(foto depositphotos)

Vale la pena ricordare che gli avvenimenti alla fine degli anni Ottanta vennero osservati dall'Italia sempre con molta attenzione ed ammirazione per i tentativi di accordo tra le forze politiche e sociali dell’epoca. I governi della concertazione si mostrarono preoccupati di combinare il consolidamento della democrazia con la riduzione della povertà, ma senza prevedere gli effetti nel lungo periodo dell’applicazione di certi modelli di crescita. Oggi, a tre decenni da quel significativo momento, ci chiediamo cosa sia successo e perché la richiesta di maggiore giustizia sociale, legittima in sé, sia stata accompagnata da immani distruzioni. In Cile la violenza dopo tre settimane è ancora fuori controllo e nessuno ha compreso la logica della sua origine. Le forze dell’ordine sono state prese di sorpresa senza una preparazione adeguata.

IL RUOLO DELLA POLITICA Opinioni e proposte per uscire dalla crisi abbondano nei media e per le strade. Ma questa volta è bene soffermarsi sul ruolo della politica e farsi delle domande: In questi anni la politica è stata sufficientemente attenta a quegli aspetti della crescita del Paese che tra le altre cose hanno portato anche a livelli di accesso massiccio ai servizi informatici, alla comunicazione e alla conoscenza? Il rapporto tra popolo ed economia del Paese in forte crescita è stato quello giusto? E poi, non meno importante, vale anche chiedersi se la preoccupazione per la coesione sociale e l’esercizio dell’amicizia civica tra le forze politiche siano stati sufficientemente cautelati? Questi aspetti richiedono di essere approfonditi dagli stessi politici in un’ottica di un confronto sereno e non di scontro. L’incertezza di queste ore della storia del Paese richiede ai politici di prendere coscienza dei loro stessi limiti e orientarsi a riprendere la strada di una più coerente convivenza civile e di saper leggere gli avvenimenti.

LE FERITE MAI SANATE Probabilmente quella transizione del Cile decantata come esemplare in questi anni, conserva ferite che non si sono chiuse. Il Paese ha bisogno di gesti ed iniziative per la ricomposizione sociale. I politici sono chiamati a misurarsi su questi temi nonostante il livello di approvazione da parte del popolo. Sebbene i ritardi e i metodi di interventi della politica e del governo sono deboli e con scarsi effetti fino ad ora, non ci si può dare pace affinché i tre poteri dello stato (Esecutivo, Legislativo e Giudiziario) facciano al loro interno una riflessione profonda sul Paese da ricostruire. Quel Paese che forse aveva sognato la transizione, ma che oggi merita ascolto, umiltà e azione, virtù della politica da rimettere sul tavolo.

NELLO GARGIULO, MEMBRO DEL CGIE

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