Ha dato il nome all’eroina dell’opera verdiana “La Traviata”, ha meritato le cure e l’attenzione di Napoleone Bonaparte ed ha avuto l’onore di essere disegnata, in molte versioni, da Leonardo da Vinci. Tanto onore per una vita molto breve: è la violetta, che nasce in primavera e vive quanto basta per annunciare la bella stagione.

Un’antica leggenda narra che Adamo, scacciato dal Paradiso terrestre, piangeva amare lacrime; ciò fece impietosire un angelo, che trasformò in viole le lacrime. Sembra che il nome “viola” abbia preso origine dalla ninfa Io, che Zeus, durante una delle sue tante avventure extraconiugali, trasformò in giovenca: la sfortunata non poteva cibarsi di comuni erbe e allora Zeus riempì di viole i prati percorsi dall’amata.

Ai tempi dell’amor cortese, nel Medioevo, la violetta rappresentava il simbolo di un sentimento innocente e timido.  I Persiani, molto più prosaicamente, ne coltivavano grandi quantità per farne sorbetti: i fiori, le foglie e le radici venivano adoperati dai medici arabi per pozioni medicamentose o per infusi.

La violetta visse un periodo di grande splendore in Francia, divenendo il simbolo dei Bonaparte, contrapposto ai gigli dei Borbone. Napoleone cominciò ad amare questo fiore dopo il suo primo incontro con Giuseppina Beauharnais, che gli donò il mazzolino di violette che portava appuntato sul vestito. Sull’abito da sposa di Giuseppina erano ricamate delle viole e a palazzo, in primavera, non ne mancavano mai.

Al momento di partire per l’esilio all’Elba, Napoleone assicurò che avrebbe fatto ritorno a Parigi “alla stagione delle viole”, e alla sua morte fra le sue cose fu trovato un piccolo medaglione in cristallo ed oro: conteneva il suo ricordo più caro, le violette, dono di Giuseppina. Alla sua seconda moglie, Maria Luisa, Granduchessa di Parma, per un’ironica continuità fu dedicato il profumo più famoso dell’Ottocento, la “Violetta di Parma”. 

La violetta può essere anche un insolito gelato. La preparazione è semplice: occorre una grossa manciata di violette, acqua e zucchero. Dopo aver passato i fiori sotto l’acqua corrente per un attimo, bisogna pestarli bene in un mortaio ed aggiungere 125 grammi di zucchero e circa mezzo litro d’acqua. Mescolare sin quando lo zucchero sarà sciolto e lasciar riposare il composto per un’ora; quindi filtrare il tutto, portare il liquido in una gelatiera e lasciarlo nel freezer finché si rapprenderà in una morbida granita.

 

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