Prende il via il Programma di Ricerche in Artico (PRA), istituito dalla Legge di bilancio 2018 per consentire all’Italia di attuare, tra l’altro, gli impegni assunti con la Dichiarazione congiunta alla prima “Arctic Science Ministerial” di Washington del 28 settembre 2016. Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti e il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, hanno infatti firmato il decreto di approvazione del Programma per il triennio 2018-2020 e il relativo programma annuale per il 2018. L’attuazione operativa del Programma, finanziato dal Miur per un milione di euro l’anno, è affidata al Consiglio Nazionale delle Ricerche, presso il quale opera uno specifico Comitato Scientifico per l’Artico cui partecipa anche il Miur. Cinque gli obiettivi scientifici del PRA nel triennio.

1) La comprensione quantitativa dei complessi processi responsabili della “Arctic Amplification”, ovvero i motivi per cui l’Artico si sta scaldando a un ritmo molto più veloce del resto del pianeta. Saranno da considerare tutti gli aspetti del sistema climatico artico, privilegiando un approccio integrato che affronti i cambiamenti della criosfera, dell’atmosfera neutra e ionizzata, dell’oceano, della biosfera e delle loro interazioni anche con gli aspetti geologici e geomorfologici e del georischio (frane, tsunami, stabilità).

2) La caratterizzazione dei cambiamenti della composizione, della dinamica, della stabilità e della struttura verticale dell’atmosfera e della colonna d’acqua dei mari artici, inclusi il rilievo batimetrico e i cambiamenti nella circolazione oceanica, dei fiordi e le interazioni fra circolazione costiera e oceanica, i cambiamenti nel ciclo idrologico artico, e considerando anche l’analisi dei possibili effetti dei cambiamenti che avvengono in Artico sulle condizioni meteoclimatiche alle medie latitudini.

3) I cambiamenti degli ecosistemi artici, sia marini sia terrestri, e le relative conseguenze sulla dinamica e distribuzione delle popolazioni animali e vegetali, sulle interazioni suolo-vegetazione-atmosfera, sui cambiamenti della fenologia e sulla biodiversità nel contesto dell’attuale rapida deglaciazione continentale e marina. L’effetto degli inquinanti sull’ecosistema e più in generale sull’ambiente artico, e lo sviluppo di approcci che permettano di ridurne le conseguenze negative.

4) Le ricostruzioni paleoclimatiche ottenute dall’analisi integrata di dati geochimici, geologici e geofisici dell’ambiente marino e delle carote di ghiaccio, che includano la simulazione numerica dei processi paleoclimatici artici e in particolare la dinamica glaciale durante transizioni climatiche.

5) Gli effetti dei cambiamenti climatici e ambientali sul benessere, sulla salute e sulla sicurezza delle popolazioni che vivono in Artico, nonché sullo sviluppo sostenibile della regione e la preservazione delle culture tradizionali indigene, sia per la mutata disponibilità di risorse, sia per l’aumentata variabilità ambientale, sia per l’effetto degli inquinanti.

Il Programma di Ricerche in Artico si svilupperà attraverso una serie di azioni. Bandi aperti per progetti di ricerca di durata triennale nel primo anno e di durata biennale nel secondo anno (710mila euro nel 2018 e 660mila euro nel 2019 dal Miur, previsto un cofinanziamento da parte dei proponenti e un punteggio aggiuntivo nel caso che a coordinare il progetto sia un under 40).

Bandi aperti destinati a: sostegno di specifiche attività di misura e monitoraggio in campo, con particolare riferimento agli osservatori di lungo periodo; sviluppo di sensori; implementazione di nuove strumentazioni, infrastrutture permanenti e piattaforme mobili di ricerca in Artico (previsti 200mila euro nel 2019 e 700mila euro nel 2020 dal Miur). E ancora, la realizzazione di una infrastruttura dati (che sarà realizzata dal Cnr in collaborazione con gli altri enti di ricerca rappresentati nel Comitato Scientifico per l’Artico) che, mediante un sistema di server, archivi e portali con accesso aperto ai dati e ai risultati, permetta di raccogliere, armonizzare e distribuire i dati climatici e ambientali ottenuti dalla ricerca italiana in Artico (dal Miur 15mila, 60mila e 150mila euro per ciascun anno).

Attività di disseminazione sui cambiamenti dell’ambiente artico e sulle ricerche in corso, sui risultati scientifici e sugli impatti sociali ed economici che i cambiamenti in Artico stanno generando (5mila euro nel 2018, 30mila nel 2019 e 50 mila nel 2020). Attività di alta formazione coordinata dal CNR in collaborazione con gli altri Enti di ricerca rappresentati nel CSA, mediante il supporto al dottorato di ricerca in Scienze Polari realizzato in convenzione con Università individuate attraverso manifestazioni di interesse (finanziato dal Miur solo per il 2018 con 240mila euro).

Infine, sostegno alla partecipazione italiana ai Working Group del Consiglio Artico e supporto alla presenza italiana nelle principali organizzazioni e programmi internazionali in base alle strategie definite dal CSA (30mila euro nel 2018, 50mila nel 2019 e 100mila nel 2020). Le dotazioni relative al 2019 e al 2020 – si precisa nel Programma – verranno confermate a tempo debito.

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