Un’installazione di Mario Merz in mostra all'Ambasciata d’Italia a Madrid inaugura la “Giornata del contemporaneo”. L'opera, esposta al Palacio de Amboage, sede della Rappresentanza, è la 'bottiglia rovesciata' concessa dalla Fondazione Mario Merz in occasione della retrospettiva “El tiempo es mudo” che il Museo Reina Sofía di Madrid dedica all’artista artista italo-svizzero al Palacio de Velázquez-Parque del Retiro.

Ideata negli Anni Sessanta con i suoi sei metri di altezza e riproposta più volte da Merz nel corso della sua attività con materiali e dimensioni diverse, la 'bottiglia rovesciata' sarà installata nel giardino della Rappresentanza e inaugurata alla presenza di Beatrice Merz (figlia dell’artista e Presidente della Fondazione), dell’Ambasciatore d’Italia Stefano Sannino, dell’Incaricato d’Affari svizzero Daniel Haener e  del Direttore del Reina Sofía Manuel Borja-Villel.

“Siamo particolarmente felici -  spiega l’Ambasciatore Sannino - di accogliere questo side event alla mostra che il più prestigioso museo spagnolo di arte contemporanea ha deciso di dedicare a Mario Merz, punto di riferimento dell’arte italiana e internazionale del secondo dopoguerra e protagonista dei più importanti movimenti, come l’arte povera, che hanno attraversato la storia del nostro Paese, in particolare a partire dagli Anni Sessanta”.

“Per sei mesi – aggiunge -  la ‘bottiglia rovesciata’ entrerà a far parte della nostra quotidianità e di tutti i madrileni che vorranno visitarla, riconoscendo nell’installazione i tratti distintivi della partecipazione di Merz al movimento dell’arte povera, tra cui l’utilizzo di elementi di uso quotidiano, come una bottiglia, capovolta, vuota ma illuminata da un neon, da cui sprigiona un fiotto di luce che è energia vitale".

Cresciuto a Torino, Merz entrò nel gruppo antifascista Giustizia e Libertà durante la Seconda Guerra Mondiale e nel 1945 fu arrestato e imprigionato, durante un volantinaggio. Dopo la Liberazione si dedicò a tempo pieno alla pittura, cominciando con uno stile astratto-espressionista per poi passare a un trattamento informale del dipinto. A metà degli Anni Sessanta iniziò ad abbandonare la pittura per sperimentare materiali diversi, come i tubi al neon, con cui perforava la superficie delle tele per simboleggiare un'infusione di energia, oppure il ferro, la cera e la pietra, con cui sperimentava i primi assemblaggi tridimensionali.

Il clima del '68 e l'idea di un rinnovamento politico e sociale si rifletterono nelle sue opere: Merz riproduceva con il neon, tra l’altro, gli slogan di protesta del movimento studentesco. In quegli anni iniziò a realizzare strutture archetipiche come gli igloo realizzate coi materiali più disparati, che divennero caratteristiche della sua produzione.

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