PALERMO – Ha preso il via a Palermo il Seminario promosso dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) sui giovani italiani all’estero. Protagonisti 115 ragazzi di origine italiana provenienti da tutto il mondo. La sala ONU del Teatro Massimo è stata la vetrina di presentazione per tutti questi giovani che, appena arrivati nella capitale siciliana, hanno avuto modo di conoscersi e presentare il loro vissuto e soprattutto la loro provenienza. Unico fil rouge tra tutti loro il paese d’origine, l’Italia, anche se di seconda e terza generazione. Tutto questo è stato reso possibile per iniziativa del Cgie che ha voluto fortemente realizzare il Seminario a Palermo, mentre i partecipanti sono stati selezionati dai Comites e dalle Consulte regionali per l’emigrazione, aderenti all’iniziativa, con l’intento di mobilitare tutte le comunità d’italiani all’estero e rafforzare le reti istituzionali di rappresentanza di base.

In tremila anni di storia, Palermo è stata probabilmente la più cosmopolita delle città italiane: ha visto sovrapporsi e coesistere civiltà come quella greca, romana, bizantina, araba, normanna e spagnola. I segni di questo mix vitale e potente di culture sono tuttora visibili in ogni angolo della città. Ecco che l’ospitalità, offerta a un seminario dedicato ai giovani italiani nel mondo, assume ancor di più i contorni di un destino scritto tra le pagine di storia di questo affascinante angolo d’Italia, in cui i flussi migratori sono stati sempre di casa.

"Abbiamo costruito la sicurezza proprio sull’accoglienza, considerando come un ‘palermitano’ chiunque venga a vivere qui e non c’è città al mondo che sia più cambiata negli ultimi quarant’anni rispetto a Palermo. Oggi stiamo un passo avanti rispetto a tante realtà, anche europee, vivendo d’innovazione e di turismo; siamo stati Capitale della Cultura nel 2018 e recenti dati Istat hanno evidenziato che questa è attualmente la città più sicura d’Italia. La mafia c’è ancora ma non governa più", ha affermato aprendo i lavori del seminario il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ricordando la figura di Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale Presidente della Repubblica, ucciso proprio dalla mafia nel 1980.

Francesco Bertolino, Presidente della Commissione Cultura del Comune di Palermo, ha ricordato il percorso di questo seminario, inziato nel 2016. "Tra le candidate c’erano città come Matera o Roma. Tuttavia Palermo è da sempre un simbolo di sedimentazione di culture e quindi di un concetto di mobilità come valore aggiunto e contaminazione", ha commentato Bertolino al quale si è aggiunto Roberto Lagalla, Assessore all’Istruzione e alla Formazione professionale della Regione Sicilia. "Non credo che le politiche discriminatorie possano, rispetto a temi quali la mobilità dei popoli, avere una forza duratura: il nostro stesso popolo è un popolo di emigrati. La Sicilia è una terra ospitale e tradizionalmente aperta, come lo è d’altronde la gente di mare. La Sicilia è un po’ una metafora di un mondo che cambia, ma che ha bisogno di migliorare: per far ciò non si può fare a meno dei giovani", ha sottolineato Lagalla.

Il Segretario Generale del Cgie, Michele Schiavone, ha voluto quindi puntare l’attenzione sul traguardo importante di essere riusciti ad arrivare a Palermo. "È stato impegnativo e abbiamo impiegato tempo; ma le aspettative che avevamo, oggi si concretizzano: l’obiettivo è di dare, attraverso voi, un futuro diverso alle nostre comunità. Per noi la presenza dei giovani è una sfida: molti giovani lasciano l’Italia e sappiamo che il loro numero, soprattutto nelle grandi metropoli, è anche maggiore rispetto a quello censito ufficialmente dall’Aire. Il desiderio è che tanti di loro possano fare ritorno in Italia, quale valore aggiunto", ha affermato Schiavone sottolineando l’importanza di un rilancio della presenza organizzata delle comunità italiane nel mondo. "Si parla tanto d’immigrazione ma bisogna far conoscere anche la questione migratoria, che ci vede tra i Paesi con più residenti all’estero. Al termine di questi tre giorni l’augurio è che i nostri giovani esprimano idee da scrivere nella Carta di Palermo: non più una testimonianza ma un protagonismo per il futuro… Diversi partecipanti al seminario – ha aggiunto Schiavone - sono figli della crisi, della disoccupazione e dell’individualismo che caratterizza questo inizio di millennio. Altri sono nativi intrisi di culture diverse tra le quali, però, emerge quella d’origine italiana. Il momento storico presente rende il loro bisogno di ereditare e di acquisire la testimonianza dei padri ancora più urgente e necessaria per indicare un orizzonte verso il quale orientarsi per dare un nuovo senso all’italianità presente altrove".

Il Sottosegretario agli Affari Esteri, Ricardo Merlo, ha voluto ricordare con orgoglio le proprie origini: quelle del papà trevigiano e della mamma spagnola. "Oggi ho però scoperto di essere anch’io un po’ ‘palermitano’, ascoltando le parole del sindaco Orlando. Alcuni decenni fa ero seduto lì come voi militando nei movimenti giovanili; poi sono diventato presidente del Comites di Buenos Aires, poi parte del Cgie. Sarete la classe dirigente degli italiani all’estero del futuro, non solo dal punto di vista politico ma anche economico, culturale e sociale. Dovete spingere nella militanza della causa degli italiani all’estero. Occupate gli spazi di potere e le istituzioni che sono strumenti per accederne, cambiando le cose, perché mai nessuno vi regalerà nulla. Dovreste fare una sintesi di questo incontro uniti ed organizzati" ha commentato Merlo rivolgendosi ai giovani presenti in sala nel Teatro Massimo di Palermo.

