Il presidente Stanzione invece aveva si faceva rimborsare la casa che aveva preso in affitto in piazza della Pigna: un conto che è passato da 2.900 euro al mese a 3.700 in modo giudicato “anomalo” dallo stesso ex segretario Generale del Garante. Ma Angelo Fanizza, dimesso lo scorso novembre, a seguito delle inchieste di Report, attualmente uno dei principali testimoni dei pm, ma non è l’unico ad aver parlato. Agli atti, rivela il quotidiano Repubblica, ci sono diverse dichiarazioni di dipendenti dell’Autorità, coperti per ragioni investigative, che parlano di “spese eccessive”.
STANZIONE: “SONO TRANQUILLO”
Il presidente dell’Autorità Garante per la Privacy, Pasquale Stanzione, a seguito degli sviluppi dell’indagine avviata dalla Procura di Roma che lo vedono tra gli indagati, raggiunto dai cronisti non ha voluto rispondere alle domande ma si è limitato a dire che è “assolutamente tranquillo”.















