Carlo Parini

«La mia impressione è che siamo stati rimossi». Il "cacciatore di scarfisti", il commissario Carlo Parini, dal 15 di dicembre è stato messo a timbrare passaporti. Il pool che guidava è stato chiuso, lui è stato spostato all'Ufficio passaporti, gli altri componenti del gruppo sono stati dirottati all'ufficio Ambiente.

Pioniere degli investigatori anti-trafficanti, citato anche in un'inchiesta del New York Times, Parini nel 2006 aveva creato il Gicic, il gruppo interforze di contrasto all'immigrazione clandestina di Siracusa. Il gruppo Interforze era un team unico in Italia, in dodici anni ha gestito 1.084 sbarchi, l'assistenza e la raccolta dati su 128.569 migranti, il sequestro di 219 imbarcazioni, l'arresto di 1.051 persone. Ma improvvisamente a dicembre è stato deciso che il gruppo non serviva più ed è stato cancellato.

«Ufficialmente - dice Parini - è una decisione della procura di Siracusa, però non so effettivamente da dove parta questa scelta. Dicono di aver istituito un gruppo simile a Catania, sotto il procuratore Zuccaro. Noi eravamo però anche disponibili a trasferirci a Catania. Ci hanno detto di no. Non voglio dire che non fossimo graditi, diciamo che non siamo stati scelti». La rimozione del pool anti trafficanti conferma l'allarme che arriva dal rapporto annuale sul traffico di esseri umani pubblicato ieri dal Dipartimento di Stato americano, secondo il quale l'Italia ha «diminuito le indagini sulla tratta».

«Noi - dice il "cacciatore di scafisti" - eravamo l'unico gruppo che aveva una cognizione di tutto il traffico di esseri umani del Mediterraneo. Il Gicic negli ultimi anni si era specializzato nella rotta greco-turca, in cui i trafficanti utilizzano barche a vela: più sicure, ospitano da 35 a 70 persone che sborsano 5.000 euro ciascuna; un giro notevole, gestito da organizzazioni criminali turche sulle coste tra Smirne e la provincia di Çanakkale. Una rotta molto battuta, con ogni tempo. Gli scafisti sono russi, georgiani, ucraini; guadagnano 3.000 euro a viaggio». ll Gicic della Procura di Siracusa ha chiuso ufficialmente la sua attività «perché non ci sono più sbarchi».

Ma gli sbarchi, soprattutto i cosiddetti "sbarchi fantasma" , sbarchi di piccole imbarcazioni che non vengono intercettate, ci sono ancora. Mentre al largo, in acque internazionali, restano bloccati a bordo della Sea Watch 43 migranti , sono arrivate cento persone a Lampedusa. Nei giorni scorsi sempre a Lampedusa ne sono arrivati 45, 11 sono sbarcati ieri nel Sulcis. E ancora: 20 sono sbarcati il 17 giugno a Crotone, 20 naufraghi sono arrivati il 10 vicino ad Agrigento, in 38 sono sbarcati il 9 a Lampedusa. Altri 15, questa volta eritrei, sono arrivati sempre il 9 a Lampedusa, 53 pakistani sono invece sbarcati il 7 a Crotone E questi sono solo gli sbarchi intercettati.

Il modello investigativo del team che coinvolgeva 4 magistrati e 6 professionisti di Polizia, Marina militare, Guardia di finanza, Forestale, Carabinieri e Polizia municipale poteva estendere le sue indagini addirittura oltre confine, interfacciandosi costantemente con l'Interpol. La chiusura del Gicic della Procura di Siracusa è una sconfitta nella vera lotta al traffico di esseri umani, quella che sa distinguere uno scafista di professione - magari ucraino o russo come nel caso delle barche a vela in partenza dalla Turchia - da un migrante costretto a guidare un barcone perché minacciato con le armi dai trafficanti libici.«Io non ho nessun rapporto con il governo, non mi occupo di politica, applico le leggi e faccio l'investigatore. Oggi faccio polizia amministrativa. Ma tornerei volentieri. Proprio ieri mi sono lamentato con alte sfere della Giustizia per questo spostamento, io sono sempre a disposizione, le mie competenze, gli anni di investigazione, le cose che ho imparato sono ancora qui. Ma non so quale effetto abbia sortito la mia rimostranza».

Il Gicic della Procura di Siracusa vantava inoltre uno sterminato archivio dove erano catalogate, anno per anno, tutte le informazione relative ad ogni migrante sbarcato dal 2006 al 2018 con tutte le connesse attività di indagine. Tutto cancellato. E il "cacciatore di scafisti" passa le sue giornate a timbrare passaporti alla questura di Siracusa.

di VALENTINA FURLANETTO

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