Veneto crocefisso e pistola, la croce cristiana e il culto dell’arma uniti in una sola liturgia civile. La storia, davvero al limite del credibile. Eccola... Coppia di ciclisti, giornata torrida, hanno sete, hanno borracce ormai vuote. Vedono un edificio, gente. Si avvicinano, entrano, chiedono acqua. Si sentono rispondere un fuori, qui è privato. Una tavola imbandita, ovviamente acqua a disposizione. Ma, in nome e per conto del "qui è privato", niente acqua. Non tanto per non dare l’acqua, quanto per ribadire e affermare il fuori gli estranei. Sempre e comunque fuori gli estranei come principio base. Particolare non indifferente: l’edificio è secondo il racconto parte di una struttura parrocchiale e quelli che ci sono dentro sono cattolici osservanti.

Il racconto prosegue: qualcuno indica ai ciclisti il bagno, vadano lì a prendere l’acqua. Ma altri ribadiscono il "qui è privato", anche per quel che riguarda il bagno. Si stenta a credere, forse la coppia di ciclisti nel resoconto su facebook esagera. Però qualcuno dalla parrocchia fa sapere che insomma qualcosa è successo ma questo non mette in discussione le molte opere di bene… Si stenta a credere: non deve essere, non può essere una questione di acqua negata, nessuno nega l’acqua. Deve essere una questione per così dire di territorio. Deve essere un fuori gli estranei che è diventato cardine di una liturgia civile, canone quotidiano.

Quel che i due ciclisti hanno violato secondo questo canone non è certo l’acqua ma la terra. Sono entrati senza avvertire e chiedere in uno spazio privato. E questo li pone, li ha posti, secondo la liturgia del fuori gli estranei, fuori dalla comunità. E fuori dalla comunità non c’è cristianesimo che tenga: si dà da bere agli assetati, ai propri simili assetati. Ma se entri senza permesso sulla mia terra non sei un mio simile, decadi da questa condizione. E quindi: prima vai fuori, poi magari bevi. Non si può che spiegarla così la storia di Arzignano, frazione di Restena. E anche a spiegarla così resta la sensazione che i due ciclisti abbiano un po’ esagerato e che la cronaca de La Repubblica abbia un po’ gonfiato.

Sensazione che però svanisce un po’ quando si legge il testo di un cartello apposto poco più in là, sempre in questa terra veneta. Eccolo il cartello. C’è scritto, si legge: "Questa casa è protetta da Dio e da un’arma!!! Se desideri incontrarli entrambi basta entrare senza permesso!". Tra le quattro righe che compongono il testo del cartello/ manifesto, il disegno di una pistola. Croce e pistola da queste parti sono non eccezionalmente turibolo e incenso, aspersorio e acqua santa.

Lucio Fero

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