Venezuela, piazze contro in un Primo maggio segnato da proclami di guerra, accuse di golpe, e con le Forze armate sempre più ago della bilancia di quella che ormai è diventata una guerra civile. Si svolgerà a partire da 15 punti di Caracas e in 21 Stati venezuelani la mobilitazione convocata contro il governo del presidente Nicolas Maduro dal leader dell'opposizione Juan Guaidò, autoproclamatosi presidente ad interim del Paese, che dopo la giornata di ieri annuncia nuove manifestazioni: è ricomparso in pubblico, dinanzi a migliaia di sostenitori a Caracas, e ha promesso che andrà avanti fino a che non sia raggiunto "l'obiettivo di disarcionare il regime di Nicolas Maduro".

Allo stesso tempo, i sostenitori del capo dello Stato sono stati chiamati a marciare nella capitale fra il raccordo di Longaray, sull'autostrada Valle-Coche, fino al palazzo presidenziale di Miraflores. Guaidò ha chiamato a un'altra giornata di proteste stamattina. Contemporaneamente lo stesso presidente venezuelano Maduro ha invece ringraziato le Forze armate per aver "sconfitto i golpisti".

"Voglio congratularmi con voi Forze armate per l'atteggiamento fermo, leale, valoroso e di enorme saggezza con cui avete condotto alla soluzione e alla sconfitta del piccolo gruppo che pretendeva di riempire il Paese di violenza con una scaramuccia golpista", ha dichiarato nella notte scorsa il presidente venezuelano. In un video con ministri, leader del Partito socialista unito del Venezuela e vertici militari diffuso attraverso Twitter, Maduro riferendosi a ieri ha parlato di un giorno intenso di eventi, emozioni, riflessioni e di sguardi sul futuro del Venezuela".

È stato anche, ha proseguito, "un giorno di contrasto in cui si sono contrapposte due Venezuela: una di pace e dialogo ed un'altra portatrice di violenza e venduta alle ambizioni straniere". Maduro ha quindi smentito l'intenzione, attribuitagli dal segretario di Stato americano, di abbandonare il Paese per trasferirsi a Cuba quando è cominciata la rivolta militare guidata da Guaidó.

La tensione nel Paese è altissima.

È di almeno un morto, un ragazzo di 24 anni, e 59 feriti il bilancio degli scontri di martedì Lo riportano i media locali citando dati dell'Ong venezuelana per i diritti umani Foro Penal. La giovane vittima, rimasta ferita negli scontri nella città di La Victoria, è stata trasportata in ospedale dove però è giunta senza vita. La stessa ong ha riferito che 119 persone, di cui 11 adolescenti, sono state arrestate durante le manifestazioni. Lo stato che ha registrato il maggior numero di arresti è quello di Zulia, con 68 persone. Seguono gli stati di Carabobo (10 arresti), Aragua (9 arresti) e Merida (8 arresti).

Foro Penal riporta inoltre arresti negli stati di Lara, Monagas e Tachira (5 persone per ogni stato), nell'area di Caracas (4 persone), nello stato di Bolivar (3 persone) e in quelli di Miranda e Trujillo (un arresto per ogni stato). Nuovi scontri sono esplosi tra manifestanti e la Guardia nazionale bolivariana a Caracas mentre sono in corso le marce contrarie di sostenitori di Maduro e oppositori. Il potente presidente dell'Assemblea costituente venezuelana, Diosdado Cabello, ha chiamato i sostenitori chavisti a raccolta nel palazzo presidenziale di Miraflores a Caracas.

Il ministro della Difesa, Vladimir Padrino, dopo aver assicurato che la situazione "è sotto controllo" e che la Fuerza Armada Nacional Bolivariana (Fanb) "resta ferma nella difesa della Costituzione", ha poi aggiunto che i militari "faranno uso delle armi se si renderà necessario per fermare la sommossa" contro Maduro. Intanto hanno cominciato a circolare dei video di alcuni gruppi di miliziani armati fedeli a Maduro in cui si invita a soffocare militarmente la rivolta: "è giunto il momento di difendere la rivoluzione con le armi", afferma in un video il capo del gruppo La Piedrita, Valentiìn Santana che si mostra alla telecamera con un mitra in mano. La gang di Santana controlla le colline vicine al palazzo presidenziale Miraflores.

di UMBERTO DE GIOVANNANGELI