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Isis è pronto a colpire anche in Italia. Lo dicono in una nota i servizi d’intelligence sulla base d’informazioni provenienti dalle agenzie dell’Unione europea. Terrore ovunque: in strada, stazione, aeroporto, aree di servizio. Rafforzare la vigilanza, questa è la raccomandazione. Ma nessun riferimento alla sorgente ideologica del terrorismo jihadista, ovvero alle moschee, alle associazioni e ai militanti dei Fratelli Musulmani che continuano a seminare la cultura dell’odio in tutta Europa con i lauti finanziamenti del Qatar, come documentato nel libro inchiesta "Qatar Papers". Si riconosce l’esistenza di attività d’indottrinamento volte a reclutare nuovi adepti pronti a colpire, specie tra i giovani della seconda e la terza generazione.

D’altro canto, utilizzare il paravento dell’Isis, dopo quello di Al Qaeda, significa fermarsi alla superficie e non andare alla radice del problema. Il pensiero e la cultura che hanno prodotto e continuano a produrre il terrorismo jihadista portano il volto e il nome dei Fratelli Musulmani. La linea rossa del jihad prende le mosse dal fondatore Hasan al-Banna, passa per l’ideologo Sayyid Qutb e arriva oggi a Yusuf al-Qaradawi, il telepredicatore del fondamentalismo dal pulpito di Al Jazeera, foraggiato dal Qatar e dalla sodale Turchia di Recep Tayyip Erdoğan. Sono questi cattivi maestri ad aver prodotto Mohammed Morsi, il neo-martire della falsa Primavera Araba egiziana, recentemente commemorato dai numerosi e agguerriti militanti della Fratellanza milanese.

Ma non solo: anche Osama Bin Laden è un prodotto della nefasta influenza esercitata nel mondo arabo dai Fratelli Musulmani, che negli anni Settanta, Ottanta e Novanta hanno radicalizzato intere generazioni di imam, accademici e professionisti, fin da quando erano studenti, universitari o di scuole religiose. Da parte sua, l’Isis è stato la punta di lancia del gelido inverno islamista che i Fratelli Musulmani intendevano inaugurare in tutto il mondo arabo sotto le mentite spoglie delle rivolte inscenate in nome della democrazia e della volontà popolare. Dittature fondamentaliste erano in realtà pronte a essere stabilite in Tunisia, Egitto, Siria, Libia e per effetto domino in tutta la regione. Regimi retti e amministrati dai Fratelli Musulmani per conto di Qatar e Turchia, che avrebbero dovuto condividere il trono del Califfato.

L’idea del Califfato è stata rilanciata ufficialmente dall’Isis, ma appartiene da sempre all’immaginario dei Fratelli Musulmani ed è l’obiettivo politico supremo del loro progetto di conquista. Tale progetto è globale e punta quindi a conquistare anche l’Europa. Del progetto ne ha parlato il giornalista franco-svizzero Sylvain Besson in "La conquête de L’Occident" (2005) e alla sua denuncia ho dedicato il mio ultimo libro "I Fratelli Musulmani e la conquista dell’Occidente" (2018). La recente uscita di "Qatar Papers" in Francia, mostra la fase odierna d’implementazione attraverso l’intero continente europeo, Italia inclusa.

Documenti alla mano, centinaia e centinaia di milioni di euro della Qatar Foundation. Si tratta di fatti, nessuna speculazione o fake news. Il ritornello si ripete: l’ideologia dell’Isis non è stata sconfitta. Ma il disco è ormai rotto. L’Europa vuole davvero venire a capo della radicalizzazione e del terrorismo? I centri propagatori dell’estremismo non devono essere scoperti. Sono già tutti localizzati e per colpirli bisogna solo passare all’azione.

Souad Sbai

 

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