Luigi Di Maio

Primi scricchiolii lungo l’asse del governo giallorosso. Galeotte furono le dichiarazioni di Di Battista (“è meglio non fidarsi del Pd”), ma soprattutto la partita delle regionali in Umbria, dove i pentastellati hanno proposto la sindaca d Assisi Stefania Proietti come candidata alla poltrona di governatore, provocando il “gelo” dell’alleato dem che invece avrebbe preferito affidarsi ad Andrea Fora, esponente civico alla guida di una coalizione appoggiata anche dal partito di Zingaretti. Ci ha pensato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ieri mattina, a gettare un po’ di benzina sul fuoco. “Non è una novità che io fossi quello più scettico. Ma questa ipotesi di Governo col Pd ha ricevuto il record di sempre di voti sulla piattaforma Rousseau, ha anche il pieno sostegno di i Beppe Grillo che - come ricorderete - ci ha riunito ad agosto per condividere questo percorso insieme a tante persone che sono pilastri del MoVimento e che hanno dato il loro sostegno in diverse occasioni, e ha ricevuto l'ok del 99% del gruppo parlamentare" ha scritto il leader grillino in un lungo post pubblicato sul Blog delle Stelle. “Qualcun altro dice: 'non vi fidate del Pd', 'attenti', 'non fatevi fregare'. Io dico a tutti: la fiducia si dimostra! E in questo caso alla prova dei voti in Parlamento. E la prima prova di questo Governo è il taglio dei parlamentari. Va fatto nelle prime due settimane di ottobre. Perché qualsiasi cosa accada, alla fine voglio poter dire a tutti che siamo riusciti in una riforma che gli italiani aspettavano da decenni" ha aggiunto il titolare della Farnesina. “E poi la vera prova del nove – ha rincarato la dose - per noi e per questo governo sarà la legge di bilancio di dicembre”. “Il minimo sindacale è evitare l'aumento dell'iva. Si rischiava che ogni famiglia pagasse circa 540 euro in più l'anno prossimo. E poi c’è tanto da fare nella stessa legge: dobbiamo dare ai lavoratori un salario minimo e abbassare le tasse. Altrimenti che cavolo ci stiamo a fare al Governo?" ha concluso il ministro degli Esteri del governo Conte bis. Parole chiare, quelle di Di Maio. Destinate a mettere alla prova i dem. Anche se tale sortita non è sembrata aver sortito l’effetto sperato. Fonti parlamentari del Pd avrebbero, infatti, registrato un certo malumore nelle stanze del Nazareno dove, sul taglio dei parlamentari, non pare esserci la stessa fretta mostrata dall’alleato a 5 Stelle. “La lealtà del Pd non si misura sul taglio dei parlamentari”, è stata la replica del Pd, dove poi si è aggiunto: “Abbiamo dato la nostra parola e si farà, non si discute. Ma l’accordo di governo prevede che il taglio sia accompagnato da un’intesa complessiva su legge elettorale e modifiche costituzionali. Ci stiamo lavorando, e bene, con il sottosegretario Fraccaro. E se serve un po’ di tempo per definire l’intesa, si abbia pazienza…”. A occhio non sembra proprio che sul punto M5S e democratici si siano chiariti a dovere.

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