Oriana Fallaci

"Da oggi meno Carola e più Oriana Fallaci", ha dichiarato giulivo Salvini quando il parlamento ha approvato il decreto sicurezza bis, dove Carola è Carola Racktete, il comandante della nave salva migranti Sea Watch, bestia nera dei tifosi dei "porti chiusi".

Sono molti anni che Oriana Fallaci, col suo ergersi a Giovanna D’Arco della riscossa dell’Europa contro il mondo islamico, è un idolo dei leghisti, se non l’idolo principale, grazie a due suoi libri. Il primo è "La rabbia e l’orgoglio", edito nel 2001 sulla scia della distruzione con annessa strage delle Torri Gemelle di New York, libro del quale il sito www.oriana-fallaci.com mette in risalto che tratta "delle diversità che rendono inconciliabili la cultura orientale e occidentale, dell’impossibilità di convivenza tra popoli ospitanti pigri e sprovveduti e immigrati islamici insensibili al concetto d’integrazione".

Il secondo è "La forza della ragione", edito nel 2004, famoso per pubblicizzare "una dura accusa all’Islam e la tesi di un complotto internazionale per islamizzare l’Europa", complotto a dire della Fallaci esistente almeno dal 1975. M’è capitato più di una volta di discutere della Fallaci e di questi suoi libri sia con taxisti orgogliosamente leghisti, che ne avevano copia sul sedile affianco al volante o sul cruscotto, sia con conoscenti anche loro orgogliosamente leghisti. Le posizioni ferocemente anti islamiche hanno però fatto diventare la Fallaci idolo non solo della Lega, ma delle destra in generale. Nel marzo 2005 il quotidiano Libero ha iniziato una raccolta di firme perché il presidente della Repubblica nominasse Oriana Fallaci senatore a vita.

Nonostante la fulminea raccolta di 160 firme di ministri, sottosegretari, parlamentari, direttori di giornale e giornalisti, tutti in gran parte leghisti, l’iniziativa, curata con vigore dall’onorevole Alberto Di Luca, di Forza Italia e ambasciatore a Belgrado del Sovrano Ordine di Malta, non è andata in porto. Ma la nostalgia e la venerazione sono rimasti. Dieci anni dopo, per l’esattezza il 16 settembre 2015, Il Giornale ha pubblicato l’articolo intitolato "Oriana ce lo ha insegnato: il problema non è il terrorismo islamico, ma è l’islam". Insomma, di fatto Oriana Fallaci è stata e tende a essere tuttora la Giovanna D’Arco dei sovranisti ante litteram e dei tifosi del cosiddetto "scontro di civilità", anche se in realtà sarebbe più realistico definire scontro di inciviltà. Per esempio, Fallaci ne La rabbia e l’orgoglio, pubblicato a puntate dal Corriere della Sera, decanta le lodi della nostra civiltà: "E poi dietro la nostra civiltà c’è il Rinascimento.

C’è Leonardo da Vinci, c’è Michelangelo, c’è Raffaello, c’è la musica di Bach e di Mozart e di Beethoven. Su su fino a Rossini e Donizetti e Verdi and Company. Quella musica senza la quale noi non sappiamo vivere e che nella loro cultura o supposta cultura è proibita. Guai se fischi una canzonetta o mugoli il coro del Nabucco. E infine c’è la Scienza, perdio. Una scienza che ha capito parecchie malattie e le cura. Io sono ancora viva, per ora, grazie alla nostra scienza: non quella di Maometto. Una scienza che ha inventato macchine meravigliose.

Il treno, l’automobile, l’aereo, le astronavi con cui siamo andati sulla Luna e su Marte e presto andremo chissàddove. Una scienza che ha cambiato la faccia di questo pianeta con l’elettricità, la radio, il telefono, la televisione". Per poi liquidare la cultura islamica, anzi la "supposta cultura" islamica con un paio di righe: "Ed ora ecco la fatale domanda: dietro all’altra cultura che c’è? Boh! Cerca cerca, io non ci trovo che Maometto col suo Corano e Averroè coi suoi meriti di studioso".

