Il Movimento Cinque Stelle è un partito che alle ultime elezioni ha conquistato il trentadue per cento dei consensi e che rappresenta la forza di maggioranza relativa del Paese. Se oggi si dilania sull’alternativa se presentarsi o meno alle elezioni regionali in Emilia-Romagna vuol dire che è in preda non solo a decrescita infelice ma ad una caduta verticale che non ha precedenti nel nostro Paese. Chi ha paragonato il movimento grillino a quello qualunquista di Guglielmo Giannini ha rilevato come la crisi dei qualunquisti sia giunta all’apice in occasione del loro avvicinamento al Pci così come quella del M5S sia esplosa al momento della collaborazione di governo dei seguaci di Beppe Grillo con il Partito Democratico.

Ma nella parabola del movimento di Giannini non c’è mai stata la presenza al governo. Ed il suo declino non è mai dipeso dalla delusione provocata sul proprio elettorato per una qualche responsabilità nella gestione del Paese. La caduta grillina, invece, dipende direttamente dalle esperienze di governo non solo nazionale ma anche locale del movimento. Giunti nelle stanze del potere locale (Roma, Torino, Livorno e varie) ed in quelle dell’Esecutivo nazionale sulla spinta di un consenso prorompente, i dirigenti del movimento non sono stati in grado di essere all’altezza delle aspettative che avevano suscitato.

A Roma non si è verificato il fallimento di Virginia Raggi ma dell’intero gruppo dirigente grillino locale e nazionale, risultato totalmente incapace di assicurare alla sindaca il supporto indispensabile di competenze e capacità per affrontare i problemi complessi di una grande metropoli. Lo stesso è avvenuto a Torino, a Livorno e, soprattutto, al governo del Paese, dove l’unica forma di capacità espressa dal gruppo dirigente nazionale è stata quella di nascondere le proprie carenze e contraddizioni dietro una cortina di comunicazioni tanto roboanti ("abbiamo vinto la povertà") quanto ridicole.

La caduta verticale del M5S, dunque, è dipesa dalla sua incapacità di governo. Che lo porta oggi a interrogarsi se presentarsi o meno alle Regionali. Ma che dovrebbe far interrogare i suoi alleati del momento (quelli dell’anno passato si sono sganciati in tempo) se non sia il caso di sciogliersi dall’abbraccio con il cadavere!

ARTURO DIACONALE

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