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I dati sull’appartenenza religiosa sono sempre da prendere con le pinze. Le risposte date ai ricercatori demografici corrispondono a definizioni implicite che possono essere molto varie. Comunque sia, l’Italia è certamente un paese cattolico. Il 71% della popolazione—40 milioni di persone —si dichiara credente. La Chiesa Romana è invece minoritaria negli Stati Uniti, circa il 23% della popolazione. Fatte le proporzioni, ci sono però molti più cattolici negli Usa che in Italia—76 milioni. La Chiesa americana, sospettata di "contaminazioni protestanti" a Roma, ha delle caratteristiche particolari. La maggioranza dei cattolici Usa—perlopiù non sapendo di commettere peccato— non arriva ad accettare la verità letterale dell’eucaristia, dove, secondo la dottrina, il sacerdote offre il pane e il vino a Dio, che, per opera dello Spirito Santo, li trasforma realmente nel Corpo e il Sangue di Cristo.

Per molti fedeli Usa, la comunione sarebbe più una sorta di commemorazione rituale che un sacramento. Sul tema dell’aborto legale, una leggera maggioranza dei cattolici americani—48% contro il 47%—è a favore, mentre una forte pluralità (il 48% rispetto al 30%) ritiene che, piuttosto degli insegnamenti della Chiesa, sia il "senso comune" la guida corretta per distinguere il bene dal male. L’85% crede nel Paradiso, il 63% nell’Inferno... In termini di affiliazione politica, il 44% dei cattolici Usa si identifica con il Partito Democratico e il 37% con i Repubblicani. Un po’ paradossalmente, allo stesso tempo si dichiarano ideologicamente "conservatori" il 37%, "moderati" il 36% e "liberal" (nell’accezione americana) il 22%. Parlare però in senso troppo lato di cosa credano i cattolici americani porta a pericolose semplificazioni.

A differenza di un paese "unitariamente" cattolico come l’Italia, i fedeli americani sono molto disomogenei, anche perché la loro densità nella popolazione è estremamente variabile: va dal 42% nel piccolo stato di Rhode Island al 4% nel Mississippi. Sono maggiormente presenti negli stati del Nordest —soprattutto per la moderna immigrazione europea—e in quelli del Sudovest confinanti con il Messico. Ciò comporta che il "sapore" del cattolicesimo in queste diverse comunità è anch’esso molto variabile. Gli europei sono colpiti dall’ostentata religiosità degli Stati Uniti. Donald Trump, tra le altre sue eccentricità, è tra i pochi presidenti a non andare vistosamente in chiesa la domenica, nemmeno per le feste "alte". È nominalmente presbiteriano—protestante—ma descrive la sua fede dichiarando che: "Se faccio qualcosa di sbagliato, tento di porre rimedio da solo. Non coinvolgo Dio...".

L’affiliazione religiosa di Trump è tipica degli Usa. Metà della popolazione si rifà al protestantesimo della Riformazione. È in minoranza però riguardo al "tipo" di fede protestante. Solo il 15% degli americani reclama l’affiliazione alle congregazioni tradizionali come la sua. Molti di più, oltre il 25%, sono "evangelici". La categoria è talmente variegata che conviene interpretare l’etichetta con il significato di "protestante, ma senza un’organizzazione centrale" anziché dare un senso più preciso al termine. Gli atei sono in limitata crescita negli Usa, da "pochini davvero" a "pochi", appena sopra il 3%. Gli americani non ci tengono tanto a cosa si crede, ma bisogna pur essere un credente. It’s the American way...

JAMES HANSEN

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