La batosta elettorale in terra sarda è destinata a lasciare il segno sulla pelle del Movimento 5 Stelle locale e nazionale. Una parte della base M5S è in rivolta, pronta a far sentire la propria voce dopo il magro bottino ottenuto alle regionali da Francesco Desogus, il candidato grillino alla poltrona di governatore.

E c'è chi è pronto a chiedere la 'testa' di Mario Puddu: a molti, infatti, non è andato giù l''attivismo' dell'ex sindaco di Assemini - vincitore delle prime regionarie, ritiratosi dalla corsa a causa di una condanna per abuso d'ufficio - durante la campagna elettorale stellata.

Il 10 marzo a Oristano si terrà una riunione del meetup con gli attivisti e alcuni portavoce locali. A quanto apprende l'Adnkronos, nel corso dell'incontro - convocato per analizzare l'esito del voto - sarà redatto un documento critico nei confronti dei vertici del Movimento per la gestione del M5S sardo.

Un j'accuse che mette nel mirino, oltre a Puddu, anche lo 'stato maggiore' del M5S in Sardegna, da Emanuela Corda (deputata, capogruppo 5 Stelle in Commissione Difesa) a Pino Cabras. Tra i portavoce più critici si segnala Patrizia Cadau, consigliera comunale di Oristano già candidata alla carica sindaco del Comune sardo.
"C'è uno scollamento tra la base e i portavoce nazionali - si sfoga Cadau con l'Adnkronos -. Ritengo che il 42% ottenuto alle politiche sia stato gestito malissimo: una forza politica che esprime 16 parlamentari in una Regione come la Sardegna avrebbe dovuto fare meglio. Certamente non ha giovato il metodo con cui si è scelto il primo candidato presidente né ci ha facilitato la seconda votazione...".  Per la consigliera, "Puddu deve andarsene" perché "politicamente divisivo": "Bisogna avviare una riflessione per capire come riprendere contatto con la gente", aggiunge.
Impietoso anche il commento di Guido Sbandi, consigliere comunale a Quartu Sant'Elena. "E' indubbio - scrive su Facebook - che il Movimento 5 Stelle sardo perde il consenso popolare, perde perché sono stati traditi i principi ed i valori che ci hanno sempre contraddistinto. E' mancata la trasparenza nelle votazioni e nelle inspiegabili eliminazioni di candidati, è mancato il rispetto delle regole interne e l'onestà intellettuale di coloro che non le hanno rispettate, è mancata la coerenza nei fatti di chi ha voluto decidere da solo senza il popolo, senza i portavoce ed i gruppi locali, è mancata la professionalità in una campagna elettorale di basso livello e non vissuta nelle piazze. Il popolo lo ha compreso e non ci ha votato".
Intanto il capo politico Luigi Di Maio corre ai ripari accelerando sulla trasformazione del M5S. Il vicepremier respinge il confronto tra politiche e amministrative e saluta con favore l'ingresso del M5S nel Consiglio regionale sardo per la prima volta nella storia. "Il M5S è vivo e vegeto", rimarca il leader grillino, che annuncia "importanti novità" tra oggi e domani per quanto riguarda la riorganizzazione territoriale del Movimento 5 Stelle. Intanto però la fronda dei dissidenti torna ad alzare la voce. "La leadership di Luigi Di Maio certamente va rimessa in discussione", dice all'Adnkronos la senatrice campana Paola Nugnes.

"Non credo - insiste la parlamentare 'ribelle' - che una riorganizzazione calata dall'alto sia la soluzione. Ci vuole una riflessione collettiva che porti ad una discussione profonda con proposte da valutare tutti insieme". A Nugnes replica Sergio Battelli, tesoriere del M5S Camera e presidente della Commissione Politiche Ue: "Un consiglio: affronti e sfati la profezia di Fassino, si candidi lei per guidare il M5S. Non abbiamo bisogno di picconatori ma di visione e proposte".

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