La povera Fallaci forse ignorava che senza l’algebra, i numeri arabi – ripeto: arabi, anche se in realtà originari dell’India e forse della Cina – e senza l’invenzione del numero zero NON ci sarebbe la "nostra scienza": non potrebbero esserci aerei, computer, cupole di cattedrali, ecc. Ignora anche che gli ospedali sono un’invenzione araba. Ma soprattutto ignora che senza il Movimento delle Traduzioni, con il quale il califfato di Baghdad nel corso di due secoli ha recuperato una enorme massa di testi greci e romani, non sapremmo neppure chi erano Platone, Aristotele, forse perfino Omero. E senza quei testi i nostri bravi monaci copisti dei monasteri avrebbero avuto poco o nulla da copiare… Ignoranza o razzismo misto a presunzione e supponenza?

Sta di fatto che Fallaci e i suoi fan ignorano che l’algebra, la chimica, l’astronomia e la fisica hanno avuto dei capostipiti musulmani! Al-Kindi (morto nell’ 866) è stato uno studioso enciclopedico, autore di circa 270 libri di matematica, fisica, musica, medicina, farmacia, geografia, nonché autorevole commentatore di Aristotele. Al-Farabi (morto nel 950) è stato un’autorità nel campo della musica: se oggi le note sono sette è perché gli arabi islamici han no fatto propria la credenza già mesopotamica che le note fossero sette perché ognuna nata dal rumore delle sette sfere celesti allora note. cioè una per ogni corpo celeste allora noto, luna compresa.

A proposito di medicina e annesse cure, IbnSina, più noto da noi come Avicenna, morto nel 1037, fu autore di un Canone della medicina, in 14 volumi, che descrive sintomi delle malattie, fra cui la tubercolosi e il diabete, e individua cure e medicamenti. Per la medicina però forse il più grande, medico e scienziato, è stato al-Razi (morto nel 925), fondatore dell’ostetricia, dell’oculistica e il primo a individuare il vaiolo e il morbillo, autore di una enciclopedia medica in ben 24 volumi.

Gli ospedali musulmani erano dotati non solo di corsie per i medici, ma anche di biblioteche e di sale di lettura per i giovani studenti. Tutto ciò mentre in Europa la scienza era ferma ai metodi per capire se una strega fosse davvero una strega oppure no…. L’astronomo al-Battani calcolò l’anno solare con un errore di soli 24 secondi, mentre le misurazioni di al-Biruni del peso dei vari metalli, delle pietre preziose e della longitudine e latitudine terrestre sono esatte fino al terzo decimale.

Ibn al-Haytham (morto nel 1039) è stato un pioniere dell’ottica: con l’uso di 27 tipi di lenti sferiche ha descritto le leggi della rifrazione e della riflessione della luce. Il suo Thesaurus Opticum fu usato da Ruggero Bacone, da Leonardo da Vinci, da Keplero e certamente non fu ignoto perfino a Newton. Altro che il solo Averroè! Al quale peraltro dobbiamo la trascrizione e il commento dei testi di Platone e di Aristotele, le famose "radici del pensiero occidentale", autori che senza Averroè non sapremmo neppure chi sono. La Fallaci di tutto ciò non sa nulla, non sa neppure che nel Corano c’è scritto: "La superiorità di un uomo dotto rispetto a chi è soltanto devoto è come la superiorità della luna piena, che oscura le stelle. I dotti sono gli eredi del Profeta, che non lasciano in eredità né dirham né denari, ma solo sapere". Altro che talebani! Peraltro. come è noto e assodato, i talebani finanziati e armati in Afganistan in funzione anti URSS da quegli USA che Fallaci amava al punto da andarci a vivere.

