Permettete, amici lettori, ma qui le cose bisogna chiamarle con il loro nome. Scusate la licenza, ma la Rai è un gran casino. Vero, reale, pulsante, palpabile. Lasciamo perdere l’imminente Festival di Sanremo, che vede i dirigenti alle prese con la guerra dei compensi e la partecipazione della giornalista israeliana e del rapper romano cantatore di parolacce. La mucca Rai ha latte per accontentare tutti, senza finire nel tritacarne dei partiti all’opposizione e dei giornalisti? Benigni chiede 300mila euro per presentarsi sul palco dell’Ariston, la fidanzata di Cristiano Ronaldo, si presterebbe per 140mila per la sola apparizione, e le altre più o meno pretenziose, ad eccezione delle due avvenenti lettrici del telegiornale. A loro solo un rimborso spese, ricco però. Ma in Rai la bufera è di casa.

Presenza giornaliera, non si nega nulla. L’ultima l’ha scatenata Bruno Vespa, nel suo ormai stucchevole, ripetitivo "Porta a Porta". Lo spot pro Lega, con Matteo Salvini protagonista, mandato in onda nell’intervallo della partita Juventus-Roma di Coppa Italia. Un momento da sei milioni di spettatori, sintonizzati sulla rete ammiraglia della Rai. Salvini tranquillo: invitati a votare Lega quei sei milioni seduti davanti alla Tv. Uno spot fenomenale, tutto gratis, alla faccia degli altri partiti impegnati nella competizione elettorale e dei telespettatori italiani eventualmente disturbati dalla sola presenza in video del numero uno della Lega. Salvini non è che stia simpatico a tutti. Anzi al contrario, sta antipatico ai più non necessariamente interessati alle vicende politiche.

Combinato il pasticcio, la Rai e Vespa si sono scusati. Scuse deboli, posticce, buone per gabbare ingenui e creduloni. Perfetto fumo negli occhi "Svista della redazione ci cui mi assumo tutta la responsabilità", ha abbozzato il conduttore divenuto nel tempo il gran commis della televisione. La Rai si è scusata, e può anche andare bene. Ma la domanda è: come si è potuta verificare una cosa del genere? "Serve un immediato atto riparatorio", l’ordine del neo direttore di Rai. Ordine prontamente eseguito: spazio a Nicola Zingaretti del Pd, apparso a sorpresa in televisione nella pausa della fiction "Don Matteo". Una tappa che sa di autodenuncia e, alla fine, addirittura ridicola, grottesca come atto riparatorio di un atto – quello dello spot pro Lega – assurdo, inconcepibile, scandaloso.

In Rai, ormai, la bassezza non conosce limiti. Si passa di gaffe in gaffe, la credibilità è finita ormai a buone donne. L’Usigrai ha individuato un solo colpevole. Bruno Vespa. Il quale, in realtà, ha ammesso di aver commesso "una svista". L’Agcom annuncia che esaminerà l’intera vicenda lunedì prossimo in Consiglio. Michele Anzaldi, deputato di Italia dei Valori, è destinatario di un esposto. "Quanto accaduto a pochi giorni alle elezioni è oggettivamente grave". I parlamentari Pd nella Commissione di Vigilanza Rai denunciano: "La Rai è allo sbando, perde ogni giorno ascolti e credibilità. Salvini guida, con 23 ore e 32 minuti, la classifica delle presenze dei leader politici in televisione. Seguono Di Maio, 10 e 30 minuti, e la Meloni, sette ore 30 minuti. Zingaretti buon ultimo, 4 ore e 30 minuti. È corretta informazione questa?".

Da qui l’invito all’ad Salini di mutare la rotta o dimettersi. La consigliera Rita Boroni chiede un intervento "immediato e netto". Il coro è sintonizzato su questa canzone: "Il servizio pubblico non ha fatto bene il suo mestiere". Salvini ironizza, mentre gode del grande vantaggio che gli è stato concesso. "Mica mi occupo degli sport o dei palinsesti, per qualsiasi cosa è sempre colpa mia". Furbo il politico capo della Lega. E i Cinque Stelle? Giudicano la versione di Vespa "poco credibile", trattandosi di un conduttore navigato, "colpevole di una grave scorrettezza". Quella che Vespa definisce "una svista" potrebbe provocare conseguenze devastanti in Rai. Il ministro Gualtieri ha convocato per lunedì l’amministratore delegato Fabrizio Salini. Un vero e proprio muro di gomma, impermeabile a tutto, immobile e impassibile anche sotto le più feroci contestazioni.

Ex dirigente Sky e de La7, specialista nella navigazione sottacqua, sa come drizzare le barra nella tempesta. Stavolta però rischia grosso. Il ministro Gualtieri gli comunicherà lunedì la rottura del patto di fiducia tra l’azionista di controllo e il capo del pubblico servizio. L’alternativa alla revoca passa per un emendamento al Milleproroghe, che azzeri il consiglio. Se l’amministratore delegato Salini non si dimette, è pronta la sfiducia di tutto il consiglio d’amministrazione Rai. Il manager farà di tutto per salvarsi. Sapete come? Mettendo sul piatto le nomine. Quelle dei nuovi direttori Rai. Uno schema riveduto e corretto rispetto al precedente annunciato recentemente e bocciato dal Consiglio. Un domino, che secondo Salini servirebbe a placare l’ira funesta del M5S e del Pd.

Franco Esposito

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