Ci ha lasciati il più grande scrittore del nuovo secolo: Andrea Camilleri, 93 anni, è spirato ieri mattina alle 8,20 all'ospedale Santo Spirito di Roma dove era ricoverato dal 17 giugno in seguito a un arresto cardiaco. Per decisione sua e della famiglia non sarà allestita la camera ardente e il funerale si svolgerà in forma privata. Solo a sepoltura avvenuta sarà comunicato il cimitero dove riposeranno le sue spoglie in maniera tale che i tanti affezionati lettori possano rendergli un omaggio postumo. "La felicità arriva quando meno te lo meriti" usava dire pensando che lui, classe 1925, nato il 6 settembre a Empedocle in provincia di Agrigento sotto il segno della vergine, aveva raggiunto il successo in tarda età, a cinquant’anni, grazie all’intuizione dell’editrice Elvira Sellerio che lo aveva sostenuto prima con i suoi romanzi storici e poi con l’invenzione del commissario Salvo Montalbano. Quel personaggio ironico, scettico e trasandato che esordì nel 1994 con il romanzo "La forma dell’acqua", sempre da Sellerio. Da allora ha venduto 30 milioni di copie, è stato tradotto in 120 paesi, ha raggiunto il quinto posto nella classifica degli scrittori più ricchi, ma soprattutto il suo Montalbano è diventato un personaggio televisivo noto in tutto il pianeta.

Nel 2016, al momento della pubblicazione del libro "L’altro capo del filo", Camilleri dichiarò di quello era in primo Salvo Montalbano scritto nella cecità grazie alla collaborazione della sua assistente Valentina Alferj "l’unica che sia in grado di scrivere in vigatese". Infatti l’ispettore Montalbano si muove in una immaginaria cittadina siciliana, Vigata, e parla un misto di siciliano e italiano, una lingua quasi inventata ma assai efficace dal punto di vista comunicativo, tanto da piacere anche ai tanti lettori della penisola. Una invenzione che ha accompagnato gli ultimi 25 anni di vita di Camilleri. Alla fine aveva voluto interpretare se stesso salendo sul palcoscenico del Teatro Greco di Siracusa per impersonare Tiresia, l'indovino tebano cieco che compare già nell'Odissea per indicare a Ulisse la via del ritorno. Un soggetto scelto per affinità elettive, cieco eppure in grado di fare luce con le proprie parole. "Da quando sono cieco - usava dire Camilleri - tutto mi è più chiaro". Peccato non averlo potuto seguire nell’ultimo lavoro che stava preparando, lo spettacolo "Autodifesa di Caino" che avrebbe dovuto debuttare alle Terme di Caracalla.

In questo quarto di secolo dedicato a Montalbano, lo scrittore siciliano ha prodotto ben trenta romanzi della serie poliziesca, tutti sempre al top delle classifiche di vendita, aprendo ad un genere, quello del giallo ironico, che sino ad allora aveva avuto scarso appeal negli scrittori. Il nome si deve a Manuel Vazquez Montalban, lo scrittore catalano, amico di Camilleri, prematuramente scomparso a Bangkok nel 2003. Si dice che il personaggio Montalbano avrebbe dovuto terminare il suo viaggio letterario alla seconda puntata con "Il cane di terracotta", ma che Elvira Sellerio lo richiamò per invitarlo a inviargli il terzo libro della serie. Lui si negò perché, effettivamente, le prime opere non riscuotevano grande successo nel pubblico ma poi continuò a scrivere cambiando però metodo investigativo: partendo dalla sua memoria infallibile, l’ispettore siciliano iniziò a contaminarsi nelle vicende di attualità, dalla mafia al G8 di Genova, dall’arrivo dei profughi sui gommoni al giro di soldi sugli appalti pubblici.

La sua ultima opera è stata "Il cuoco dell’Alcyon", uscita il 30 maggio e in testa alle classifiche. Il libro si apre drammaticamente con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogiò e con il suicidio, nello squallore di un capannone, di un padre di famiglia disperato. Da qui partono e si inanellano le trame macchinose di una vicenda che comprende lo smantellamento del commissariato di Vigàta, la solitudine scontrosa e iraconda del sopraffatto Montalbano, lo sgomento di Augello, di Fazio e dello sgangherato Catarella, l’inspiegabile complotto del Federal Bureau of Investigation, l’apparizione nebbiosa di "Alcyon", una goletta, un vascello fantasma, che non si sa cosa nasconda nel suo ventre di cetaceo. Insomma, un commissario Montalbano oramai cinquantenne che comincia a essere turbato sul mondo che lo circonda e che cambia, quasi un ammonimento della fine che attendeva il suo autore. Una tragicommedia dei mascheramenti e degli equivoci tra furibondi mimi truccati da un mago della manipolazione facciale. Sorprendente è il duo Montalbano-Fazio. Il commissario e l’ispettore capo recitano come due comici esperti.

Quei dubbi che messi in bocca a Montalbano partono da un uomo sulla soglia degli addii, in una dialettica tra vita letteraria e reale che ha pochi uguali nella storia del giallo. Da sempre, infatti, Camilleri si interrogava sull'Italia e rispondeva senza sottrarsi ai temi politici più scottanti arrivando a criticare apertamente Matteo Salvini per i suoi toni accesi e per l’uso del rosario, quasi una sfida al papa e alle sue teorie sull’accoglienza. Un filo rosso d’impegno che legava tutta la sua vita, come aveva raccontato a Saverio Lodato nel libro intervista "la linea della palma" che spaziava dalla Sicilia dei fasci allo sbarco degli americani, dalla Liberazione all'impegno come militante del Pci, dall'opposizione morale a Berlusconi a quella reale alla mafia. La sua vita artistica ebbe inizio nel 1949 quando fu ammesso all’Accademia nazionale d’arte drammatica che concluse nel 1952. Divenne quindi aiuto regista di Orazio Costa. Da allora, come regista, portò sullo schermo più di cento opere, particolarmente quelle pirandelliane. Nel 1954 partecipa con successo a un concorso per funzionari Rai, ma non viene assunto poiché comunista, come disse lui stesso. Riuscì però a entrare in Rai tre qualche decennio dopo.

Nel 1957 sposa Rosetta Dello Siesto da cui ha tre figlie e quattro nipoti. Diventa Insegnante al Centro sperimentale di cinematografia di Roma dal 1958 al 1965 e poi dal 1968 al 1970; è titolare della cattedra di regia all'Accademia nazionale d'arte drammatica dal 1977 al 1997. Dal 1959, tra le molte opere della Rai, di cui si occupa come delegato alla produzione, hanno successo gli sceneggiati Le avventure di Laura Storm, con Lauretta Masiero, e le fiction con il tenente Sheridan, protagonista Ubaldo Lay (fra cui la miniserie La donna di quadri), Le inchieste del commissario Maigret, protagonista Gino Cervi. Parlando nella sua vecchiaia, non nascondeva le difficoltà ad avere un corpo che non rispondeva più come un tempo alle sollecitazioni, ma non aveva alcun rimpianto: "Ho fatto tutta la vita quello che mi piaceva", sosteneva non sentendosi mai sorpassato dai tempi. Le sue ultima apparizioni in televisione erano paragonabili a quelle di un guru con la voce arrocchita dalle migliaia di sigarette fumate, i ricordi dell'infanzia che tornavano nitidi e la confessione di un grande amore politico per Enrico Berlinguer. Era un affabulatore nato, riprendendo una tradizione che gli veniva dai nonni a Porto Empedocle. 

Marco Ferrari

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