E’ sicuramente l’emigrante italiano più famoso al mondo ma su di lui è sceso nel tempo un velo di tristezza per la prematura scomparsa all’apice della carriera: Rudy Valentino, star hollywoodiana degli anni venti, torna idealmente al cinema grazie al film di Nico Cirasola. La pellicola “Rudy Valentino”, che esce nelle sale giovedì, parte da un fatto vero e poco conosciuto: nel 1923 l’attore tornò nel suo paese, Castellaneta, in provincia di Taranto. 

Nel pieno del successo mondiale, dunque, Valentino fu preso dalla nostalgia del ritorno. E rientrò proprio mentre l’Italia stava piombando nel fascismo. La pellicola è un omaggio decisamente poco convenzionale al “divo dei divi”, il sex simbol del cinema muto, scomparso a soli 31 anni: intreccia realtà e fantasia, presente e futuro, catapultando il celebre latin lover ai giorni nostri e mettendone in luce lati oscuri e contraddizioni.

Rodolfo Pietro Filiberto Raffaello Guglielmi era nato a Castellaneta, in provincia di Taranto, nel 1895, terzo di quattro figli (Beatrice, Alberto e Maria erano i suoi fratelli) di un veterinario appassionato di araldica tanto che a un certo punto della vita cambiò il cognome in Valentina D’Antonguella e di una donna francese, Marie Gabrielle Bardin impegnata presso una nobile locale. Rimasto orfano di padre, passò tre anni in un centro per bambini soli e quindi si diplomò in Agraria a Genova.

Dopo una vacanza a Parigi tornò a Taranto e da lì spiccò il volo per l’America attirato dal successo di un amico di famiglia, il musicista Domenico Savino. Nel 1913 si imbarcò sul mercantile "Cleveland" e raggiunse New York il 23 dicembre dello stesso anno. Rodolfo rimase in breve tempo "al verde" e quindi iniziò ad intraprendere mestieri di fortuna come il cameriere e il giardiniere. Grazie all'amico Domenico Savino, che gli regalò un tight, si
presentò al Night-Club Maxim dove riuscì a fare una buona impressione e venne immediatamente assunto come taxi dancer (partner a pagamento per balli di coppia).

Ingaggiato prima da Bonnie Glass e poi da Joan Sawyer come ballerino, passò a San Francisco e quindi a Hollywood. Qui girò una serie di film di secondo piano da comparsa, prima di interpretare I quattro cavalieri dell'Apocalisse (The Four Horsemen of the Apocalypse, 1921) il film che gli diede il successo a lungo sognato. Altri suoi film importanti sono Lo sceicco (The Sheik, 1921), Sangue e arena (Blood and Sand, 1922), Aquila nera (The Eagle, 1925) e Il figlio dello sceicco (The Son ofthe Sheik, 1926), in cui impersonava l'eroe romantico e mascalzone, col suo fascino magnetico.

Ma Valentino segnò anche la moda dell’epoca per il suo modo originale di vestire. Il regista Nico Cirasola immagina un Rudy ai giorni nostri. In un teatrino della cittadina pugliese, una compagnia amatoriale sta provando uno spettacolo sul ritorno trionfale di Rudy Valentino nel suo paese. Lo spettacolo è diretto dal capocomico, un po’ goffo ma animato da grande venerazione per il divo. Le prove, però, vengono interrotte da un’apparizione: due personaggi vestiti anni venti. Sostengono di essere Rodolfo Valentino e la moglie, Natacha Rambova, e di essere tornati per rivedere la famiglia e la terra d’origine.

Si tratta di un impostore o del vero Rudy piombato magicamente dal passato? Mentre il capocomico tenta maldestramente di far valere il suo copione, lo spettacolo teatrale si anima. La realtà si mescola con la finzione, o forse viceversa. Nico Cirasola, nato a Gravina in Puglia, così spiega l’amore per il suo conterraneo: “Rodolfo Valentino - dice - è un mito che appartiene al mondo, però a me interessava raccontare il suo ritorno a Castellaneta, frammento della sua vita sorvolato nelle biografie scritte su di lui. L’ho immaginato al centro delle contraddizioni del sogno americano. Rodolfo incarna tutto questo: il viaggio dell’emigrante del sud Italia, il sogno realizzato della popolarità, il fascino del seduttore, il divo che, con solo due film, supera la fama di Chaplin. E ne rappresenta il rovescio della medaglia: la nostalgia del paese d’origine, lo scontro famigliare, le pene d’amore, il provincialismo, la delusione. Ho lavorato sul registro che più mi appartiene: la commistione dei generi e la visionarietà. Ho puntato su giovani attori e mostri sacri della cinematografia, protagonisti di un incrocio di emozioni”.

Secondo il regista “il mio Rudy rappresenta tutti i giovani che hanno un sogno da realizzare e, nonostante l'amore perla propria terra, sono costretti a lasciarla. Rodolfo Valentino con
grande sacrificio, partendo da un piccolo paese della Puglia, riuscì in poco tempo a diventare la star più brillante di Hollywood, testimonial dello stile e dell'eleganza italiana".

Marco Ferrari

 

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