Cosa che Fallaci NON avrebbe mai potuto fare se Colombo non avesse "scoperto" l’America, scoperta impossibile senza poter attraversare l’Atlantico e traversata impossibile senza il timone assiale di coda delle navi e la bussola: tutte invenzioni in origine cinesi che abbiamo ricevuto dagli arabi islamici. Come del resto la carta, senza la quale la Fallaci NON avrebbe potuto fare la giornalista e scrivere i suoi libri… La cosa più curiosa e grottesca è che gli USA tanto amati dalla Fallaci oltre ad avere partorito i talebani sono gli alleati di ferro, i supporter e i fornitori d’armi dell’Arabia Saudita, regime totalitario di stampo neppure medievale dove l’islam al potere è ridotto al ramo wahabita, il peggio del peggio dell’Islam, che di Maometto ha fatto strame.

Non a caso Bin Laden, il padre dei talebani e di conseguenza di tutto il successivo terrorismo islamista, era un cittadino saudita, rampollo di una ricca famiglia assai ben vista anche a corte. Si tratta di argomenti talmente importanti che, pur ripetendo alcune cose scritte qui sopra, vale la pena di ripetere e aggiornare gran parte del contenuto dell’articolo. Pubblicarlo è molto utile, anzi oggi è necessario perché DIMOSTRA non solo quanto immensa fosse l’ignoranza della Fallaci, ma, cosa assai più grave e importante, quanto è immensa l’ignoranza di Salvini e dei suoi entusiasti tifosi. Ignoranza colpevole, trattandosi di un politico di governo, che così ignorando vuole trascinarci nel famoso "scontro di civiltà" che più realisticamente è da definire "scontro di inciviltà".

Scontro evitabilissimo, e quindi da evitare a tutti i costi, se solo si sapesse quanto abbiamo ricevuto di buono in realtà dalla civiltà arabo islamica. Il Museo della Scienza e dell’Industria di Manchester nel 2006 ha organizzato una mostra didattica, itinerante e interattiva, sulle scoperte e invenzioni scientifiche e tecnologiche del mondo musulmano. La mostra si intitolava "1001 Invenzioni", con chiara allusione a "Le Mille e Una notte", capolavoro della letteratura del califfato di Baghdad, del quale l’asserito e preteso califfato dei tagliagole dell’Isis non è neppure una caricatura. Da notare che il Decamerone del nostro celebrato Boccaccio si rifà all’impianto narrativo proprio de Le Milla e una notte. Del resto, come vedremo più avanti, anche Dante per la sua Divina Commedia s’è ispirato a un libro arabo islamico.

La mostra illustrava l’enorme massa di invenzioni del mondo islamico del bel tempo che fu che sono state adottate e fatte proprie in seguito dall’Europa ed è visitabile sul sito www.1001inventions.com, dal quale si possono scaricare informazioni e materiale gratuito per docenti preparato a cura dell’Associazione Britannica per il Progresso della Scienza. La mostra è stata ospitata anche all’Onu e in molte località estere, specie nei Paesi arabi, avrebbe inoltre dovuto far tappe prolungate in varie città dell’Europa continentale, Italia compresa, ma si deve essere persa per strada…. Il suo contenuto infatti dimostra come l’eurocentrismo in fatto di nascita delle scienze e del pensiero scientifico è solo una pretesa priva di basi, figlia del colonialismo europeo.

