Ascoltandolo parlare si nota subito un leggero accento brasiliano prima sconosciuto. Sarà che gli anni passano ma l’impegno di Fabio Porta per gli italiani all’estero continua anche fuori dai palazzi di Roma che ha abbandonato da oltre un anno. L’onda sovranista-populista ha travolto anche lui. Solo che in questo caso, in base alla sue denunce attualmente oggetto di diverse indagini, la causa è da attribuirsi a presunti brogli che avrebbero inquinato il voto. Siciliano resistente in Brasile da oltre un ventennio, parlamentare per due legislature con il Partito Democratico e attuale coordinatore del Pd in Sud America, Porta torna ancora una volta a Montevideo, per questa occasione in veste di sindacalista. Lo incontriamo all’hotel After in una domenica pomeriggio allietata dall’inconfondibile odore di asado che pervade le vie della città.

LA VIDEO-INTERVISTA:

"Per gli italiani all’estero il governo Lega-5 Stelle è una grande delusione. Paradossalmente, con la presenza per la prima volta di un italo-discendente nell’esecutivo con il sottosegretario agli Esteri Merlo, non si è avuto nessun miglioramento, anzi, sono stati fatti solo passi indietro - dice con rammarico - A dominare è una concezione negativa -e spesso xenofoba- verso gli immigrati stranieri che vengono in Italia e anche verso gli italiani che ritornano. È la miopia del paese più vecchio d’Europa che non capisce che senza la linfa vitale degli stranieri e dei connazionali all’estero è destinato a scomparire". L’ostilità verso questi ultimi, sostiene Porta, è dimostrata nei due provvedimenti simbolo dell’esecutivo giallo-verde: da una parte il decreto sicurezza dall’altra il reddito di cittadinanza. "Il primo è già concettualmente sbagliato perché considera gli italiani all’estero pericolosi come terroristi o clandestini".

Nel decreto fortemente voluto dalla Lega è stata introdotta una norma riguardante l’obbligo della conoscenza della lingua di livello B1 per coloro che richiedono la cittadinanza per matrimonio: "Questo tipo di requisito può essere comprensibile ma richiederlo subito, al momento della presentazione della domanda invece che a processo concluso è un’assurdità. È la classica legge fatta per scoraggiare le richieste". Molto critico è anche verso il reddito di cittadinanza perché "esclude chi ne avrebbe davvero bisogno, connazionali che rientrano per ragioni umanitarie, economiche o di salute e penso principalmente al Venezuela ma non solo. Mi stupisce che il Maie non abbia fatto nulla per correggerlo e allora mi sorge spontanea una domanda: cosa ci sta a fare un movimento degli italiani all’estero se non interviene in casi come questi? Serve solo per portare qualche voto in più a questa maggioranza? Se così fosse sarebbe molto triste".

C’è poi un’altra misura molto significativa di questo governo che l’ex presidente del Comitato italiani nel mondo della Camera prende in considerazione: "Ridurre il numero di parlamentari eletti all’estero è un errore dato che, rispetto all’epoca in cui vennero istituiti, oggi il numero di cittadini è raddoppiato. Oltre a ciò anche la nuova emigrazione ha bisogno di una maggiore rappresentanza. In definitiva, è una scelta poco rispettosa". La "propaganda e le promesse" di questo governo sono ben visibili anche qui in Uruguay con il caso emblematico del Consolato con il progetto di costruzione di un nuovo immobile che sarà però preceduto dall’affitto di una sede temporanea. "Io ho sempre seguito da vicino questa vicenda come dimostrano gli atti parlamentari. Adesso vedo le solite promesse poco chiare che ci fanno capire solo una cosa: la campagna elettorale del Maie continua. Sembra che ci sia solo fretta di tagliare qualche nastro dettata dal pericolo di caduta del governo".

Così come denunciato dai rappresentanti della locale comunità italiana, Porta esprime una serie di dubbi al riguardo e promette battaglia. "Quanti soldi sono stati stanziati? Come verranno spesi? Esistono altri progetti? Verranno realmente migliorati i servizi?" queste alcune delle domande poste. "Dobbiamo saperne di più rispetto a qualche tweet. Con i colleghi del Pd cercheremo di preparare un’interrogazione parlamentare per fare chiarezza perché è nell’interesse di tutti eliminare ogni sospetto". Entrando nel merito della questione dei servizi consolari, l’affondo resta sempre molto duro: "Fino al momento, risultati concreti non ce ne sono. Di tutto il personale di ruolo che si sta mandando in giro per il mondo non ho visto molte unità arrivare a Montevideo. Eppure il sottosegretario avrebbe potuto inviare subito 5, 6 o 7 nuove persone e invece non è stato fatto. Un’altra cosa importante è capire come sono stati utilizzati i 300 euro della tassa sulla cittadinanza, una misura che rivendico perché è stata l’unica dimostrazione concreta che è possibile migliorare e velocizzare i servizi".

Al di là dei grandi progetti, i problemi quotidiani che continuano a patire gli italiani in Uruguay per i servizi di questa Ambasciata resta una grande preoccupazione per l’ex parlamentare che afferma: "Bisogna partire dalle cose concrete. Penso innanzitutto al sistema di prenotazione degli appuntamenti on line che come denunciato da Gente d’Italia continua ad essere ostaggio di intermediari che lucrano sui diritti e questo è inaccettabile". Altra questione a lui molto sensibile è quella dei pensionati e le difficoltà che attraversano per ottenere il certificato di esistenza in vita: "Leggendo quello che è successo sono rimasto molto colpito. È stata una mancanza di rispetto, segno di un comportamento poco rispettoso per delle persone che hanno dato molto all’Italia. Pensando a un contesto come quello dell’Uruguay dove operano diversi patronati efficienti, forse le cose si sarebbero potute organizzare diversamente". Il tema dei pensionati continuerà ad essere affrontato da Fabio Porta in questi giorni a Montevideo con la proposta di rilanciare l’idea di un’organizzazione sudamericana della categoria che possa prendere l’esempio del modello europeo e "unirsi contro le politiche liberiste che stanno cercando di diminuire i diritti di previdenza sociale e i pilastri dello stato sociale".

Matteo Forciniti

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