Il premier Giuseppe Conte (da YouTube)

Quella di Giuseppe Conte è stata una mossa irrituale ma abile per scaricare il cerino della crisi nelle mani di Matteo Salvini e Luigi Di Maio e ritagliarsi un ruolo di tecnico super partes che, nel Paese in cui ci sono stati i fenomeni di Dini, Ciampi e Monti, potrebbe risultare molto utile in futuro. Per ottenere questi due risultati Conte aveva assolutamente bisogno della irritualità.

Avrebbe potuto pronunciare il suo ultimatum ai due vicepresidenti litiganti in una qualsiasi riunione riservata a Palazzo Chigi. Come avrebbe fatto la stragrande maggioranza dei suoi predecessori. Ma in questo caso non si sarebbe liberato agli occhi dell’opinione pubblica di qualsiasi responsabilità di una eventuale crisi. E non avrebbe potuto ridefinirsi il ruolo di tecnico "terzo" lontano dalla Lega ma completamente distante anche dal Movimento Cinque Stelle che lo aveva designato per il ruolo di Presidente del Consiglio. Conte, dunque, che si è ben guardato di ufficializzare il suo ultimatum in Parlamento per non essere accusato di essere il vero artefice della crisi, ha pensato a se stesso.

Ed è proprio la motivazione del "si salvi chi può" che indica con chiarezza la gravità di un quadro politico reso traballante da una campagna elettorale che ha dimostrato come nessun contratto di potere può reggere sotto le spinte identitarie contrastanti di chi lo ha sottoscritto. Tale gravità non significa affatto che il Governo giallo-verde sia destinato a cadere in tempi rapidissimi. Indica più semplicemente che i rapporti di forza nella coalizione si sono ribaltati e che d’ora in avanti, con Conte non più mediatore ma "terzo" garantito dal Quirinale, Salvini detterà l’agenda della coalizione e se il Movimento Cinque Stelle si metterà di traverso si assumerà la responsabilità di mandare a casa l’esecutivo.

Il cerino, dunque, passa direttamente nelle mani di Luigi Di Maio. Che rischia di bruciarsi stretto com’è tra le pressioni della Lega ed i sentimenti identitari antileghisti del Movimento Cinque Stelle che lui stesso ha risvegliato ed alimentato nella speranza di evitare il bagno elettorale durante l’ultimo mese della campagna delle Europee. Quanto potrà andare avanti questa solfa?

Sicuramente, come ha detto Salvini, fino ai primi di luglio. Poi o i grillini si appiattiscono e si spaccano, o si torna alle urne. Sempre che a Sergio Mattarella non venga in testa di sperimentare Conte nel ruolo passato di Dini e di Monti!

ARTURO DIACONALE

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