Dobbiamo al mondo islamico del passato e ai commerci con esso l’arrivo nel Vecchio Continente di una serie d’invenzioni anche cinesi quali la carta, la polvere da sparo, la bussola, il timone di coda delle navi, ecc., senza le quali non avremmo mai potuto avere i giornali e neppure la potenza militare che ha permesso all’Europa di dilagare nel mondo. Ma non avremmo potuto avere neppure progressi scientifici senza i quali saremmo fermi all’abaco dei romani, una specie di pallottoliere: basti citare i numeri detti arabi, peraltro nati in India, l’algebra, l’astronomia e l’ideazione del numero zero. Senza i numeri arabi, l’algebra, che è parola araba, e lo zero non sarebbe stato possibile l’immenso progresso scientifico che ci ha portato fino ai calcolatori elettronici e ai computer, telefonini, iPad e iPhone compresi, e a Internet. Il linguaggio dei calcolatori e dell’online si basa infatti sull’uso del sistema binario, composto solo da due cifre: 1 e 0. E lo 0 non è solo una cifra, ma anche un concetto che affina le capacità speculative del pensiero umano, filosofia compresa.

E’ inoltre evidente che senza timone di coda la navigazione oceanica sarebbe stata impossibile, il timone a remi permetteva infatti solo la navigazione lungo le coste, motivo per cui Colombo non avrebbe potuto mai "scoprire" l’America. Arabo islamico anche l’inventore – del quale ora non ricordo il nome – del metodo col quale oggi facciamo con carta e matita le quattro operazioni aritmetiche, somma, sottrazione, moltiplicazione e divisione: operazioni che prima si facevano in modo molto più complicato su un piano ricoperto di sabbia.

Il rosario dei cattolici, che Salvini agita e bacia a ogni piè sospinto, è nato copiando quello che ancora oggi spesso gli arabi tengono in mano sgranandolo con pazienza. E non è certo un caso se molti termini dell’astronomia sono di derivazione araba, È di origine araba lo zucchero, sia il prodotto che la parola, e la stessa pasta asciutta diventata regina della nostra tavola è stata inventata dai musulmani arabi come cibo che le carovane potevano conservare e consumare durante le lunghe traversate dei deserti. Senza parlare del fatto che la Divina Commedia di Dante Alighieri ha una struttura che secondo non pochi studiosi ricalca in buona parte quella libro musulmano che in tempi precedenti aveva narrato il viaggio di Maometto fino in paradiso sul suo cavallo Buraq. E che era stato tradotto dall’arabo al latino e diviso in 85 capitoli da Bonaventura da Siena, esule in Spagna dopo il 1260 e scrivano del re spagnolo Alfonso de Castilla.

Il libro, intitolato Il libro della scala di Maometto, ma noto anche come Il viaggio di Maometto, narra il miracoloso viaggio notturno del profeta Maometto in sella a Buraq fino a Gerusalemme guidato dall’arcangelo Gabriele e la sua successiva ascesa al Cielo con la visione delle pene infernali e delle delizie paradisiache riservate rispettivamente a dannati e beati, fino alla finale ascesa al fianco di Allah, cioè di Dio. Il viaggio, che la tradizione vuole scritto dallo stesso Maometto, è narrato sinteticamente dal corano nelle sure XVII:1, LIII:1-12 e LXXXI:19-25. La milanese Biblioteca di via Senato anziché offendersi di fronte alle pubblicazioni che dimostravano come la Divina Commedia di Dante si fosse ispirata al Viaggio di Maometto ha organizzato il 4 novembre 2010 e il 17 marzo 2011 incontri e dibattiti dal bel titolo "Dante e l’Islam. Incontri di civiltà".

Ma, come la mostra di Manchester, l’iniziativa, coraggiosa e intelligente, non ha trovato molti imitatori. A Manchester i visitatori di un museo, tra cui moltissimi gruppi di studenti, per la prima volta in Europa, anzi nell’intero Occidente, hanno potuto rendersi conto delle innovazioni dell’eredità islamica protagoniste ancora oggi nella nostra vita, dalla scoperta del caffè come bevanda allo sviluppo di strumenti meccanici sofisticati, al concetto di propulsione per jet e razzi, sviluppi del pensiero che hanno anticipato il nostro Leonardo da Vinci. Un pioniere come il medico del X secolo Abul Qasim AlZahrawi – noto in Europa come Abulcasis – ha inventato non solo l’uso del ‘catgut’, cioè del filo per suture dopo operazioni chirurgiche come il taglio cesareo, filo ricavato dal tessuto connettivo dell’intestino tenue di ovini, bovini, equini e suini, ma anche una serie di strumenti chirurgici, tra cui il forcipe che viene usato durante il parto.

