Uno zaino antiproiettile

Le famiglie americane, terrorizzate dal susseguirsi di stragi nei campus e nei licei, stanno facendo incetta di zainetti anti-proiettile, disposte a pagare fino a 500 dollari per la sicurezza minacciata dei propri figli studenti.

La Bullet Blocker, azienda di Massachusetts, sta facendo affari d’oro dopo la strage alla scuola di Parkland in Florida: i suoi zaini rinforzati vanno a ruba, un incremento del 30% nell’ultima settimana. Un boom di vendite, peraltro, sistematico nei giorni che seguono le ricorrenti stragi. La fibra utilizzata è il Klaver, la stessa in uso nella dotazione delle forze armate, il sito promuove i suoi zaini descrivendo il fondatore della società, Joe Curran, come un precursore della difesa dei ragazzi dalle armi da fuoco, quando decise di fare qualcosa di utile per i suoi due figli, sconvolto dalla carneficina di Virginia Tech.

Intanto Donald Trump apre ad un rafforzamento dei controlli sulla vendita delle armi, incalzato dopo l’ennesima strage scolastica in Florida dalle crescenti proteste degli studenti, che oggi per la prima volta hanno fatto capolino davanti alla Casa Bianca: un anticipo della “marcia per le nostre vite” prevista il 24 marzo a Washington e in altre città americane, che potrebbe dare vita ad un movimento analogo a quello di #Metoo.

Nel frattempo affiorano altre circostanze inquietanti su Nikola Cruz, il 19/enne che la scorsa settimana ha ucciso 17 tra studenti e docenti della sua ex scuola di Parkland: nell’ultimo anno avrebbe acquistato legalmente fino a 10 fucili, nonostante i suoi noti problemi mentali e comportamentali. Il procuratore della Florida, Michael Satz, ha già preannunciato che non esclude di chiedere la pena di morte per il giovane, ricomparso davanti alla corte per una udienza procedurale, mentre il suo avvocato ha fatto sapere che potrebbe dichiararsi colpevole proprio per evitare la pena capitale

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