Salvini

È inutile tentare di battere uno così. Per ora. Matteo Salvini è l’italiano medio. Lo è davvero, suo malgrado. Non è una strategia di comunicazione. È l’italiano medio del 2019. Che ormai ha deciso di votare – anzi di tornare a farlo – solo per se stesso. Punto. Fine del dibattito. Ci si può solo cominciare a chiedere come ha fatto l’italiano medio a ridursi così? Ma questo è un altro discorso.

Ed è dura risalire la corrente partendo da qui. Se per risalire la corrente si intende "ristabilire una normalità politica". Per troppo tempo l’italiano medio – quello che nel proprio attuale immaginario ha solo la propria egoistica sopravvivenza e che mal digerisce le minoranze di ogni tipo – è stato emarginato dalla politica e prima ancora dalla cultura. L’uomo "volgare" non votava e si rifugiava nelle curve dello stadio, dove poteva esprimere la propria rabbia spesso aggrappandosi a bandiere e simboli di un passato autoritario tragico ed inquietante.

Salvini ha strizzato l’occhio a questo tipo di italiano medio, ha detto lui: "Io sono come te". E tanto è bastato per creargli quel consenso che sembra fare del leader leghista un condottiero invincibile. Sia pure in sedicesimo rispetto a esempi del non rimpianto Ventennio. Certo, va fatta la tara alla vigliaccheria di questo italiano medio sempre pronto ad osannare il vincente (non lo ha fatto anche con Matteo Renzi?), salvo voltargli le spalle quando la parabola appare discendente. Alla luce di questo ragionamento – ammesso che questo ragionamento abbia una luce – a che serve oggi prendersela con un ministro che balla con le cubiste l’inno di Mameli con un mojito in mano e le infradito ai piedi?

Salvini, nel proprio istinto da animale politico ormai di razza, tutte queste cose le intuisce ancora prima di saperle. E continua ad andare a prendersi i voti laddove altri politici riceverebbero solo arance e pomodori in faccia. Gli altri, invidiosi, impotenti e anche un po’ ipocriti, si limitano a deprecare. E anche il populismo a Cinque Stelle – che poi è quello più pericoloso, veramente autoritario e cripto-nazistoide – resta esterrefatto a contemplare la propria rapida decadenza: le manette per tutti non appartengono all’immaginario di questo tipo di italiano medio.

Il tanga delle cubiste e il politico che promette a tutti gli italiani di togliere loro le tasse, oltre che dai cosiddetti un certo buonismo da salotto, invece sì. E anche l’altro campione dell’idolatria italica verso i vincenti, cioè Silvio Berlusconi, è oramai troppo saggio – e distante dalle masse con la propria ricchezza – per ripristinare quel consenso che aveva solo fino al 2013. Salvini oggi raccoglie ciò che sia Umberto Bossi sia Silvio Berlusconi avevano in parte seminato, ma per pudore non avevano osato trebbiare. Lui ci è andato giù piatto e con feste, farina e forca il gioco era bello che fatto. Sarà poi la realtà, dopo la fine di questa sbornia, a prendersi un’amara rivincita. L’ennesima. Che sarà come al solito a carico del contribuente. Amen

di DIMITRI BUFFA

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