Valentina Cortese

Ci ha lasciati per sempre Valentina Cortese, la Greta Garbo del cinema italiano, diva e divina per eccellenza. L'attrice, originaria di Stresa, classe 1923, è deceduta a Milano all’età di 96 anni. Due anni fa era stata celebrata alla Mostra del cinema di Venezia con “Diva!”il film di Francesco Patierno che rende omaggio alla sua vita e alla sua carriera con un cast corale al femminile composto da Barbara Bobulova, Anita Caprioli, Carolina Crescentini, Silvia D'Amico, Isabella Ferrari, Carlotta Natoli, Greta Scarano, Anna Foglietta e con Michele Riondino.

E’ entrata nella storia del cinema soprattutto per la sua magistrale interpretazione di Lisabetta nel film La cena delle beffe (1942) di Alessandro Blasetti che la fece conoscere al grande pubblico. Dimenticata dallo schermo, negli ultimi anni solo la cronaca rammentava la sua esistenza: nel 2015 era morto il suo unico figlio, Jackie Basehart, nato a Hollywood, spentosi a 64 anni a Milano. Poi aveva subito un furto da oltre due milioni di euro portato a termine dalle persone che le erano più vicine, due sue badanti.

Nel 2013 le era stato sottratto anche un brillante di circa 10 carati, sparito dalla casa dell’attrice, tanto che si era deciso di dotare il lussuoso alloggio di ben due casseforti da muro dove custodire le oltre trenta scatole di gioielli storici e artistici, molti dei quali firmati da famosissime case di preziosi, come Bulgari o Van Cleef & Harpeles. Infine circolava la voce che Tatiana, la nuora, la tenesse in un isolamento sospetto ormai da qualche anno avendo venduto la casa della Giudecca, tanto cara all’attrice.

“Raggomitolata in un fiocco di neve sono nata a Milano, il primo gennaio, all'ora del tramonto": così ha raccontato l’attrice nella autobiografia “Quanti sono i domani passati” uscita per Mondadori nel 2012. “Sono un'attrice vecchio stile, con la voce flautata. Nella vita, lo so, cerco di fare il clown, cerco di tenermi questa etichetta che mi hanno messo addosso della diva un po' evanescente, e che in fondo mi va bene, mi protegge e mi fa comodo”: così si descriveva Valentina Cortese, un mito del teatro e del cinema di tutto il mondo.

E la sua vita sembra quasi una favola hollywoodiana, che inizia allo scoccare del nuovo anno in una Milano d'altri tempi, per passare alle rive dell'Adda imbiancato, fino a Torino, Roma, Cinecittà, Hollywood e poi ai palcoscenici d’Italia, prima di tutti il Piccolo Teatro. Una storia di grandi amori con uomini altrettanto grandi: Victor De Sabata, Giorgio Strehler; di incontri e amicizie straordinarie: da Fellini a Marilyn Monroe, da Truffaut ad Alda Merini.

"Quando penso ai momenti della mia vita – ha scritto - vedo il teatrino costruito da papà Giuseppe, vedo il sorriso di Paolo Grassi quando era già nella clinica di Londra malato di cuore, vedo il sorriso di Marcello Mastroianni quando gli avvolsi una sciarpona di cachemire gialla al collo mentre andava verso il Teatro Manzoni, vedo la mano di Victor che conduce il Tristano e Isotta, vedo ogni primo passo compiuto per entrare in scena. Ho cominciato che ero una bambina, gli anni sono passati e ancora adesso mi sento una bambina, una bambina a cui piace sfidare il domani".

Era una “figlia della colpa”, nata da un rapporto illegittimo, e fu allevata in campagna a due passi da Milano da una balia trovata dai nonni materni. Di quella campagna si è sempre portata dietro l’odore dei covoni di grano e il vezzo del foulard, ben portato e ostentato, ma che non voleva essere un dettaglio snob né un modo per nascondere una calvizie, che non c’è mai stata, bensì il ricordo di quei “el riòtt” che le contadine della sua infanzia portavano per proteggersi dal sole.

Entrata nel cinema giovanissima , all’epoca dei telefoni bianchi, iniziò la carriera con “L’orizzonte dipinto” (1940), quando aveva appena 17 anni. Quindi proseguì con “La regina di Navarra” (1942), “La cena delle beffe” (1942), “Orizzonte di sangue” (1943) e “Quartetto pazzo” (1945), per divenire presto una grande diva e partecipare a film come “I miserabili” (1948) in cui compare un giovane Marcello Mastroianni. Insieme lavoreranno anche in “Lulù” (1953). La vita le concederà grandi gioie ma anche grandi dolori. Il suo primo amore fu Victor De Sabata, direttore d’orchestra e compositore italiano, di trent’anni più grande di lei. Entra a Hollywood nel 1948 richiesta dalla 20th Century Fox che la mise sotto contratto. Lavora con James Stewart e Spencer Tracy in “Malesia” (1949), viene diretta da Jules Dassin ne “I corsari della strada” (1949).

Appare nel film “La contessa scalza” (1954) accanto ad Ava Gardner, Humphrey Bogart e Rossano Brazzi. Del suo periodo americano l’attrice ne parla anche nella autobiografia, citando Marilyn Monroe a cui, dice, “avevi paura di dare un bacio perché sembrava di panna montata”. Si è persino trovata vicino a Greta Garbo e le ginocchia le tremavano. Nel 1958 si ritira temporaneamente dalle scene in seguito a un matrimonio sfortunato con Richard Basehart, che aveva sposato il 24 marzo 1951 e da cui divorzia nel 1960. Rientrata in Italia è attesa dai grandi registi del dopoguerra.

Michelangelo Antonioni la dirige ne “Le Amiche” (1955), grazie al quale vince il Nastro d'Argento come migliore attrice non protagonista. C’è poi il grande amore con Giorgio Strehler, con cui va a vivere nel Conventino di piazza sant'Erasmo, dove è spirata, e che la porta a interpretare e conoscere Pirandello, Brecht, Cecov, Shakespeare. Aspetterà una figlia da Strehler che ne era felice e sognava di chiamare la bimba Ombra, ma Valentina avrà un’interruzione spontanea della gravidanza, e il sogno si infrangerà. Dopo la storia con il famoso regista la Cortese sposa l'industriale farmaceutico Carlo De Angelis, che le fu devoto. La carriera della Cortese, invece, continuerà con“Barabba”,diretto nel ’61 da Richard Fleischer, interpretato accanto a Anthony Quinn, Silvana Mangano, Vittorio Gassman ed Ernest Borgnine. Con Federico Fellini gira “Giulietta degli spiriti”(1964) e recita con l’amica Ingrid Bergman in “La vendetta della signora”(1964).

In America partecipa al film “Quando muore una stella” (1968) con Kim Novak e Peter Finch. Per la televisione interpreta “I Buddenbrook”diretta da Edmo Fenoglio. Recita anche in “Effetto notte”di François Truffaut,che vince l’Oscar come migliore film straniero, e le fa ottenere la nomination. L’Oscar come migliore attrice viene però vinto dalla Bergman che, nel momento di riceve il premio, tiene a precisare che secondo lei sarebbe dovuto andare proprio a Valentina. Seguono altri film e altre interpretazioni teatrali, fino a quando l’attrice, ormai anziana, si ritira a vita privata. Ma il suo finale di vita non è stato allegro. La camera ardente sarà allestita al Piccolo Teatro Grassi di Milano, il "suo" palcoscenico, oggi e domani, seguita dai funerali alle ore 11 nella chiesa di San Marco.

di MARCO FERRARI

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