Il Direttore Generale del Maeci per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie, Luigi Maria Vignali, ha ringraziato quanti hanno sostenuto questo progetto, in particolare il Cgie e Maria Chiara Prodi. Sarà un incontro di contenuti. "È bello essere qui a Palermo, mi piace vedere tanti italiani nel mondo: ci siamo incontrati prima a Matera e poi adesso a Palermo: due città che condividono storie di riscatto e speranze", ha dichiarato Vignali evidenziando cinque vie da seguire: "La prima è nella necessità di consapevolezza politica sull’importanza delle comunità giovanili all’estero, perché voi siete gli alfieri dell’italianità all’estero ed è dimostrato che l’export italiano cresce di più dove c’è forza nella comunità italiana presente; la seconda via è quella dell’incontro tra le vostre esperienze personali; la terza è nel dialogo e nella creazione di una rete, oggi facilitata dall’uso dei social e tra l’altro lanceremo a breve una nuova applicazione informatica dedicata agli italiani nel mondo; la quarta è non aver paura di chiedere servizi e accompagnamento e di poter parlare con le istituzioni; infine la vostra presenza qui oggi è un atto d’amore verso l’Italia e, come diceva Paolo Borsellino, il vero amore consiste nell’amare ciò che non piace per poterlo cambiare. Anche dall’estero aiutateci a cambiare l’Italia in meglio", ha concluso Vignali.

Maria Chiara Prodi, presidente della Commissione VII ("Nuove migrazioni e generazioni nuove") del Cgie, ha l’importante ricordato il ruolo dei membri del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero come quello di "politici volontari". "Circa una metà dei giovani italiani all’estero non è iscritta all’Aire: quindi non è parte né attiva né passiva come potenziale elettorato nelle istituzioni rappresentative degli italiani all’estero. Papa Francesco dice di non limitarsi ad occupare una posizione ma di puntare ad avviare processi", ha aggiunto Prodi evidenziando l’impegno profuso negli ultimi due anni di lavoro insieme ai Comites e alle consulte, nonché d’incontri con le commissioni tematiche e continentali del Cgie. "Per anni – ha proseguito Chiara Prodi - si è parlato di giovani italiani fuori dall'Italia senza far parlare i diretti interessati. Qui a Palermo, venendo da tutto il mondo, ci giochiamo la possibilità di ribaltare la prospettiva con una voce multiforme, autorevole e creativa, che sappia farsi strada e conquistarsi un futuro di collaborazione con il nostro Paese, che farebbe bene al nostro Paese. Tutti i delegati presenti al Seminario avranno modo di conoscersi e scambiarsi informazioni. Sarà un lavoro attento e pieno di impegno in modo da poter realizzare nei prossimi sei mesi un documento fattivo di ricerca per i giovani italiani nel mondo".

Credere nei giovani italiani nel mondo e coinvolgerli al massimo, con l’obiettivo di forgiare dei potenziali candidati a ruoli di rappresentanza all’interno di istituzioni di primo piano come Comites e Cgie: è questo l’obiettivo del progetto che ci ha illustrato Maria Chiara Prodi, Presidente della Commissione VII del Cgie e annoverata tra le principali anime del seminario, dedicato ai giovani italiani all’estero, ospitato nel capoluogo della Regione Sicilia. "È da almeno tre anni che lavoriamo a questo progetto: dal febbraio scorso sono partite le videoconferenze preparatorie con le commissioni tematiche e continentali del Cgie, impegnandoci al contempo nella conoscenza diretta di questi ragazzi. Si è investito molto sui social e sul coinvolgimento dei giovani, proprio per fargli capire il senso di quello che stiamo facendo, nonché il senso di ciò che tale progetto punta a raggiungere", ha affermato Maria Chiara Prodi da noi intervistata a margine dell’incontro inaugurale del seminario, presso la location della Sala Onu del Teatro Massimo di Palermo. Certamente la situazione è cambiata rispetto al 2008, anno del primo seminario di questo genere svoltosi a Roma, e non solo per i mutamenti inerenti ai flussi migratori; decisamente diverso è stato anche l’aspetto economico, che non ha comunque scoraggiato gli organizzatori. Nel 2008 infatti i fondi ammontavano a 2 milioni di euro: nulla a che vedere con il budget attuale, ridotto praticamente al minimo, ha spiegato il presidente della Commissione VII del Cgie.

È comunque un dato di partenza che rafforza ulteriormente la soddisfazione per aver portato a Palermo 115 ragazzi da tutto il mondo, nel pieno rispetto della parità di genere e dell’equilibrio tra seconde-terze generazioni e nuova mobilità, avendo contattato 107 Comites. "Per quanto riguarda i criteri selettivi dei partecipanti, abbiamo richiesto il rispetto di soli tre elementi: un’età compresa tra 18-35 anni, il possesso della cittadinanza italiana e un livello sufficientemente idoneo di conoscenza della lingua sia scritta che parlata; infine un impegno costante nel tempo, una volta accettata la partecipazione. Il nostro obiettivo è quello di portare questi giovani a poter adempiere al ruolo di candidati per il rinnovo di istituzioni importanti come i Comites e il Cgie, considerando che nel 2020 sono previste le elezioni. Vogliamo quindi connettere questi ragazzi delegati con la Conferenza Stato-Regioni-Province autonome e Cgie programmata per la fine del 2019, arrivando a poter elaborare, in quella sede, delle richieste alle istituzioni in favore degli italiani nel mondo", ha concluso Maria Chiara Prodi.

SIMONE SPERDUTO / INFORM

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