L’agenzia americana di sanità pubblica l’ha inserito tra le “minacce impellenti”: “candida auris”, un fungo (meglio un lievito) della stessa famiglia della candidosi che affligge le parti intime femminili, è resistente ai farmaci antibiotici, in pratica al momento risulta in gran parte dei casi incurabile. E se presenta gli stessi sintomi di una normale influenza (febbre, vomito ecc…), in tre mesi può essere letale per i soggetti con le difese immunitarie basse come anziani e neonati, oppure nei soggetti autoimmuni o nei diabetici.

Candida auris (il paziente zero era una donna che ospitava il fungo nel padiglione auricolare) si sarebbe originato in Giappone per poi diffondersi nel resto del mondo: sembra che il suo brodo di cultura siano stati i campi agricoli trattati con alte concentrazioni di antibiotici favorendone la selezione. Il problema principale è che il contagio si compie preferibilmente negli ospedali e in genere negli ambienti dove sono accolti i soggetti colpiti.

Il New York Times, che ha segnalato con grande evidenza i rischi legati al fungo, riporta il caso del paziente dell’ospedale Mount Sinai, deceduto a tre mesi dal ricovero: l’uomo è morto, candida auris non solo non era stato debellato, ma riempiva di sé tutto l’ambiente che pure era stato sigillato e isolato. “Tutto era positivo ai test: i muri, il letto, le porte, le tende, i telefoni, il lavandino, la lavagna, i pali per le flebo”, ha dichiarato al giornale il dottor Scott Lorin, presidente dell’ospedale. “Il materasso, la struttura del letto, le persiane, il soffitto, tutto quello che era nella stanza”.

E in futuro, se non riusciremo a cambiare l’indirizzo attuale dell’uso eccessivo di antibiotici in agricoltura, questo fungo potrebbe attaccare anche chi ha un sistema immunitario efficiente. Una pestilenza.

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