di ALESSANDRA FABBRETTI

ROMA – Ha preso il via Arctic Endurance, “resistenza artica”, la missione di esercitazione militare europea in Groenlandia per stabilire “una presenza militare più permanente” sul territorio attraverso forze “a rotazione”. A richiederla, la Danimarca, dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di voler prendere possesso dell’isola. Al momento hanno aderito quattro Stati membri della Nato: Francia, Germania, Svezia e Norvegia, tutti stati europei membri della Nato, come la Danimarca.

Nuuk, località costiera nell’estremità sud-occidentale separata dal Canada dal mare di Labrador, ospita al momento già una quindicina di militari francesi, come ha detto stamani a Radio France Info l’ambasciatore per i Poli e gli oceani Olivier Poivre d’Arvor, confermando le parole del presidente Emmanuel Macron di ieri sera su X in cui affermava che “i primi militari francesi sono in arrivo”. Parigi ha anche annunciato l’apertura di un consolato in Groenlandia il prossimo 6 febbraio. L’ambasciatore Poivre d’Arvor ha proseguito chiarendo che questa prima truppa è composta da “fanteria di montagna”, ossia personale “specializzato nella guerra ad alta quota”, quindi ha osservato che le minacce statunitensi alla sovranità dell’isola “sono senza precedenti”, aggiungendo: “Si diceva che l’Europa se la stesse prendendo comoda, ma non è così”.

LE ACCUSE DI IMMOBILISMO E ‘DOPPIO STANDARD’ ALL’EUROPA

In effetti l’Europa è stata accusata di immobilismo di fronte alla politica espansionistica di Trump, che rivelerebbe un doppio standard del Vecchio continente rispetto per esempio alle rivendicazioni russe in Ucraina o di quelle cinesi su Taiwan e il mar cinese meridionale. Inoltre, l’esistenza stessa della Nato è seriamente messa in discussione, essendo la Danimarca un membro dell’Alleanza atlantica. Un’eventuale aggressione militare statunitense costituirebbe un cortocircuito molto difficile da gestire.
Ieri intanto il tycoon è tornato sul tema in un post su Truth dai toni provocatori: “Gli Stati Uniti- ha scritto Trump- hanno bisogno della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale. È vitale per il Golden Dome (lo scudo antimissilistico, ndr) che stiamo costruendo. La Nato dovrebbe spalancarci la porta per ottenerla. Se non lo facciamo noi, lo faranno la Russia e la Cina, e questo non può accadere!”.

LA REAZIONE DELLA RUSSIA: E IL CONSIGLIO ARTICO?

Ieri, il ministero della Difesa tedesco era già tornato a ribadire che “la Nato non permetterà alla Russia o alla Cina di utilizzare l’Artico per scopi militari”, dopo aver constatato un aumento della presenza militare dei due Paesi a partire dal 2022, dopo l’aggressione russa dell’Ucraina.

Contraria alla missione di esercitazione quindi la Russia, preoccupata dal dispiegamento di forze Nato. In una nota diffusa dall’ambasciata russa a Bruxelles si legge: “Invece di lavorare in modo costruttivo all’interno delle istituzioni già esistenti, in particolare del Consiglio Artico, la Nato ha scelto la strada di una militarizzazione accelerata del Nord e sta rafforzando la sua presenza militare con il pretesto inventato di una crescente minaccia da parte di Mosca e Pechino”.

IL GOVERNO DANESE: ‘INTATTA L’AMBIZIONE DI WASHINGTON DI PRENDERE LA GROENLANDIA’

L’attore più preoccupato in questo quadro resta però la Danimarca. Il post in cui Trump ha ribadito che gli Stati Uniti avrebbero “bisogno” dell’isola è seguito a un vertice di ieri a Washington tra la ministra degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt e l’omologo danese Lars Lokke Rasmussen, alla presenza del segretario di Stato Usa Marco Rubio e il vicepresidente J.D. Vance. Durato meno di un’ora, ha confermato “un disaccordo fondamentale“, come ha commentato la prima ministra danese Mette Frederiksen: “L’ambizione americana di prendere il controllo della Groenlandia resta intatta” ha aggiunto, riferendo della decisione di istituire un gruppo di lavoro, che tuttavia “non cambia nulla. Si tratta di una situazione grave e pertanto continuiamo a impegnarci per impedire che questo scenario si ripeta”.

ANCHE L’ITALIA ANNUNCIA UNA ‘STRATEGIA PER L’ARTICO’

Quanto all’Italia, il governo della presidente Giorgia Meloni lavora a “rafforzare l’impegno italiano nella regione dell’Artico, con particolare riferimento al dialogo politico, ai temi di sicurezza, alla ricerca scientifica e allo sviluppo economico”. Questi infatti i temi al centro della Conferenza di presentazione della Politica Artica Italiana, che si terrà domani a Roma, a Villa Madama. Alla presentazione del Documento strategico interverrano il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, il Presidente del Cnr, Andrea Lenzi, e la Presidente di Enea, Francesca Mariotti.

L’appuntamento cade quindi in una fase delicata: da un lato, la corsa globale alle risorse minerarie e agli idrocarburi, di cui l’Artico sarebbe ricco; dall’altra, il rapido scioglimento della calotta polare, che chiama in causa la lotta ai cambiamenti climatici, ma anche gli enormi pericoli per l’ecosistema che comporterebbero eventuali trivellazioni esplorative e l’estrazione di idrocarburi. Le dichiarazioni di Trump si impongono come una terza, grande questione, che oltre a indebolire l’Unione europea e l’Alleanza atlantica rischia di aprire un nuovo focolaio di tensioni con la Russia.

CROSETTO: “100 O 200 SOLDATI LÌ CHE FANNO? SEMBRA BARZELLETA ABBIAMO CHIESTO CHE FOSSE LA NATO A COORDINARE”

“Cento, 200 o 300 soldati di qualunque nazionalità in Groenlandia, cosa fanno? Sembra l’inizio di una barzelletta. Non è una gara a chi manda i militari in giro per il mondo, il nostro è un atteggiamento razionale. Abbiamo chiesto che fosse la Nato a coordinare, noi dobbiamo unire e non spaccare”. Lo dice il ministro della difesa, Guido Crosetto parlando con i cronisti al Senato al termine delle comunicazioni in Aula, in riferimento all’invio di truppe europee nel paese artico.