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Il dramma italiano. Puntuale nel cartellone nazionale, va in scena con l’ingresso dell’autunno. Titolo: "Emergenza e precarietà della scuola italiana all’inizio di ogni anno scolastico". Un percorso ad ostacoli anche in questo settembre. Cattedre vuote e aule disastrate. Le riforme annunciate e mai fatte, le più recenti firmate dall’ex ministro Bussetti, garantiscono l’anno record delle supplenze.

Almeno 170mila i docenti annuali annunciati. Alle scuole primarie di Firenze arrivano ogni giorno 500 curriculum, ma non si riescono a reperire dieci maestre. Sia chiaro, questo è solo un esempio dei vuoti presenti nella scuola italiana. In Veneto gli studenti disabili restano a casa. In tutt’Italia sono 276mila i ragazzi con disturbi di apprendimento, tre su 100. In quattro anni le certificazioni di disgrafia sono cresciute in maniera esponenziale. Un clamoroso 163%. In Veneto, ma è solo un esempio anche questo, il ragazzo disabile gode di assistenza garantita solo per un’ora e mezzo.

"Tenete i figli a casa, non ci sono insegnanti di sostegno", hanno comunicato le segreterie alle famiglie con figli studenti più fragili. Morale della brutta favola, in Veneto il 90% dei docenti di sostegno è precario. La proposta di autonomia differenziata trova di conseguenza terreno estremamente fertile. In Piemonte le lezioni sono cominciate ieri. In Italia quasi 8 milioni di bambini e ragazzi sono tornati sui banchi di scuola. La campanella ormai è suonata in tutte le regioni d’Italia. Motivi esclusivamente elettorali spinsero il ministro Bussetti e la Lega a salvare le innumerevoli le diplomate magistrali, davvero tante. Ma ad inizio d’anno, puntualmente, e soprattutto nel Nord Est leghista, si registrano licenziamenti in massa delle diplomate.

Le classi assegnate sono tuttora vuote di docenti. Un problema nel problema i presidi. Sembrava questa una questione facilmente risolvibile da parte del ministero dell’Istruzione grillino-leghista. Invece il governo gialloverde sulla scuola ha disinvoltamente disinvestito: gli ex provveditori messi all’angolo, incastrati. Il concorso definito ad hoc non è bastato. Un concorso fatto con lo smartphone acceso. Al primo settembre sono entrati 1900 dirigenti scolastici dei 2900 vincitori. A marzo, però, il Consiglio di Stato si pronuncerà su quel concorso semi fasullo. Dirà se è da rifare e sei presidi neo assunti dovranno andare via nel bel mezzo del secondo quadrimestre.

A Palermo il mega istituto da 3000 alunni. Bene, il dirigente scolastico non conosce nessuno dei docenti. Affiora chiara l’impressione di una scuola italiana fragile. Terribilmente fragile una volta di più. Ammalata grave di balbuzie, a dirla tutta. In Italia, dalla Gelmini in poi, la scuola ha cambiato sette ministri dell’Istruzione in undici anni. E nessuno dei sette ha dimostrato di possedere il coraggio politico per assicurare continuità e programmazione alla questione di maggiore importanza. L’assunzione di docenti qualificati, testati in classe. E non è poco, anzi è tutto.

Il presidente della Repubblica ha rivolto un messaggio personale in occasione dell’inaugurazione ufficiale dell’anno scolastico 2019- 2020. Sergio Mattarella l’ha letto stavolta da L’Aquila. "Io dico grazie agli insegnanti che salvano i sogni dei nostri ragazzi. Non poche volte sono loro a colmare, con senso di responsabilità e del dovere, lo spazio lasciato vuoto dalle carenze di risorse". Quasi un monito a cambiare marcia, un invito a darsi da fare, così com’è la scuola in Italia non va. Parole molto belle che non vorremmo finissero anch’esse nel vuoto, spazzate via dai tagli e dal menefreghismo dei politici e della politica.

A proposito di risorse mancanti. A Roma mancano persino le sedie. Al secondo giorno di scuola i ragazzi di due prime medie dell’istituto comprensivo Villaggio Prenestino sono riusciti a seguire la lezione seduti a terra. "Una situazione insostenibile, sto valutando le vie legali", denuncia la preside Giusy Ubriaco, perfettamente in sé, ovvio. Il caso di Villaggio Prenestino non è isolato. L’arte di arrangiarsi è presente anche altrove. Nella città metropolitana di Roma mancano 100mila banchi e sedie. Malgrado i 12mila appena acquistati. Gran parte degli arredi scolastici nelle scuole romane risale agli anni Novanta. Guai dappertutto. Un disastro l’edilizia scolastica. A Vernazza, uno dei meravigliosi borghi delle meravigliose Cinque Terre, in Liguria, l’edificio scolastico non è norma. Asili ed elementari costrette a traslocare nei container.

I prefabbricati messi a disposizione dal sindaco di Aulla, nella vicina Lunigiana, colpita dal terremoto nel 2011. L’adeguamento del vecchio edificio, degli anni Cinquanta, richiede una spesa di 400mila euro. Resterà chiuso un anno. "Ringrazio di cuore il sindaco di Aulla per il gesto di grande sensibilità. Vernazza non poteva correre il rischio di perdere i suoi bambini, mandandoli altrove", e altre parole non ha il sindaco di Vernazza. Ma il problema delle scuole fuori norma è comune al 58% degli edifici scolastici in Italia. Innanzitutto per il mancato rispetto delle norme antincendio e per l’agibilità. La Cassa depositi e prestiti ha elargito 2 miliardi a beneficio di 91 edifici scolastici. Andati tutti a buon fine o persi in parte per rivoli? Il dubbio è uno spillo che punge.

Franco Esposito

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