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Ogni stagione politica o storica si contraddistingue per alcuni particolari. Il Novecento che ci sembra così lontano ha avuto la stagione degli orrori mondiali, la rinascita della democrazia, la caduta del muro di Berlino con la conclusione della Guerra fredda.

Questo nuovo millennio che si presentava come il secolo del benessere che si lasciava alle spalle le ultime spore della Seconda guerra mondiale si è trasformato nel pericolo islamista e il ritorno del timore del confronto fra le due superpotenze con altre che si sono costituite come la Cina. La Francia e l’Inghilterra vincitrici del Seconda guerra mondiale, insieme agli americani, sembra che vogliano affrontare la globalizzazione con il ritorno ai loro sogni del passato di “grandeur”.

La Russia, che sembrava esser scomparsa come potenza globale, con Putin ha ritrovato la forza e l’orgoglio di ritornare ad essere un giocatore nello scacchiere mondiale. Gli Stati Uniti, dopo le disastrose presidenze sia democratiche che repubblicane, vivono uno scontro interno di cui gli scenari sono ad oggi non facilmente comprensibili. Presidenze disastrose perché quelle democratiche hanno sviluppato guerre dove era necessario dialogo e portato la Nato ai confini della Russia, che non era nei patti del disgelo. Quelle repubblicane non hanno avuto la strategia di come chiudere i conflitti con coloro che la stessa America ha armato e sostenendo le forze islamiste che si sono rivoltate contro lo stesso Occidente, che secondo loro li ha traditi.

La Guerra fredda nel bene e nel male garantiva un equilibrio che metteva a freno le spinte della speculazione finanziaria perché bisognava impedire che l’impoverimento dei popoli potesse essere utilizzato per l’affermazione di forze politiche amiche dell’allora Unione Sovietica. Con la caduta del Muro di Berlino è scattato il “tana liberi tutti”, facendo scomparire i freni inibitori alla finanza mondiale che, a sua volta, ha cercato di eliminare quei lacci e lacciuoli che la politica aveva creato, nel delirio che l’economia potesse da sola governare il mondo e i suoi popoli.

L’Europa sembra la Cenerentola di questa globalizzazione. Ha subito gli effetti negativi della finanza speculativa e invece di rafforzare l’unione vive un grande momento di sbandamento esistenziale, con classi dirigenti incapaci di indicare la strada maestra degli Stati Uniti d’Europa, prospettiva ovviamente non amata né dagli Stati Uniti per miopia politica né dai russi.

La gestione del mondo con accordi bilaterali è utile a chi è nella condizione politica, economica e militare di dare le carte evitando, se possibile, che nuovi soggetti si inseriscano nel gioco. Serve un ritorno agli accordi globali che ridefiniscano le regole di convivenza all’economia mondiale, il riaffermare il valore dei diritti umani in modo universale, senza per questo fare delle guerre, trasformare le zone di influenza in zone di convivenza. Se il comunismo è morto e il capitalismo ha giustamente vinto, non sono però scomparsi i poveri e il bisogno di emancipazione e di benessere dei popoli delle singole nazioni.

ROBERTO GIULIANO

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