Elezioni politiche, il Comites vuole vederci chiaro e per questo ha deciso di convocare ufficialmente l'ambasciatore Gianni Piccato nella prossima riunione che si dovrebbe tenere tra il 10 e il 12 aprile. Con un obiettivo molto chiaro e preciso: fare chiarezza e chiedere delucidazioni sulla scarsissima partecipazione al voto da parte degli italiani
in Uruguay e avere delle risposte a riguardo.
"Occorre approfondire alcuni aspetti del processo elettorale che non sono stati chiariti. Ad esempio tutta la parte riguardante la stampa delle schede a opera di una tipografia privata e quella della distribuzione curata dalle Poste uruguaiane", le parole del presidente del
Comitato Alessandro Maggi a Gente d'Italia.
Un vero e proprio passo ufficiale, insomma, questo del Comitato degli italiani all'estero di Montevideo che subito dopo lo spoglio delle cartelle elettorali manifestò non poche perplessità sui dati di affluenza alle urne da parte degli italiani aventi diritto al voto.
Dati, ricordiamo, bassissimi (circa una persona su quattro ha dato la propria preferenza). Da qui la decisione di avere spiegazioni direttamente dall'ambasciatore cui saranno chiesti chiarimenti formali. I rappresentanti del Comites, ricordiamo, erano già intervenuti sul tema nell'ultima riunione denunciando diversi aspetti negativi riguardo la poca campagna di diffusione organizzata dall'Ambasciata.
"Convocare direttamente l’ambasciatore ci è sembrata la soluzione migliore perché bisogna fare un bilancio su quello che è successo e non si può far aspettare troppo tempo". A parlare è Filomena Narducci, consigliere del Comites e anche candidata per Liberi e Uguali alle ultime elezioni. Secondo la Narducci "la responsabilità politica" del processo elettorale uruguaiano è da attribuirsi all'ambasciatore Piccato che adesso "dovrà fornire risposte concrete" per "capire cosa è effettivamente successo". Sono poche le certezze che restano dopo i risultati deludenti del voto: "Conciliamo tutti su un punto. L’organizzazione è stata un disastro come dimostrano i risultati. Non ci possono essere scuse". Sono in particolare le caratteristiche tipiche del contesto uruguaiano a generare ulteriori preoccupazioni nella riflessione della candidata italouruguaiana: "Questo è un paese in cui c’è una grande cultura politica, la gente vuole votare perché capisce l’importanza del voto. Lo è stato così anche con le elezioni italiane in passato, fin dal 2006. Questa volta non si può dire, ad esempio, che la colpa è stata del periodo estivo e del carnevale poiché nel 2013 fu addirittura peggiore ma, nonostante il periodo, votò il 40%. La realtà è che questa volta molti non hanno potuto votare perché non sono arrivati i plichi".
Filomena Narducci si dice poi "meravigliata" per la lettera dei giorni scorsi dell’ambasciatore Piccato a Gente d’Italia in cui venivano dettagliati alcuni dati sull'organizzazione del processo elettorale.
In base alle informazioni fornite nella lettera, 1.535 plichi elettorali sono giunti in Ambasciata dopo il termine previsto del primo marzo. 3.550 sono stati quelli restituiti dal servizio postale per mancato recapito. "Questi dati non bastano a chiarire la situazione. Dove sono andate a finire le altre decine di migliaia di voti?" Le domande poste dalla Narducci toccano diversi punti a cominciare dalla fase iniziale nella stampa delle buste realizzata in Uruguay dalla tipografia Imprimex: "Quali sono state le procedure applicate al riguardo? Ci sono stati controlli? Non essendoci l’intervento diretto dello Stato, all'estero questi compiti vengono affidati ad aziende private ed è ovvio che mancano le garanzie basiche. Quali vincoli poi ci sono stati tra Imprimex e le Poste uruguaiane? Perché le poste non hanno distribuito correttamente le buste?". Interrogativi che proseguono anche nella terza fase che prevedeva il coinvolgimento diretto di Abitatab nel raccogliere dagli elettori le schede elettorali compilate per poi trasmetterle all’Ambasciata. “Perché sono state date istruzioni ad Abitab di ricevere le schede fino al 31 marzo, un mese dopo il termine previsto per la scadenza? Quante buste ha ricevuto Abitab dopo il primo marzo?".
La necessità segnalata, alla luce di questi interrogativi, è quella di “conoscere direttamente i contratti stipulati dall'Ambasciata con i vari attori coinvolti nel processo elettorale” perché “bisogna capire cosa è successo in modo da poter correggere gli errori in futuro".
Anche l'analisi di Rolando Rossi, consigliere di Diritti e Solidarietà, è abbastanza dura: “La diffusione delle elezioni è stata davvero pessima. I finanziamenti arrivati dall'Italia sono stati spesi molto male. La cosa più sensata adesso è parlare direttamente con l’ambasciatore in modo che ci possa spiegare cosa è accaduto”. Nella sua riflessione, Rossi fa un ulteriore passo avanti e parla direttamente di “possibili anomalie” nell'organizzazione del voto pur precisando di non avere elementi probatori al riguardo. “Dalle voci raccolte sono emerse alcune particolarità. Ad esempio il ruolo della tipografia Imprimex che avrebbe consegnato direttamente le buste elettorali alle Poste uruguaiane. Se tutto ciò fosse vero sarebbe una cosa gravissima perché questo compito dovrebbe essere di responsabilità dell'Ambasciata e non di altri”. Anche i risultati finali destano forti dubbi e vengono giudicati come “decisamente strani” a partire dai voti ottenuti dalla candidata più votata, Rosario Lamorte del Maie (Movimento Associativo degli Italiani all'Estero): “Sono stati numeri molto sorprendenti per una persona che è praticamente sconosciuta all’interno della collettività italiana. Per tutte queste ragioni chiediamo all'ambasciatore Piccato che venga a chiarire tutto nella prossima riunione e magari ci possa togliere ogni dubbio”.

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