È da tempo che lo spogliatoio del Napoli è in subbuglio. Se la società è stata sorpresa dall’ammutinamento dei giocatori dopo la partita col Salisburgo è perché il Napoli non ha una conveniente struttura societaria, dirigenti accompagnatori di un certo livello e dirigenti-cuscinetto fra squadra e società che sappiano ammorbidire gli attriti, prevedendo e componendo i dissidi. Non lo può fare il figlio del presidente per mancanza di esperienza e perché figlio del presidente. Non lo può fare Giuntoli che ha un preciso ruolo nei rapporti economici fra club e giocatori. Ci sono troppi "bambini" nello spogliatoio azzurro: è quello che pensa la squadra anche se non l’ha mai detto apertamente. Non ci sono mai state rivolte contro la società nel Napoli. Ci sono stati gli antichi "veleni" fra squadra e Amadei negli anni Cinquanta, c’è stata "la rivolta dei quattro" contro Ottavio Bianchi, ci sono stati i "capricci" tra Diego e Ferlaino. Mai una sommossa di questo peso come è successo ieri.

IL CONFLITTO Quest’anno passerà alla storia per il mojito del Papeete e il karaoke di Dimaro. Due flop. Il Napoli è allo sbando. Ancelotti sembra spiazzato. Sembra di sentire Nada che gli canta: "Sembri un angelo caduto dal cielo, ma ti annoi seduto in panchina, stai perdendo, stai perdendo, stai perdendo, stai perdendo tempo". Lo spogliatoio del Napoli è in conflitto permanente effettivo. C’è da tempo una evidente disagio per l’eccessivo turn-over che ha disorientato la squadra, giocatori impiegati fuori ruolo, numerosi "casi" da Insigne a Ghoulam creati da una gestione poco abile, c’è il gioco mai organizzato con una squadra che non sa che cosa fare e che viene accusata, da chi dovrebbe anche ipocritamente difenderla, di non avere nerbo e di commettere errori. Le grandi squadre fanno grandi gli allenatori e le squadre normali fanno gli allenatori normali. Una rispettabilissima storia gloriosa alle spalle non basta per padroneggiare situazioni completamente diverse. E questa è una situazione nuova e difficile che Ancelotti non s’è mai trovato a dover fronteggiare perché ha lavorato in club fortemente organizzati che non lasciano l’allenatore solo nelle problematiche di spogliatoio. Il ritiro imposto da De Laurentiis e la risposta dei giocatori dopo la partita di martedì sera hanno fatto esplodere una preesistente situazione di scontento ben nota. Le "sparate" del presidente hanno già infranto i rapporti con precedenti allenatori. Scorretto, poi, De Laurentiis nel proclamare il ritiro attraverso la radio del Napoli senza comunicarlo prima formalmente a tecnico e giocatori e, se vogliamo, escludendo tutti i media dall’annuncio della decisione.

LA FRATTURA Il vero problema del Napoli non sono le situazioni contrattuali che frenerebbero l’impegno di taluni giocatori (Callejon, Insigne, Fabian Ruiz, Zielinski, Koulibaly criminalizzati pubblicamente), il vero problema è che non c’è più intesa nello spogliatoio. I cinque giocatori citati non avrebbero proprio problemi contrattuali, ma problemi di convivenza col tecnico. Altri azzurri con contratti da rivedere non sono stati citati. Chi ha avuto interesse a citare proprio quei cinque? Senza dubbio, è stata una soffiata dall’interno del Napoli. Anche questo dettaglio ha messo di malumore la squadra. La reazione al ritiro imposto da De Laurentiis è il segno di un malcontento più profondo della squadra che non avrebbe risposto in modo così duro se si fosse trattato solo del ritiro. Il comunicato della società su quanto è accaduto (il Napoli adirà tutte le sedi per una rivalsa) scava un solco profondo, ancora più profondo e insanabile con le prospettive dell’anno prossimo: via tutti i "reprobi", cessione dei migliori per fare cassa, sconquasso totale.

L’ALLENATORE La scelta di Ancelotti da parte di De Laurentiis è stata ineccepibile. Un allenatore vincente. In due anni, il presidente ha investito 214 milioni nell’acquisto di dieci giocatori. Primo anno di Ancelotti tutto di esperimenti ci poteva stare. Nel secondo anno, con Ancelotti il vincente, bisognava vincere qualcosa dopo la "bellezza" di Sarri che non vinse nulla. Qualcosa non significa Coppa Italia (l’hanno già vinta Mazzarri e Benitez che vinse anche una Supercoppa). La Champions è obiettivamente proibitiva. Rimane lo scudetto e, in estate, Ancelotti proclamava: "È ora che lo scudetto venga al Sud". Missione incompiuta per non dire fallimentare. Per lo scudetto il Napoli, che è stato l’anti-Juve sei volte negli ultimi sette anni, non è neanche in gara. Come andare avanti? De Laurentiis per il futuro ha delegato al tecnico ogni decisione sui ritiri. Ammissione dell’errore fatto di una decisione tutta personale e, forse, un tentativo di ristabilire con Ancelotti un rapporto professionale incrinatosi in questi giorni. Ma, poi, è sicuro che De Laurentiis sia contento di Ancelotti al di là delle testimonianze di affetto e stima più volte espresse in passato? Questo, ora, è il punto più importante. Il ritiro e il rifiuto del ritiro appaiono un evento visibile, una situazione critica in superficie che nasconde la frattura di rapporti molto profonda tra giocatori, allenatori e società. Se Ancelotti abbandona a fine anno, sarà un problema grande per De Laurentiis. Se non abbandona, resta il problema più grande di rifare la squadra perché molti giocatori andranno via, chi verso la Premier (Koulibaly sembra proprio in partenza), chi verso la Cina (Callejon, Mertens), chi cerca una casa nuova (Allan, Insigne).

FUTURO NERO In Champions la qualificazione agli ottavi è ancora bene in piedi, ma ormai è un’avventura svuotata di entusiasmo. C’è da temere anche la partita decisiva col Genk al San Paolo. In campionato c’è il rischio di uno scollamento totale. L’eventuale mancata qualificazione per la prossima Champions ingigantisce i problemi di De Laurentiis che appare ora come il re nudo con le fanfare presidenziali in difficoltà a continuare gli squilli di amore e dedizione. Per la pesante situazione venutasi a creare sono responsabili tutti, il presidente con un’altra delle sue uscite, scorretta e infelice, l’allenatore incapace di gestire un momento complesso, i giocatori per il loro atto di indisciplina che va comunque censurato: malcontento e disagi sono alibi insostenibili. Ancelotti avrà la forza, ma è proprio solo, per portare avanti una stagione così pesantemente compromessa? E i giocatori "licenziati" in anticipo, come protagonisti della sommossa, o attratti da più lauti guadagni altrove con quale spirito continueranno l’avventura napoletana? I risultati mediocri e l’ultima scena (ritiro-non ritiro) hanno scoperchiato il vaso di Pandora di tutti i veleni azzurri. C’è tutto un ambiente da rifondare. Questo è il disastro venuto alla luce.

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