I tre italiani scomparsi in Messico

Paura per i napoletani scomparsi in Messico. Le televisioni locali hanno raccontato i dettagli di una notizia macabra e sconvolgente. I cadaveri di cinque persone orribilmente fatte a pezzi, sarebbero stati scoperti dalla polizia locale. I resti dei corpi erano rinchiusi all'interno di alcuni sacchetti di plastica lasciati in un Suv parcheggiato in un sentiero nella zona di Chilapa, nello stato di Guerrero, nel sud est del Paese. A ritrovarli alcune persone che poi avrebbero avvertito le autorità.

CORPI SMEMBRATI E PRIVI DELLA TESTA
I corpi sono difficili da identificare: sono in parte smembrati e tagliuzzati e ad alcuni di loro manca la testa. Il timore (ma è solo di questo che si tratta), ovviamente, è che alcuni di quei resti possano appartenere ai tre partenopei scomparsi lo scorso 31 gennaio nello stato di Jalisco, a molta distanza, dunque, dal luogo in cui sono stati rinvenuti i cadaveri. Un timore forte dal momento che proprio il Suv (di colore rosso) al cui interno erano stipati i sacchi di plastica con i resti, sarebbe simile a quello a bordo del quale Raffaele Russo, il figlio Antonio e il nipote Vincenzo Cimmino sarebbero stati fatti salire prima di dileguarsi nel nulla. Sull'argomento, non sarebbero comunque emersi maggiori elementi da parte degli inquirenti.

LA FAMIGLIA CHIEDE LA PROVA DEL DNA
La famiglia ha comunque chiesto la prova del Dna. Secondo l'avvocato Luigi Ferrandino, che assiste i Russo, è probabile che non si tratti dei cadaveri degli scomparsi. "Potrebbe non trattarsi di loro" ha spiegato il legale rivelando che la carnagione dei corpi ritrovati è molto scura. Tipica degli "indios, per intenderci, dell'America latina" ha detto Ferrandino. Il legale aggiunge che, ragionando, si può pensare che "se voglio far ritrovare il corpo di una vittima non lo faccio così lontano dal luogo della scomparsa, generalmente".

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