Frena l’industria dell’auto. Mai così giù la produzione da sei anni. Una botta di quelle tremende al Pil, l’Ufficio parlamentare di Bilancio taglia la stima a +0,2%. Il rallentamento delle fabbriche nel 2019 è del -1,3% rispetto all’anno precedente. Ma il calo è addirittura più vistoso affiora se si mettono a confronto i dati relativi a dicembre 2019 rispetto a novembre dello stesso anno: -2,7%. Dopo anni contrassegnati dal segno più, la produzione industriale è tornata a scendere. I dati sopra esposti discendono dalla rilevazione dell’Istat. Un calo così forte, quello del quarto trimestre, sottolinea Istat, non si registrava appunto dal 2012. Una flessione che segue però quelle già registrate nel secondo e nel terzo quadrimestre del 2019.

L’Ufficio parlamentare di Bilancio, nella sua Nota sulla congiuntura di febbraio, come detto, ha tagliato le stime di crescita del Pil. Si è passati dallo 0,5%, stimato lo scorso ottobre, allo 0,2% di lunedì scorso. La ragione? Semplicemente per "favorire una crescita italiana destinata a restare modesta, compressa dalla debolezza del contesto internazionale e soggetta ad una diffusa incertezza". Brutte notizie, quindi. Comunque non buone, a volerla dire con una forte dose di eufemismo. Il momento viene definito critico, anche in considerazione della presenza incisiva di fattori contingenti, nessuno di questi secondario.

Al quadro generale negativo – si legge nella Nota - contribuiscono in misura decisa la guerra dei dazi, la Brexit e l’allarme causato dal coronavirus. Quanto detto rischia di peggiorare ulteriormente la situazione. Si sospettano gravi ripercussioni. Intanto, lunedì, lo spread tra Btp e Bund ha chiuso in lieve rialzo: 136 punti base contro i 133 della chiusura di venerdì 7 febbraio. Il rendimento del decennale italiano è pari allo 0,95%. Anche questa è una cosa che non lascia tranquilli. La Nota dell’Ufficio parlamentate di Bilancio è molto chiara nella sua drammaticità: "Restano elevate le preoccupazioni per le tensioni geopolitiche e per i fattori ambientali e si prospettano nuovi rischi per l’emergenza sanitaria in Cina". Il Prodotto interno lordo attraverso un momento di forte difficoltà. "Non recupererebbe il netto calo del periodo precedente".

Si tratta, ovviamente, di previsioni preoccupanti che vanno a incidere su una situazione non florida per l’economia italiana. Significativo il dettaglio dei dati della produzione industriale. L’Istat sottolinea che il calo più forte rispetto al dicembre 2018, è riconducibile ai beni intermedi (-6,6%) e i beni strumentali, -4,7%. In calo anche l’energia, -6,0%. Mentre risulta contenuta la flessione per i beni di consumo, -0,8%. Ma la maggiore flessione si registra nel campo delle industrie estrattive, con un significativo -10,4%. Anche questa una bella botta. E non è che vadano poi molto meglio la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-9,3%) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature (-7,7%). Il segno meno è diventato ormai una costante anche per le attività manifatturiere, che accusano un calo del 4,2%. Giù anche i tessili, abbigliamento e pelle (-4,2%), e il legno, la carta, la stampa, in calo del 6,6%.

I dati in controtendenza vengono da settori come la fabbricazione di computer, dai prodotti di elettronica e ottica, +5,53%, dall’industria alimentare, bevande e tabacco. L’aumento medio in questi settori è del 2,9%. Gocce d’acqua in un mare di numeri negativi. Il vero tracollo, come già evidenziato, è quello vissuto nel settore dell’auto. La produzione è calata in maniera rovinosa nel 2019. Questo calo è secondo solo a quello del 2012, il peggiore della storia, -17,7%. La produzione, nel dicembre 2019, la produzione di autoveicoli è scesa dell’8,6% rispetto al dicembre 2018 e del 6,1% se misurata sul mese precedente. Novembre 2019. "Una situazione recessiva", commenta Cna, che si batte per un intervento forte e immediato del Governo italiano.

Il nostro Governo degli eterni tentennamenti infarciti da posticci litigi e ripensamenti, ma è solo pensabile una soluzione di questo genere? "Serve una scossa positiva, servono interventi per la ripresa", tuonano i sindacati. La Cisl stigmatizza e denuncia, non sappiamo gli altri, ancora non pervenuti. "Grave ritardo sugli investimenti e una risacca drammatica che coinvolge quasi tutti i comparti". Laddove Confcommercio prevede "prospettive non positive, soprattutto per la crisi sanitaria". Conclusione: ancora lacrime e sangue per l’economia in Italia.

Franco Esposito

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