(foto depositphotos)

Va alla grande l’Italia che di notte lavora e produce. Il Paese che non dorme, visibile, concreto, non fantasma. L’Italia di un business mai evidenziato in maniera corretta finora. Quello del full time, fonte di ricchezza. Crescono in maniera esponenziale le imprese che lavorano anche di notte. Panetterie, pasticcerie, istituti di vigilanza, enti e società impegnate nel campo dell’emergenza, del ricovero ospedaliero, e quant’altro. La Lombardia al top, e la constatazione certificata dai numeri in questo caso non sorprende. Ma anche altrove, dal Veneto alla Sicilia, il lavoro notturno il cuore alla speranza un po’ lo apre. A Milano, nella sola Milano, le imprese impegnate in lavori di notte sono 845. Il dato diventa significativo e per certi versi entusiasmante se rapportato a quello dell’anno precedente. Milano di notte stampa un più 3% rispetto al 2018. La crescita esponenziale è stata addirittura di un +24% in cinque anni e del 29% in otto anni. A Milano 18mila addetti sono impegnati in lavori notturni. Numeri campani in aria? Proprio no. I dati ufficiali sono firmati Camera di Commercio di Milano e Monza Brianza Lodi. E si sono relativi al secondo trimestre 2019. La notte dell’Italia che lavora coinvolge circa 4mila imprese nella sola Lombardia; 64mila gli addetti. Milano è al primo posto, ovvio. A seguire, Brescia con 601 imprese, Bergamo con 484, Varese, Monza, Pavia e Lodi con 300 imprese. Milano di notte riceverà un ulteriore poderoso impulso dalla Settimana della Moda. Evento di grande qualità con risvolti e riflessi turistici di notevole importanza. Una grande occasione per la città. Il business notturno coinvolge 37mila imprese in Italia. Incoraggiante e pregno di prospettive quel +6% conquistato in cinque anni. Gli addetti sono 331mila. Ma occhio, orecchie e quant’altro, al dato complessivo di questo particolare business nazionale. Sedici miliardi di euro è il fatturato annuo delle notti lavorative italiane. Dati ufficiali, non chiacchiere, ipotesi, proiezioni. La produzione di pane e di pasticceria fresca il settore trainante. Ma è un po’ di tutto che trascina l’economia notturna italiana. La crescita è presente, e con grande evidenza, quasi in tutte le maggiori città italiane. Varrebbe la pena di soffermarsi su certi numeri, studiarli, interpretarli in mondo che possano tornare utili alla causa di un’economia nazionale altrimenti in chiarissima difficoltà. Napoli, proprio lei, è prima in Italia per l’incremento del lavoro notturno. Duemila imprese in vita, con un significativo +15% in cinque anni. Una roba da battere le mani a Napoli e complimentarsi. Roma è lì, 2mila imprese, però con una crescita del 10%, comunque molto interessante. Milano al top con quel +18% in cinque anni, però sorprendentemente non prima come numero di imprese, 1.491. Come sono messe altre città? L’Italia lavoratrice notturna presenta numeri affini, dal Nord al Sud. Mille Imprese a Torino, come Catania, Bari, Palermo, Salerno. La città di mare campana è schizzata in avanti in maniera poderosa. Da record la sua crescita, 835 imprese con un +22% in cinque anni. Nessuno come Salerno in Italia. La Lombardia ovviamente prima nel business. Quattro miliardi il fatturato annuo. Lazio secondo con 2 miliardi; le altre a seguire con un molto positivo 1 miliardo. Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Campania. Tradotto in classifica, il giro d’affari sistema Milano davanti al resto d’Italia. Prima con 1,9 miliardi di fatturato; poi Roma, 1,7 miliardi; Torino con 774 milioni precede Napoli con 594 milioni di euro di fatturato. Cresce di pari passo il numero degli addetti lavoratori di notte in Italia. Da 270mila a 331mila in cinque anni. Un segnale chiaro che le imprese notturne operative nel Paese impiegano e producono, danno lavoro. Nella sola Lombardia, il settore panetteria coinvolge 3mila imprese; quello delle discoteche 500, le imprese di vigilanza 200, quelle della raccolta di rifiuti. In Lombardia gli addetti sono passati da 51mila a 64mila. Riferiti al secondo trimestre 2019, i dati sono reperibili nel registro delle Imprese. Fresco dell’approvazione delle Camere, il nuovo Governo farebbe cosa santa se desse un’occhiata (per capire e valutare) alla grande impennata dell’Italia che di notte lavora e produce. Un affare da 16 milioni di euro.

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