Da ricordare donne memorabili come Miriam al-Ijli al-Astrulabi, che costruì a mano complessi astrolabi e sistemi di orientamento, o l’imprenditrice Fatima al-Fihri, che nel 859 d. C. fondò a Fez, in Marocco, quella che secondo alcuni è l’università più antica del mondo: l’Università di Al-Karaouine. L’epoca d’oro della scienza islamica è durato più di mille anni, il declino è iniziato nel XVII secolo. E il famoso e tanto decantato nostro Umanesimo è nato come risposta, non solo del Petrarca, al tanto disprezzato "scientismo" arabo islamico! Incoraggiare gli studenti, musulmani e non, a tenere nella giusta considerazione questa ricca civiltà ed eredità produrrebbe solo vantaggi, anche alla convivenza e all’integrazione, perché mostrerebbe tra l’altro anche l’assurditá dei profeti di sventura dello "scontro di civiltà" e il provincialismo senza cultura reale di icone come la Fallaci. C’è poi da aggiungere il Movimento delle Traduzioni, soprattutto dei testi della classicità ellenistica dal greco all’arabo, promosso dalla dinastia abbâside di Baghdad tra il 750 e il 950 d. C., senza il quale non sapremmo neppure chi era Aristotele e non conosceremmo quasi nessuno dei nostri classici che formano le basi dell’odierna cultura europea.

I ricchi e la corte del califfo di Bagdad hanno setacciato in lungo e in largo le terre del crescente impero islamici per trovare, acquistare e tradurre migliaia e migliaia di libri soprattutto greci, ma anche latini, siriaci, aramaici, ecc., dei quali a Roma non esisteva più neppure la memoria e che a Bisanzio non suscitavano nessun interesse per odio verso l’ellenismo. Si usa dare la colpa della loro scomparsa dalle pur fornite biblioteche romane alle invasioni e saccheggi dei barbari, ma è più probabile che le causa o almeno la concausa sia stato il disinteresse della Chiesa, ormai fattasi potere anche politico, verso tutto ciò che non fossero volumi a carattere religioso. Senza i libri rintracciati dal Movimento delle Traduzioni i pii copisti dei nostri monasteri medioevali avrebbero avuto ben poco da copiare.

Ci vantiamo per la biblioteca di qualche centinaia di libri donata a Venezia dal cardinal Bessarione, ma ignoriamo che il solo Cartolaio di Bagdad di libri ne possedeva a decine di migliaia. Quando i musulmani vennero cacciati dalla Spagna dopo 800 anni di potere ben speso, accorsero da tutta Europa gli intellettuali desiderosi di poter leggere gli antichi testi greci, latini, ecc., che nell’Europa cristiana erano introvabili. Fu così che, per esempio, Gherardo da Cremona arrivato in Spagna con l’intenzione di fermarsi solo un paio d’anni vi si fermò tutta la vita: per tradurre in latino un gran numero dei classici greci e romani rintracciati e tradotti in arabo dai musulmani, tra i quali l’Almagesto di Tolomeo. Insomma, più che dar retta ai Salvini e osannare le Fallaci dovremmo prendere esempio dalla milanese Biblioteca di via Senato e dal Museo della Scienza e dell’Industria di Manchester, dovremmo cioè saperne di più sia del rapporto Dante-Islam che delle 1001 Invenzioni, vale a dire di come la gran parte di esse rende possibile oggi la nostra vita quotidiana dopo avere reso possibile l’enorme balzo in avanti delle scienze in Europa. Il dramma è che queste cose NON le conoscono neppure i leader della sinistra…

di PINO NICOTRI

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