Onorevole vil razza dannata. È in nome e nel segno di questo valore supremo e fondante del populismo che il Parlamento italiano si appresta a votare l’abolizione di 315 seggi, 200 a Montecitorio e 115 a Palazzo Madama. Duecento deputati in meno, 115 senatori in meno, in tutto 315 poltrone abolite. Poltrone e non seggi, è questa la dizione corrente più consona e aderente al pensiero comune. Poltrone, cioè qualcosa su cui le terga di qualcuno poggiano per privilegio acquisito. Poltrone e sia chiaro che il termine porta con sé esplicito intento spregiativo. E oppositivo: poltrone contro popolo, il popolo non siede su poltrone, poltrone fregano popolo. Quindo meno poltrone ci sono meglio popolo si sente.

Non c’è stato bisogno di attendere la prima e la seconda decade del terzo millennio per vedere florido e crescente, radicato e popolare l’anti parlamentarismo. L’avversione, la disistima, l’astio verso il Parlamento e la democrazia parlamentare hanno lunghissima tradizione in Italia. Prima del fascismo già c’era questo sentire il Parlamento come estraneo e nemico, col fascismo la questione viene risolta di fatto abolendolo il Parlamento. Poi dopo la guerra l’Uomo Qualunque e sempre, a livello di popolo e massa, in ogni decennio e fase del secolo scorso il comune sentire del mugugno anti parlamentare. Rubano tutti, scaldano la sedia, trafficano tra di loro, di noi se ne fregano sono concetti e luoghi comuni incistati da sempre nella pubblica opinione italiana.

Si può dire senza tema di smentita che la democrazia parlamentare da noi non ha mai davvero attecchito come costume e valore civico. Nella migliore delle ipotesi, nella più concreta delle ipotesi, nella ancora largamente praticata ipotesi da poi il parlamentare, l’Onorevole è quello che ci porta a casa (categoria, territorio, impresa, lobby, sindacato) un po’ di soldi pubblici. Questa è la funzione che la gente riconosce alla politica. Punto. Talmente esile e di cagionevole costituzione è sempre stata da noi la democrazia parlamentare che la Costituzione è tutta un tessuto di sostegni alla sua debolezza, di puntelli alla sua gracilità. Una Costituzione inzeppata fino all’eccesso di poteri di controllo e contro poteri e di limiti al limite del paralizzante per il potere esecutivo. Una Costituzione così, pensata così nella consapevolezza che gli italiani alla democrazia parlamentare non credevano.

Così era settanta anni fa. Oggi è se possibile peggio. La democrazia stanca. Stanca nel senso che è stanca, quasi esausta. E stanca nel senso che ha stancato. Pace e libertà, welfare e diritti sembrano ai più atti dovuti. Dovuti alla gente non si sa bene da chi, ma dovuti. E quindi a che serve il Parlamento? A schifarlo, questa la funzione che ha e che le stesse forze politiche di fatto gli assegnano. È sensazionale come il terrore di mettersi contro vento, il panico di contrastare il furor di popolo portino oggi tutte le forze politiche tutte a votare per 315 parlamentari in meno. Perché, a che serve, qual è la ragione, il senso per punire il Parlamento con il taglio di un terzo delle poltrone? Uno e uno solo quello che viene proposto, applaudito e quello cui ci si inchina: per spendere di meno. La motivazione per una riforma di fatto costituzionale è quella dei soldi per il Parlamento soldi buttati. L’insulto che la piccola borghesia pre fascista e poi fascista lanciava al Parlamento, quello del mangiapane a tradimento, diventa un secolo dopo costituzione di fatto.

Dunque 315 parlamentari in meno, 315 poltrone abolite, 315 stipendi sottratti alla Casta e l’Italia sta meglio, respira meglio, fa un po’ di giustizia sociale. È così che festeggia e sbandiera M5S. Ma non c’era bisogno di aspettare M5S per sapere che il rapporto tra popolo e (onorevole) Parlamento in Italia è stato sempre di ostilità ed estraneità, per sapere che popolo e Parlamento in Italia si incontrano solo sul terreno della clientela e non su quello della democrazia. È così da sempre e con il voto di oggi si celebra la conversione (o l’abiura) di tutta la politica rispetto alla democrazia parlamentare. Voteranno tutti per 315 parlamentari in meno. In nome dell’Onorevole vil razza dannata. Un parlamentare su tre fatto fuori, tanto a che servono? Solo a sprecare soldi. Quindi, se con 315 in meno è un bel progresso, perché non abolirli tutti che si risparmia un sacco di più?

LUCIO FERO

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome