Gente d'Italia

Mercosur, dalla Francia alla Polonia: a Strasburgo trattori in fila già dall’alba

(foto archivio)

di VINCENZO GIARDINA

STRASBURGO – Trattori nella nebbia a Strasburgo. In fila già all’alba, da place de Bordeaux fino ai cordoni della polizia che presidiano il quartiere delle istituzioni europee. Gli agricoltori a bordo protestano contro l’accordo di libero scambio tra l’Ue e il Mercosur. Krzysztof e i suoi compagni arrivano dalla Polonia: “Anche l’Italia ha detto di sì, ma perché?” .

La protesta assedia il Parlamento europeo nei giorni della plenaria. Proprio ieri, di fronte ai deputati, il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic aveva definito l’intesa firmata da Ursula von der Leyen in Paraguay “il nostro più grande accordo”. E aveva aggiunto, parlando di benefici comuni: “Collegherà oltre 700 milioni di consumatori, eliminando tariffe e barriere”. Krzysztof e i suoi non la pensano così. Arrivano dalle campagne tra Zlotow e Pila, nel nord della Polonia, e se la prendono non solo con la Commissione Ue ma anche con i governi dei Paesi membri che hanno permesso di raggiungere la maggioranza qualificata necessaria al via libera. “Con noi contadini polacchi ci sono anche i francesi, gli austriaci e tanti altri”, assicura Krzysztof: “Insieme, dobbiamo bloccare quest’accordo”.

All’Ue il via libera è arrivato solo poche settimane fa. Decisivo il “sì” del governo di Giorgia Meloni, che ha permesso di raggiungere la maggioranza qualificata di 15 Paesi che rappresentino almeno il 65 per cento della popolazione comunitaria. Come ricostruisce il quotidiano Le Monde, il negoziato tra la Commissione Ue e Roma ha riguardato anzitutto i livelli dei sussidi previsti in bilancio per la Politica agricola comune. Il giornale francese ricorda pure il “grazie” all'”amica” Meloni di Javier Milei, il presidente dell’Argentina, con il Brasile uno dei pesi massimi del Mercosur. Contrari nell’Ue sono rimasti i governi di Polonia, Francia, Ungheria e Irlanda. Con i loro trattori davanti al Parlamento europeo oggi ci sono però manifestanti di molti più Paesi. “Votre faim sera notre fin”, “la vostra fame sarà la nostra fine”, sta scritto in un cartello appeso davanti al radiatore di un trattore con il tricolore francese. Tra le sigle della protesta presenti, per l’Italia al fianco di Krzysztof, c’è anche Coldiretti.

COLDIRETTI: PIÙ CONTROLLI E STOP A IMPORTAZIONI SLEALI 

Fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere. Questa la posizione di Coldiretti, presente oggi a Strasburgo in corteo fino al Parlamento Europeo con oltre mille soci agricoltori guidati dal Presidente Ettore Prandini e dal Segretario Generale Vincenzo Gesmundo, al fianco degli agricoltori francesi della Fnsea. La deriva autocratica e ideologica imposta da Ursula Von der Leyen sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del continente. La Commissione ha il dovere di difendere le produzioni europee, i cittadini consumatori e la sicurezza del cibo. Se Von der Leyen non garantisce subito reciprocità, controlli e trasparenza nel commercio internazionale, deve lasciare il suo incarico e abbandonare subito le follie che ad oggi hanno contraddistinto la sua gestione antidemocratica. La Commissione Von der Leyen ha trasformato l’agricoltura in un laboratorio ideologico gestito da tecnocrati che ignorano i territori produttivi, scaricano costi e vincoli sulle imprese europee e spalancano i mercati alla concorrenza sleale globale. Coldiretti chiede anche trasparenza totale con origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e abolizione dell’inganno del codice doganale dell’ultima trasformazione. La Commissione predica ideologia e impone burocrazia: 100 giorni di lavoro sottratti ogni anno alle aziende agricole per obblighi inutili, mentre senza reciprocità il commercio diventa un’arma contro l’Europa. Il negoziato sul Mercosur è l’emblema delle follie della Commissione: un accordo costruito per importare prodotti senza reciprocità e senza controlli sanitari e ambientali, aprendo la strada ad altri trattati ancora più pericolosi per l’agricoltura e il cibo europeo. Per queste ragioni la mobilitazione di Coldiretti proseguirà senza sosta, finché la Commissione non abbandonerà la linea suicida che ha imposto e non ripristinerà un quadro politico e commerciale capace di difendere agricoltura, cittadini e sovranità alimentare europea. “Continuiamo la nostra protesta sul tema della trasparenza – sottolinea il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – nell’interesse delle imprese agricole ma soprattutto dei cittadini consumatori. Vogliamo dare garanzie sulla qualità dei prodotti e, soprattutto, assicurare che i cibi importati rispettino esattamente le stesse regole e gli stessi standard ai quali sono sottoposte le nostre imprese.

Questo vale per il Mercosur, ma vale anche per tutti gli accordi futuri che verranno siglati: abbiamo la necessità di dare certezza e tutela al lavoro dei nostri agricoltori. La nostra battaglia – conclude Prandini – continuerà oggi, nei prossimi giorni, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, finché non otterremo elementi chiari di trasparenza e di coerenza da parte della Commissione europea”. “Siamo qui per denunciare la necessità che, partendo proprio dal Mercosur, tutti i prodotti che importiamo in Europa e soprattutto in Italia siano pienamente tracciabili – dichiara il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo – Noi abbiamo fotografato nel porto di Rotterdam quella che possiamo definire la porta degli inferi: le cose più schifose che arrivano in Italia. È quindi necessario che – prosegue Gesmundo – partendo da questa grande capacità di mobilitazione popolare, si possa arrivare non solo al concetto di reciprocità, ma a un controllo che riguardi tutte, tutte, tutte le merci che importiamo, sia dal punto di vista della qualità sia, soprattutto, da quello della salubrità. I Paesi dai quali importiamo prodotti e derrate alimentari utilizzano ancora fitofarmaci e veleni che in Europa sono stati banditi da oltre quarant’anni. Questo non è pensabile né auspicabile: non possiamo continuare in questa direzione”.

Exit mobile version