"La sciagura di Monongah, piccolo centro nel West Virginia, è rimasta pressochè ignorata per oltre un secolo, nota solo ai parenti delle vittime. Poi Domenico Porpiglia, direttore di 'Gente d'Italia’, sulla base di una semplice indicazione, cominciò a investigare facendo di quella tragedia il tema di una ricerca storico-giornalistica che consentì di dare il giusto risalto a una sciagura mineraria che determinò il maggior numero di vittime italiane, più ancora di quella belga di Marcinelle (8 agosto 1956, 262 vittime di cui 136 italiane)" lo si può leggere on line sul sito "Alpcub.com".

Alp, costituita a Pinerolo nel 1995, come dice il suo statuto è un’organizzazione sindacale, culturale e di mutuo soccorso, che si prefigge il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro dei lavoratori, e si ispira a valori di giustizia, solidarietà. Uguaglianza". Sul suo sito si legge anche: "Alle 10,25 del 6 dicembre nelle miniere di carbone numero 6 e 8 della compagnia Fairmont Coal Company vi fu una serie di potenti esplosioni causate dal gas. In pochi minuti centinaia di minatori vennero travolti, schiacciati nel crollo dei tunnel, bruciati dalle fiamme, soffocati dal fumo. Non ci furono superstiti: questa é l'unica cosa certa, mentre, a distanza di un secolo, non é ancora possibile stabilire il numero esatto delle vittime. Dapprima si parlò di 361, poi di oltre 500; di 620 (un addetto alle sepolture del Municipio di Monongah) e, addirittura, di 956 (un giornale del 9 marzo 1908)".

Sullo stesso sito, Mimmo Curcio scrive: "La mattina di quel 6 dicembre faceva un gran freddo perché arrivava un vento gelido dai vicini Monti Appalachi (che prima dell’arrivo dei bianchi erano abitati da tribù indiane: infatti Monongah altro non significa in antico dialetto indiano che "lupo") e tra i moltissimi minatori che erano pronti a scendere nelle gallerie c’era un numero considerevole di clandestini, cioè lavoratori non ufficialmente registrati. Tra questi ultimi molti erano ragazzi, detti "raccoglitori di ardesia o ragazzi dell’interruttore". I clandestini erano ammessi a lavorare in base al "buddy sistem" o "pal sistem" che consentiva a chiunque dei minatori titolari di portarsi un aiutante con cui dividere, poi, il proprio salario".

Nato a San Lupo (Benevento), potevo mai restare fuori da questa storia? Mi onoro di averne fatto parte, grazie al direttore di questo giornale, in misura cospicua e di continuare a vivere ogni anno, per l’anniversario della sciagura, momenti di grande emozione. Come è accaduto in questi giorni, per esempio, a Frosolone (Isernia), nell’istituto scolastico Colozza, per ricordare quei minatori morti il giorno di San Nicola di 112 anni fa. E a Matera, capitale culturale europea ancora per qualche settimana, dove il 9 dicembre, nell’auditorium comunale, grazie a un’iniziativa dell’Inail e dell’Associazione Mutilati e Invalidi del Lavoro, docenti e studenti di alcuni istituti superiori del Molise e della Basilicata ricorderanno anche con un video realizzato ad hoc "questa pagina nera dell’emigrazione italiana – scrive il sito web di ‘isNews’ - rimasta sepolta per poco meno di un secolo, cancellata dalla memoria collettiva, mai indagata e pressoché sconosciuta anche tra i cittadini dei paesi di cui erano originarie le vittime di Monongah, come se fossero morti due volte".

Dopo il faticoso e lungo impegno di questo giornale, ufficialmente riconosciuto a suo tempo anche dal presidente della Repubblica Ciampi, si sono moltiplicate in questi ultimi anni iniziative come quelle di Matera e Frosolone e le ricerche di non pochi studiosi che purtroppo raramente hanno riconosciuto a Porpiglia e alla Gente d’Italia di aver reso coscienti dell’accaduto i paesi, soprattutto del Sud d’Italia, e i discendenti delle vittime. Non poche sono state anche le polemiche, spesso ingiuste, intorno alla tragedia e alla sua riscoperta che di certo non ha fatto piacere a tutti. Personalmente resto fiero di aver partecipato a questa straordinaria iniziativa di questo giornale che per primo, dopo un secolo, ha ridato piena coscienza della più grande tragedia dell’emigrazione italiana a comuni molisani come Duronia, Frosolone, Torella del Sannio, Fossalto, Bagnoli del Trigno, Pietracatella e Vastogirardi o calabresi come San Giovanni in Fiore e gli altri di tutte le regioni che persero almeno un loro uomo in quel dannato giorno del 1907 e forse ancora oggi non lo sanno.

"Questo è un capitolo della storia dell’emigrazione – scrive ancora Mimmo Curcio su Alp - che andrebbe sicuramente approfondito per rispetto a questi caduti sul lavoro. Dobbiamo a Mimmo Porpiglia, direttore di "Gente d’Italia" le notizie sulla tragedia di Monongah e merita attenzione la proposta di commemorare degnamente queste vittime che con il loro lavoro e sacrificio hanno reso grandi le varie nazioni del mondo. È anche ora che venga fatta piena luce, con studi seri e approfonditi, su molti fatti avvenuti negli Stati Uniti agli inizi del 900, per sfatare il mito degli italiani crumiri e ignoranti considerati, per molti anni, un mezzo scalino più in basso dei neri…".

Pietro Mariano Benni

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