Il premier Giuseppe Conte

Una triplice mossa per rafforzare i poteri di Giuseppe Conte, conferirgli un robusto margine d'azione e disinnescare (ancor di più) le trappole parlamentari. Una triplice mossa contenuta in una legge denominata "Deleghe al governo per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore", approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 dicembre, inabissatasi nei gangli della contrattazione dei ministeri e dei tecnici. Che è riemersa in queste ore in una bozza di cui Huffpost è in possesso.

In breve. Se la legge venisse approvata così come è stata licenziata dal Cdm, il presidente del Consiglio avrebbe poteri di nomina di un "Commissione permanente per l'attuazione delle misure di semplificazione" (budget: 2 milioni nel 2019, 8 a partire dal 2020). In secondo luogo presiederebbe il "Comitato interministeriale per la semplificazione", un secondo organismo che avrebbe il compito di "coordinare le attività di semplificazione, riassetto e codificazione" di una lenzuolata di materie di cui il governo assumerebbe la delega. Infine terrebbe strette le redini del Comitato di cui sopra tramite un terzo organismo creato ad hoc, una "Cabina di regia" posta sotto il controllo di Palazzo Chigi e presieduta da Capo dipartimento del Dagl, il Dipartimento affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio, uomo solitamente di stretta fiducia del premier (la scorsa estate Conte nominò Ermanno De Francesco).

Le materie su cui il Parlamento delegherebbe l'esecutivo a legiferare sono addirittura 19. Le elenchiamo tutte: attività e sviluppo economico, energia e fonti rinnovabili, agricoltura e agroalimentare, edilizia, urbanistica e governo del territorio, ambiente, beni culturali e del paesaggio, spettacolo, turismo, contratti pubblici, acquisto di beni e servizi da parte delle Pa, infrastrutture e trasporti, cittadinanza digitale, lavoro e legislazione sociale, disabilità, istruzione, università e alta formazione, servizio civile, prevenzione della corruzione e trasparenza, giustizia tributaria e tutela della salute. Senza contare la delega a riformare il codice civile e la giustizia amministrativa, contenute in capi separati e già previsti nell'accordo che ha portato ad approvare le modifiche della prescrizione, che fanno schizzare a più di 20 gli ambiti in cui il governo avrà libertà di manovra.

Di tutto ciò si occuperà Conte tramite il Comitato e la subordinata Cabina di regia. E sostanzialmente giocherebbe una partita da arbitro indiscusso. Perché a sedersi insieme a lui, come unico altro componente di diritto, sarebbe la sola Giulia Bongiorno, in quanto titolare della Pubblica amministrazione. E se è vero che il Comitato "si riunisce con la presenza di almeno due ministri, oltre al presidente", d'altra parte quest'ultimo avrà la prerogativa di "invitare" discrezionalmente i titolari dei dicasteri competenti per singola materia. Semplificando: redini in mano a Conte, presenza assicurata di un ministro leghista, ma facoltà al premier di dettare il passo, tirare le fila, armonizzare le norme.

Tra tutte, la delega dalla portata più consistente sembra quella sull'energia. Perché lascia libertà d'azione sulle strategie energetiche nazionali, su energia elettrica, gas, petrolio, rinnovabili ma anche nucleare, senza escludere possibili interventi su tariffe, prezzi e sulle Autorità per l'energia e il gestore dei servizi.

Nelle maglie della legge c'è un altro aspetto che conferirebbe ampi poteri, se non direttamente al presidente del Consiglio, alla Commissione permanente di sua stretta nomina. Perché chiunque potrà sottoporle la verifica della "conformità alla legge e alle altre disposizioni normative degli adempimenti e degli oneri regolatori" per tutto quel che concerne provvedimenti e atti amministrativi e atti normativi di rango secondario. Una sorta di "mini-Tar", che può sospendere o modificare le decisioni dell'amministrazione colpevole fino a proporre l'annullamento dell'atto.

Insomma, un vero e proprio pacchetto per consentire al governo di procedere con maggiore libertà in una lunga serie di settori. E per rafforzare l'autorità e la funzione di coordinamento di Palazzo Chigi e del suo inquilino. Parlamento permettendo.

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